Lorenzo Leoncini: “Dal “partito di nicchia” al 30%: chi è e da dove viene l’elettore di Fratelli d’Italia”

Un’analisi sulla metamorfosi della destra italiana: la spinta del ceto medio produttivo, il peso reale dell’eredità post-fascista e le sfide per il futuro della classe dirigente.
Negli ultimi anni, la geografia politica italiana ha registrato una trasformazione profonda, coronata dall’ascesa di Fratelli d’Italia a prima forza del Paese.
Un partito che nel 2018 raccoglieva poco più del quattro per cento delle preferenze si attesta oggi stabilmente tra il 27% e il 30%.
Ma chi compone concretamente il bacino elettorale che sostiene il partito e la leadership di Giorgia Meloni? E quanto incide ancora la matrice storica del Movimento Sociale Italiano in questa nuova stagione di governo?
Le rilevazioni demografiche e i flussi di voto tracciano la figura di un elettore tipo lontano dagli stereotipi del passato.
Fratelli d’Italia si è trasformato in un classico partito “pigliatutto” di centrodestra, capace di drenare consensi da diverse fasce sociali.

Il cuore pulsante di questo consenso è rappresentato dal blocco del lavoro autonomo: commercianti, artigiani,
piccoli imprenditori e partite IVA hanno individuato nel partito la rappresentanza delle proprie istanze fiscali e burocratiche, sostituendo progressivamente il ruolo storicamente svolto da Forza Italia e dalla Lega.
Allo stesso tempo, il partito ha conquistato una presenza importante tra operai e lavoratori dipendenti del settore privato, intercettando la domanda di sicurezza, controllo dei flussi migratori e tutela dell’identità nazionale nelle aree periurbane.
Pur mantenendo radici storiche solide nel Centro-Sud, si assiste anche a un riposizionamento geografico verso il Nord produttivo, diventando egemone in territori dove la Lega dominava fino a pochi anni fa
In termini anagrafici, la roccaforte è rappresentata dalle fasce d’età centrali e dai pensionati, mentre registra una minore penetrazione tra i giovanissimi e nel mondo universitario.
A muovere l’elettore verso il partito sono principalmente tre elementi chiave. Innanzitutto vi è la centralità della leadership: la figura di Giorgia Meloni rappresenta il principale catalizzatore del consenso, con una forza d’attrazione che supera spesso la percezione del partito stesso.

A questo si affianca la percezione di coerenza, legata alla scelta di essere rimasti all’opposizione durante le larghe intese del governo Draghi, decisione che ha ripagato nel lungo periodo posizionando il partito come unica alternativa lineare agli occhi dell’elettorato di centrodestra.
Infine, gioca un ruolo determinante l’agenda tematica, caratterizzata da un mix di pragmatismo economico per le imprese e posizioni conservatrici sui temi etici, della sicurezza e dell’immigrazione.
Per valutare il peso della matrice missina e della successiva esperienza di Alleanza Nazionale, occorre separare nettamente l’analisi della classe dirigente da quella del corpo elettorale.
Sul piano numerico, l’elettorato legato da ragioni ideologiche alla storia della destra neofascista e post-fascista rappresenta meno di un quinto dell’attuale bacino del partito.
Poiché storicamente il Movimento Sociale Italiano oscillava tra il cinque e il nove per cento, è evidente che la crescita fino al trenta per cento sia stata determinata dall’afflusso di elettori moderati, liberal-conservatori, ex leghisti e delusi dall’astensionismo a cui le radici del Novecento risultano estranee o secondarie.
Diversa è la situazione se si guarda all’organizzazione interna, dove l’eredità missina e la stagione di Fiuggi costituiscono ancora il DNA valoriale e la spina dorsale della classe dirigente, dai quadri di territorio alla rete dei circoli, fino a buona parte dei componenti del Governo e del Parlamento.

Fratelli d’Italia si presenta quindi oggi come una sintesi tra una struttura di partito tradizionale con radici nel Novecento e un grande bacino elettorale d’opinione interamente proiettato sul presente.
Tuttavia, per trasformare questo consenso elettorale in un’egemonia strutturale e duratura all’interno del centrodestra, il partito si trova di fronte a un passaggio fondamentale: il rinnovamento profondo della propria classe dirigente.
Per consolidare la propria posizione guida, appare sempre più urgente l’innesto di figure nuove, giovani ma non solo, che non siano in alcun modo riconducibili alla storia o alla simbologia post-fascista.
Servono profili capaci di esprimere una cultura politica moderata, conservatrice nazionale o identitaria, ma con uno sguardo aperto e moderno.
È da questo tipo di energie concrete che passa la possibilità di raccogliere l’eredità di quel popolarismo a vocazione maggioritaria che in Italia manca da troppo tempo, offrendo al Paese una classe di governo solida, autorevole e pienamente inserita nel solco delle grandi famiglie politiche europee.
Lorenzo Leoncini. TalkCity.it Redazione

