Piergiorgio Benvenuti
Verde urbano, consumo di suolo e ondate di calore: il paradosso della Capitale più verde d’Europa

Roma è tra le città europee che pagano il tributo più alto agli effetti delle ondate di calore.
Un dato che assume un valore ancora più evidente se confrontato con un’altra realtà: la Capitale possiede uno dei patrimoni ambientali più estesi del continente,
con circa 85.000 ettari di aree verdi, pari a circa il 67% del territorio comunale, e oltre 50.000 ettari agricoli che ne fanno uno dei più grandi comuni agricoli d’Europa.
È questo il paradosso denunciato dalla Vicepresidente di Domus Europa, Serena Tajé Forni, e dal Presidente di EcoItaliaSolidale e Responsabile della Commissione Ambiente di Domus Europa,
Piergiorgio Benvenuti, che chiedono una svolta nelle politiche di gestione del verde urbano e di adattamento climatico.
Mentre l’Amministrazione Capitolina si prepara a presentare nel mese di luglio il nuovo Piano Caldo, le temperature eccezionalmente elevate registrate in questi giorni riportano al centro del dibattito pubblico la vulnerabilità climatica delle grandi città.

Secondo le stime internazionali più recenti disponibili, lo scorso anno a Roma si sono registrati 835 decessi attribuibili alle ondate di calore.
Un dato che fotografa con chiarezza l’impatto della crisi climatica sulla salute pubblica, soprattutto per anziani, fragili e persone esposte alle condizioni più estreme.
Ma il caldo record è soltanto una parte del problema. Negli ultimi anni Roma ha continuato a consumare suolo. Oggi le superfici artificiali coprono circa il 24% del territorio comunale.
Dal 2006 sono andati perduti oltre 1.500 ettari di aree naturali e agricole e nel solo 2024 il consumo netto di suolo ha raggiunto circa 53 ettari.
Secondo EcoItaliaSolidale e Domus Europa, la progressiva impermeabilizzazione del territorio alimenta il fenomeno dell’isola di calore urbana.
Asfalto, cemento e infrastrutture accumulano energia durante il giorno e la rilasciano nelle ore notturne, contribuendo a mantenere elevate le temperature anche dopo il tramonto.

Il risultato è un circolo vizioso che lega perdita di biodiversità, riduzione delle superfici verdi, aumento delle temperature e crescita della mortalità associata al caldo.
Ogni ettaro di suolo sottratto alla natura significa meno assorbimento di anidride carbonica, minore capacità di filtrare gli inquinanti atmosferici, minore mitigazione degli eventi estremi e una riduzione dei servizi ecosistemici indispensabili per la salute dei cittadini.
Per le due associazioni non è più sufficiente intervenire soltanto durante le emergenze estive.
Occorre una strategia strutturale che blocchi il consumo di nuovo suolo o, laddove inevitabile, lo compensi con equivalenti superfici verdi; che tuteli le aree agricole e naturali ancora esistenti;
che incrementi il patrimonio arboreo; che favorisca la de-impermeabilizzazione delle superfici e che privilegi il recupero delle aree già urbanizzate.
«Piantare alberi è importante, ma non basta», sottolineano Tajé Forni e Benvenuti.

«Occorrono manutenzione programmata, potature regolari ogni cinque anni, trattamenti fitosanitari tempestivi contro fitopatie come la cocciniglia tartaruga (Toumeyella parvicornis),
sistemi permanenti di monitoraggio secondo le linee guida internazionali e degli esperti del settore, oltre a piani antincendio adeguati ed efficienti per la gestione delle aree verdi e periurbane».
Un concetto ribadito anche dal professor Luigi Campanella, già Preside della Facoltà di Chimica dell’Università La Sapienza, secondo il quale ogni romano dispone di appena 17 metri quadrati di verde fruibile, contro una media nazionale di circa 20 metri quadrati.
Una differenza che assume un peso rilevante in una città soggetta a ondate di calore sempre più frequenti e intense.
La scienza conferma il ruolo decisivo del verde urbano: uno studio pubblicato su The Lancet evidenzia che un aumento significativo della copertura arborea può ridurre sensibilmente la mortalità legata al caldo, fino a scenari modellizzati che arrivano a circa il 40%.
La sfida della regola 3-30-300
EcoItaliaSolidale e Domus Europa rilanciano la teoria 3-30-300 elaborata dall’urbanista olandese Cecil Konijnendijk.

Secondo questo modello, ogni cittadino dovrebbe poter vedere almeno tre alberi dalla propria finestra, vivere in un quartiere con almeno il 30% di copertura vegetale e avere un parco raggiungibile entro 300 metri dalla propria abitazione.
Si tratta di un obiettivo ancora lontano dalla realtà italiana: meno dell’8% della popolazione urbana vive in aree che rispettano tutti e tre i criteri. L’eccezione più significativa è rappresentata da Varese.
Il dato appare ancora più rilevante se si considera il caso di Roma.
La Capitale può contare su circa 85.000 ettari di aree verdi e su oltre 50.000 ettari agricoli che la rendono uno dei più grandi comuni agricoli d’Europa.
Un patrimonio ambientale straordinario che non ha eguali tra le grandi metropoli europee, ma che secondo le associazioni non sta ricevendo la cura e la gestione adeguate.
È proprio questa contraddizione — una delle città più verdi d’Europa ma anche tra le più colpite dagli effetti del caldo estremo — a rendere urgente una strategia strutturale di tutela e valorizzazione del verde urbano.
Tale visione, unita ai progetti europei come Grow Green e alle iniziative del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, punta a trasformare le città in vere e proprie “fitopoli”, dove la natura diventa infrastruttura essenziale per salute, benessere e resilienza climatica.

“Roma può ancora diventare la Città Giardino d’Europa, ma il tempo stringe”
«Roma ha tutte le potenzialità per diventare un modello europeo di sostenibilità urbana – concludono Serena Tajé Forni e Piergiorgio Benvenuti – ma serve una scelta politica chiara e continuativa:
investimenti, competenze, manutenzione e visione strategica.Gli alberi non sono un costo, ma una infrastruttura vitale per la città».
Per EcoItaliaSolidale e Domus Europa il messaggio è netto: caldo estremo, consumo di suolo e perdita di verde non sono fenomeni separati, ma facce della stessa crisi.
Una crisi che oggi si misura in salute, sicurezza e qualità della vita.
Paradossalmente, secondo le associazioni, questa trasformazione sta incidendo anche sul valore simbolico della Capitale: un tempo essere civis romanus rappresentava un privilegio riconosciuto e ambito;
oggi, per una parte crescente dei cittadini, vivere a Roma è percepito come una condizione sempre più complessa e, sotto alcuni aspetti, persino svantaggiosa rispetto ad altre realtà urbane europee.
Difendere il suolo significa difendere la vita. Difendere il verde significa difendere il futuro della Capitale.
Comunicato stampa EcoItaliaSolidale
Riceviamo e pubblichiamo.








