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Acqua negata a un anziano per due bollette non viste: scoppia la polemica su Acea e i distacchi senza preavviso; chi tutela i cittadini?

È ormai fatto inappellabile che a Bracciano la gestione di un bene primario come l’acqua può arrivare a calpestare i diritti delle fasce più deboli.
Un uomo di 88 anni, che vive da solo, ha accolto in casa un tecnico dell’ACEA che, senza alcun preavviso cartaceo, ha sigillato il contatore lasciandolo da un giorno all’altro senza acqua.
All’origine dell’interruzione del servizio c’è il mancato pagamento di due bollette, per un importo complessivo di circa 276 euro. Un’insolvenza del tutto involontaria: l’utente, poco avvezzo all’uso del computer, non si era accorto delle notifiche inviate esclusivamente tramite posta elettronica.
Nella sua cassetta delle lettere non è mai arrivato nulla, né le fatture né la formale lettera di costituzione in mora che deve precedere ogni interruzione del servizio. Questo episodio è solo l’ennesimo di una lunga serie di ingiustizie e disservizi che si manifestano puntualmente.
Il legame tra il Lago di Bracciano e Acea risale ai piani regolatori degli acquedotti degli anni Sessanta e Settanta, quando il bacino venne individuato come riserva di compensazione per i picchi di consumo di Roma.
Una funzione consolidatasi negli anni Ottanta con l’attivazione dell’impianto di potabilizzazione di Vigna di Valle ad Anguillara, progettato per convogliare verso la Capitale migliaia di litri al secondo. Da allora, i paesi che si affacciano sul lago vivono il dramma di non poter usufruire di un bene di cui avrebbero diritto.

Mentre le infrastrutture prelevano la risorsa per la Capitale, le reti locali, fragili, obsolete e carenti di investimenti, collassano sotto il peso dell’aumento della popolazione estiva.
I cali di pressione e i rubinetti a secco sono una costante che colpisce costantemente i residenti, soprattutto nelle zone più alte dei borghi lacustri.
Una tensione culminata nella crisi del 2017, quando la siccità e i prelievi continui portarono il lago a quasi due metri sotto lo zero idrometrico, imponendo lo stop totale alle captazioni per scongiurare il disastro ambientale.
Oggi, con i prelievi dal lago strettamente vincolati ai livelli idrometrici, l’aggressività del gestore sembra essersi spostata sulla riscossione amministrativa,
riaccendendo le polemiche sulle modalità operative di una società per azioni che, pur essendo per il 51 per cento in mano a Roma Capitale, si muove in provincia con procedure automatizzate e rigide.
L’azione solleva dubbi sul rispetto delle regole del settore.

Le normative dovrebbero essere chiare: per interrompere la fornitura idrica serve una notifica formale tramite raccomandazione con ricevuta di ritorno o posta certificata, seguita da un preavviso minimo di 25 giorni.
Procedure che in questo caso sono saltate. Inoltre, nonostante il debito sia stato saldato immediatamente e siano partiti i solleciti, a distanza di giorni il flusso d’acqua non è stato ancora ripristinato, violando l’obbligo di riattivazione entro le 48 ore dal pagamento.
L’anziano non nasconde la sua rabbia, ma anche la rassegnazione di fronte ai tempi della giustizia civile, sottolineando come alla sua età avviare una causa rischi di tradursi in un percorso lungo anni.
Il suo sfogo è un appello diretto all’amministrazione comunale di Bracciano, ai sindacati e alle associazioni dei consumatori affinché blocchino i distacchi indiscriminati.
La rimozione del cartaceo non deve diventare uno strumento di esclusione, specialmente in un territorio che d’estate deve già fare i conti con i disservizi cronici della rete.
Da più parti si chiede ora un’indagine formale sulla condotta della società e l’adozione di tutele specifiche, a partire dal ripristino dell’obbligo di spedizione cartacea delle bollette per gli utenti anziani o per chiunque non sia in grado di consultare una casella di posta elettronica, restituendo il dovuto rispetto alla gestione di un servizio pubblico.
Enrico Negretti. TalkCity.it Redazione









