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Chi perderà, probabilmente, avrà pagato i rapporti tossici con gli altri candidati: troppi i sassolini nelle scarpe

Domenica e lunedì prossimi Santa Marinella tornerà alle urne per scegliere il nuovo sindaco tra Damiano Gasparri e Alessio Manuelli.
Un ballottaggio che, a pochi giorni dal voto, continua però a distinguersi per un dato politico tutt’altro che scontato: la totale assenza di apparentamenti e indicazioni di voto da parte dei quattro candidati esclusi al primo turno.
A fare più rumore è soprattutto la posizione di Emanuele Minghella che, forte di un risultato superiore al 25%, ha deciso di non stringere accordi con nessuno dei due contendenti.
Una scelta che molti giudicano coerente con il percorso civico portato avanti durante la campagna elettorale e che, in qualche modo, gli fa onore. Ma è inevitabile che questa neutralità possa incidere sugli equilibri del secondo turno.
Una parte consistente del suo elettorato, proveniente da un’area moderata ma anche progressista, potrebbe infatti orientarsi spontaneamente verso uno dei due candidati senza vincoli o indicazioni dall’alto.

Molto netta anche la posizione di Stefano Marino, che ha confermato fino all’ultimo il proprio impegno a non sedersi a tavoli politici con nessuno. Nessun accordo, nessuna trattativa e nessuna indicazione ufficiale ai propri elettori.
Silenzio assoluto da parte di Mariarosaria Rossi, così come dai partiti di centrodestra che l’hanno sostenuta.
Anzi, proprio da quell’area politica sono arrivate parole che hanno ribadito come fosse ormai impossibile ricostruire un dialogo con chi, secondo loro, non avrebbe mai voluto cercare un punto di incontro fin dall’inizio della campagna elettorale.

L’unica indicazione politica più esplicita è arrivata da Daniele Renda che, rappresentando una sinistra radicale e alternativa, ha escluso apertamente la possibilità di auspicare una vittoria del candidato di centrodestra.
Il dato politico finale è quindi chiaro: Damiano Gasparri e Alessio Manuelli arrivano al ballottaggio senza apparentamenti ufficiali e senza nuovi accordi politici.
Ripartiranno semplicemente dai numeri del primo turno, cercando di convincere gli indecisi e soprattutto gli elettori rimasti “orfani” dei candidati esclusi. Si prospetta così un ballottaggio apertissimo, sicuramente incerto fino all’ultimo voto.
E comunque vada, il nuovo sindaco nascerà da una competizione che, al primo turno, aveva visto due elettori su tre preferire altri nomi.
È il paradosso, ma anche la forza, della democrazia elettorale: non accontenta mai tutti, ma alla fine porta comunque ad una scelta condivisa dalle regole democratiche.
A quel punto, però, finirà il tempo della campagna elettorale.
E chi verrà eletto dovrà dimostrare rapidamente di poter essere davvero il sindaco di tutti i cittadini, lasciandosi alle spalle settimane spesso segnate da tensioni, personalismi e scontri troppo duri per una comunità che, dopo il voto, avrà comunque bisogno di ritrovarsi unita.
Corrado Orfini. TalkCity.it Redazione






