Porto Crociere
Nel 2027 previsto un nuovo primato per il traffico crocieristico. Il Lazio supera i 3,8 milioni di passeggeri, mentre restano aperti gli interrogativi sui progetti turistici del Comune. Dal tavolo sul turismo alle Terme Imperiali, opportunità ancora senza risultati concreti.
Il porto continua a correre, ma la città sembra faticare a tenere il passo.
È questa la contraddizione che emerge dalle previsioni sul traffico crocieristico presentate all’Italian Cruise Day di Livorno, dove i ricercatori di Risposte Turismo hanno annunciato nuovi record per il settore nel 2027, con Civitavecchia ancora una volta tra i grandi protagonisti nazionali.

Secondo le stime, il Lazio manterrà per il quarto anno consecutivo il primato italiano per numero di crocieristi movimentati, superando 3,8 milioni di passeggeri, con una crescita del 2,6%.
Numeri che confermano la centralità dello scalo cittadino nel Mediterraneo e il suo ruolo strategico come porta marittima della Capitale.
Ma proprio di fronte a questi risultati torna una domanda alla quale Civitavecchia cerca risposte da anni: quanto di questa enorme ricchezza potenziale riesce davvero a fermarsi in città?
Mentre il porto continua a svilupparsi, sostenuto dalle strategie dell’Autorità di Sistema Portuale e dagli investimenti degli operatori, sul versante cittadino non si registra un’analoga accelerazione dei progetti capaci di intercettare i flussi turistici e trasformarli in opportunità per il commercio, la ristorazione e l’occupazione.

Emblematico il tavolo di confronto sul turismo portuale avviato la scorsa primavera dall’amministrazione comunale, con la partecipazione dell’Autorità Portuale, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni di categoria.
Un’iniziativa importante, concentrata soprattutto sulle problematiche lavorative delle professioni legate al turismo, dalla quale, tuttavia, non risultano ancora emersi particolari progetti capaci di incidere concretamente sull’attrattività turistica cittadina.
Ne sono seguiti altri per migliorare le condizioni degli operatori, ma non c’è ancora progettualità per trasformare il turismo in economia.
E mentre si cercano strategie per convincere i crocieristi a visitare Civitavecchia, rischia di sfumare anche un’altra opportunità: quella del rilancio del termalismo.

La vicenda delle Terme Imperiali, con la trattativa tra il Comune e la famiglia Sensi arenatasi sulla questione della concessione mineraria, rappresenta un ulteriore elemento di preoccupazione.
Secondo la ricostruzione degli investitori, proprio le condizioni poste dall’amministrazione avrebbero impedito il raggiungimento dell’accordo.
Una vicenda sulla quale restano necessari chiarimenti, ma che rischia di lasciare ancora una volta senza sbocchi concreti una risorsa turistica attesa da decenni.
Il paradosso è evidente: da una parte si cerca di attrarre i turisti che sbarcano dalle navi, dall’altra un possibile investimento capace di creare una nuova destinazione turistica resta bloccato.

Eppure basterebbe intercettare anche soltanto il 5% dei 3,8 milioni di crocieristi previsti nel Lazio per generare, in via puramente teorica, un bacino di circa 190mila visitatori.
Un potenziale straordinario per negozi, ristoranti, servizi e attività culturali, a condizione di costruire un’offerta capace di convincere i passeggeri a fermarsi.
Nel frattempo, le previsioni nazionali indicano nove porti destinati a raggiungere nuovi record nel 2027, tra cui Napoli, Palermo, La Spezia e Messina.
Una crescita che rende ancora più importante la capacità dei territori di valorizzare economicamente i flussi crocieristici.
A rendere ancora più evidente questa contraddizione sono i dati di uno studio realizzato da Oxford Economics per CLIA, l’associazione internazionale delle compagnie crocieristiche, recentemente riportati dal Messaggero.
L’attività crocieristica di Civitavecchia genera un impatto economico complessivo di 1,5 miliardi di euro nel Lazio, contribuendo al PIL regionale per 714 milioni e sostenendo quasi 11mila posti di lavoro.
Numeri impressionanti, che però raccontano soprattutto la capacità del porto di produrre ricchezza su scala regionale, senza chiarire quanto di questo valore rimanga effettivamente nell’economia cittadina.

Ancora più significativo il confronto sulla spesa dei turisti: un crocierista in transito che raggiunge Roma spende mediamente 229 euro, contro gli appena 82 euro di chi rimane a Civitavecchia.
Inoltre, il 54% dei passeggeri che iniziano o terminano la crociera nello scalo pernotta almeno una notte nella Capitale.
Dati che dovrebbero spingere l’amministrazione comunale ad accelerare sulla costruzione di un’offerta turistica capace di trattenere visitatori e aumentare la loro capacità di spesa sul territorio.
Il problema non è soltanto far scendere i crocieristi dalle navi, ma offrire loro motivi concreti per fermarsi, spendere e magari tornare a Civitavecchia.
Servono progetti realizzabili, tempi certi, investimenti e soprattutto una visione capace di collegare il porto alle tante potenzialità ancora inespresse del territorio.
L’amministrazione guidata dal sindaco Marco Piendibene è chiamata a chiarire quali iniziative intenda concretamente realizzare, con quali risorse e secondo quali scadenze, per evitare che la crescita dello scalo rimanga un fenomeno solo marginalmente collegato all’economia cittadina.
Civitavecchia ha bisogno di una strategia turistica che vada oltre i tavoli di confronto e gli annunci.
Il vero record da raggiungere non è soltanto quello dei passeggeri che transitano sulle banchine, ma quello delle opportunità economiche che riescono finalmente a entrare in città.
Altrimenti Civitavecchia continuerà ad avere un porto da record, mentre la città rischierà di restare a guardare.
TalkCity.it Civitavecchia
