Evento a Roma molto partecipato, promosso dall’Ass.ne La Migliore Italia

Intervistato da Gad Lerner, già nel 1984 lo scrittore Primo Levi esprimeva sulle pagine de L’Espresso la propria preoccupazione per la possibile deriva estremista della politica israeliana.
L’ebreo torinese sopravvissuto ai lager nazisti, il chimico che sentì il bisogno morale di diventare scrittore per testimoniare l’orrore di Auschwitz nel suo celebre libro “Se questo è un uomo”,
metteva già allora in guardia dai rischi di un sionismo sempre più politicizzato e richiamava l’attenzione sulla necessità di recuperare l’anima più autentica dell’ebraismo: quella dell’apertura, del dialogo e della tolleranza.

«Bisogna che il baricentro dell’ebraismo si rovesci, torni fuori d’Israele, torni fra noi ebrei della diaspora che abbiamo il compito di ricordare ai nostri amici israeliani il filone ebraico della tolleranza», affermava Levi.
Parole che, alla luce dei conflitti internazionali contemporanei, assumono oggi un valore quasi profetico.
È proprio da queste riflessioni che prende avvio l’analisi proposta da Volfango Lusetti, psichiatra e saggista, che sabato ha affrontato un tema complesso e di grande attualità:
la convergenza tra alcune correnti del sionismo politico e parte del cristianesimo evangelico nordamericano, in particolare negli ambienti culturali legati al movimento “Make America Great Again” (MAGA), reso celebre dallo slogan politico di Donald Trump.

L’intervento si è svolto nell’ambito dell’incontro “Ebraismo e cristianesimo”, organizzato dal Centro Studi di Psicologia e Letteratura (CSPL), istituzione fondata dallo psicoanalista Aldo Carotenuto.
Nel suo contributo, Lusetti ha osservato come il sionismo radicale abbia progressivamente guadagnato spazio a scapito di una tradizione ebraica storicamente caratterizzata dalla capacità di convivere con culture diverse,
mantenendo al contempo salde le proprie radici religiose e rituali.

Il sionismo, che interpreta l’identità ebraica non soltanto come appartenenza religiosa ma anche come identità nazionale con diritto all’autodeterminazione politica,
trova oggi sostegno anche in alcune componenti della cultura MAGA americana: un insieme eterogeneo di valori, orientamenti politici e sensibilità identitarie diffusi tra molti sostenitori del presidente Donald Trump.
In questo scenario si inserisce anche la riflessione sui rapporti tra ebraismo e cristianesimo proposta da don Walter Trovato, docente di Teologia fondamentale presso l’Istituto diocesano per laici, giornalista e presidente dell’associazione “La migliore Italia”.

Nel suo intervento, intenso e partecipato, Trovato ha sottolineato l’importanza del dialogo tra le due grandi tradizioni religiose come condizione fondamentale per una crescita culturale e spirituale autentica e per la costruzione di una pace duratura.
Secondo il sacerdote è necessario riscoprire e sviluppare la dimensione spirituale dell’uomo, quella parte invisibile ma essenziale che accompagna la dimensione materiale dell’esistenza e che apre alla trascendenza.
In questa prospettiva il sionismo rappresenta una componente politica dell’ebraismo che non può essere affrontata in termini di contrapposizione religiosa.

Solo attraverso una crescita condivisa nella dimensione spirituale – ha osservato don Trovato –
diventa possibile ridurre le violenze e i conflitti, non soltanto quelli tra gli Stati ma anche quelli che attraversano quotidianamente i rapporti tra le persone.
Da queste riflessioni è nata una discussione pacata e approfondita tra gli esperti e le numerose persone presenti all’incontro, tra cui il filosofo Alfonso Di Prospero e Fabio Lo Turo,
analista didatta della Learning, Associazione Italiana di Analisi Mentale. A moderare il dibattito e’ stato Francesco Frigione, psicologo e presidente de CSPL.
Micaela Taroni. TalkCity.it Redazione

