In occasione della presentazione del libro “Business future under EU Green Taxonomy”

Roma, 23 giugno 2022 – Si è svolta questa mattina a Roma la conferenza di presentazione del libro “Business future under EU Green Taxonomy”, pubblicato da European Liberal Forum in collaborazione con la Fondazione Luigi Einaudi.

Andrea Sbandati, esperto di economia ambientale, Sarka Shoup, direttrice dell’Institute for Politics and Society, Marco Enrico Ricotti, professore ordinario di Impianti nucleari al Politecnico di Milano, Sofia Santos, sustainability economist presso Systemic, Ryan Jacobsen, administrative officer, e Gianni Bessi, consigliere regionale dell’Emilia Romagna, presentando i propri contributi al libro, hanno dibattuto riguardo alla necessità di una regolamentazione di base sulla finanza sostenibile e le attività low-carbon.

Ho introdotto il dibattito l’avv Andrea Pruiti Ciarello, consigliere della Fondazione Einaudi. 

“Nel pieno di una crisi geopolitica che esige la derussificazione delle fonti fossili è davvero deludente che la tassonomia riconosca all’impiantistica di recupero dei materiali il bollino verde, ma ignora il contributo energetico dei termovalorizzatori.

Entro il 2035 gli impianti di incenerimento dei rifiuti con recupero di energia possono produrre 189TWh di energia all’anno, equivalente in termini di energia primaria a 19,4 miliardi di metri cubi di gas naturale. Più del 10% del volume di gas russo importato dall’Europanel 2020”, ha spiegato Andrea Sbandati

Per il Prof. Marco Ricotti “le nuove tecnologie nucleari, quelle dei piccoli reattori modulari e della quarta generazione, stanno emergendo come parte della risposta alle sfide del riscaldamento globale e dell’indipendenza energetica. Siamo pronti – si chiede – a valutare seriamente questa opzione?”. 

Gianni Bessi, commentando il voto delle commissioni Ambiente ed Economia dell’Europarlamento che si sono opposte all’inclusione del nucleare e del gas nell’elenco delle attività economiche sostenibili dal punto di vista ambientale, ha sottolineato: “E’ proprio la tassonomia a fornire una cornice agli investimenti privati.

Se non c’è una cornice di regole, i privati finanzieranno comunque gli investimenti nelle tecnologie gas e nucleare ma avranno molta più libertà. In realtà votando no, si favorisce la deregulation”. 

“La tassonomia ha stabilito obblighi di rendicontazione per identificare le attività aziendali allineate con il percorso di decarbonizzazione entro il 2050”, ha detto Sofia Santos, tuttavia, ha aggiunto, “è limitata alle grandi aziende, nonostante più del 90% delle aziende europee siano PMI”. 

“Nel 2021 il portafoglio di investimenti gestito secondo i criteri ESG è cresciuto del 53% per totalizzare 2.700 miliardi di dollari secondo la fonte Morningstar.

Coesistono oltre 450 parametri per definire un investimento sostenibile. Una giungla che disorienta tutti: investitori, gestori e società emittenti.

Il recente scandalo di DWS società di asset management controllata da Deutsche Bank, sotto accusa di greenwashing per i suoi bilanci 2020 con tanto di perquisizione della polizia, è risuonato come un campanello di allarme”, ha concluso Patrizia Feletig, giornalista e moderatrice dell’incontro, che ha poi aggiunto: “Benvenuti quindi standard condivisi e basati su evidenze scientifiche della tassonomia dell’UE per sostituire le diverse classificazioni sviluppate autonomamente da paesi, aziende e industrie per misurare il grado di ecocompatibilità di un investimento”.

La dott.ssa Feletig è project leader della pubblicazione Business Future under EU Green Taxonomy assieme all’avv. Gian Marco Bovenzi.

M. C.

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