Intervista al tecnico gialloverde che condivide la panchina con Mr. Savino: “Questo non è solo calcio, è identità di quartiere”

A un passo dalla storia, con la Promozione ormai a portata di mano, il Campo dell’Oro vive settimane cariche di emozione e consapevolezza.
Abbiamo raccolto le parole del tecnico gialloverde Alessandro Di Raimondo, protagonista di una cavalcata che ha il sapore dell’impresa.
Mister Di Raimondo, partiamo da qui: ve l’aspettavate?
“Se dico sì, non sarei sincero. Sapevamo di avere una buona squadra, ma venivamo da un cambio tecnico e da una categoria diversa. L’obiettivo iniziale era consolidarci. Poi, partita dopo partita, è cambiato tutto: è cresciuta la fiducia, la mentalità, la consapevolezza. A quel punto abbiamo capito che potevamo fare qualcosa di grande.”

Tre anni, tre salti di categoria: qual è il segreto di questo “triplo salto”?
“Non esiste un solo segreto. C’è una società forte, con il presidente Antonello Quagliata e Pino Antonucci che hanno dato una direzione chiara fin dall’inizio. C’è stato un lavoro importante negli anni precedenti, con Mister Secondino che ha costruito le basi. Noi siamo entrati in punta di piedi, cercando di dare continuità e aggiungere qualcosa. Il merito è di tutti.”
Entrare in una squadra già vincente non è mai semplice. Come avete gestito la pressione?
“Con umiltà. È stata la chiave. Con il primo allenatore Nello Savino non abbiamo stravolto molto, abbiamo ascoltato e lavorato tanto. I ragazzi sono stati straordinari: hanno accettato idee nuove senza perdere l’identità che li aveva portati a vincere. Questo ha fatto la differenza.”

C’è stato un momento in cui avete capito che la Promozione era davvero possibile?
“Sì, nel girone di ritorno. Abbiamo infilato una serie di risultati importanti e soprattutto abbiamo visto una squadra matura, capace di gestire le partite. Non era più entusiasmo, era consapevolezza. Lì abbiamo fatto lo scatto mentale decisivo.”
Oltre al campo, questa squadra sembra aver riacceso qualcosa nel quartiere Campo dell’Oro…
“Ed è la cosa che ci rende più orgogliosi. Vedere i ragazzi del quartiere tornare al campo, indossare questi colori, sentirsi parte di qualcosa… vale quanto una vittoria. Il calcio qui è identità, appartenenza. Se abbiamo contribuito a riaccendere questa fiamma, allora abbiamo fatto davvero qualcosa di importante.”


Manca l’ultimo passo. Come si gestisce l’attesa?
“Con equilibrio. Non abbiamo ancora fatto nulla matematicamente, quindi testa bassa e lavorare. Però è chiaro che c’è emozione. La città, il quartiere, i tifosi… lo senti nell’aria. Dobbiamo trasformarla in energia positiva.”
Se dovesse descrivere questa stagione con una parola?
“Crescita. Perché siamo cresciuti tutti: staff, squadra, ambiente. E quando cresci così, i risultati arrivano.”
Il traguardo è lì, a un passo. E mentre Campo dell’Oro si prepara a tingersi di gialloverde, le parole di Di Raimondo raccontano più di una promozione: raccontano una comunità che ha ritrovato se stessa, partendo da un pallone.
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