
Un cortocircuito dello Stato tra INPS, burocrazia e fisco: risarcimento bloccato e tasse su un’attività ferma da anni

Quasi trent’anni trascorsi in un limbo invisibile e, alla fine, una delle risposte più assurde che il fisco italiano potesse dare a un cittadino.
Quella di Angelo Lozzi è la storia di un labirinto burocratico in cui lo Stato fa e disfa tutto da solo: prima ferma la carriera di un uomo bloccando la sua attività,
poi decide di risarcirlo per l’immenso ritardo, gli pignora quello stesso risarcimento prima ancora che possa incassarlo e, infine, gli notifica una richiesta da centomila euro.
Ecco la sua storia… così come ce l’ha voluta raccontare.
La vita di un uomo è sospesa nel vuoto in attesa di capire se la giustizia saprà rimediare ai suoi stessi errori.
Angelo Lozzi ha gestito per quattordici anni una ditta edile a Cesano.
Il 2 ottobre 1997 il Tribunale di Roma ne ha dichiarato il fallimento. Da quel giorno, per legge, l’uomo ha dovuto chiudere i cantieri, fermare i lavori e smettere di emettere fatture.
Nonostante l’attività fosse totalmente ferma, il tribunale ha impiegato più di ventisei anni solo per chiudere la pratica, firmando il decreto finale il 17 luglio 2024.

Tra i motivi di questo lunghissimo ritardo c’è stato anche un problema tecnico nel 2023, quando i computer del tribunale si sono bloccati per mesi impedendo ai giudici di inviare i pagamenti.
Proprio a causa di questa attesa infinita, Lozzi ha fatto causa allo Stato per ottenere il risarcimento previsto nei casi di ingiusta lentezza dei processi, la cosiddetta Legge Pinto.
La Corte d’Appello gli ha dato ragione, stabilendo che il Ministero della Giustizia doveva pagargli un indennizzo.
Il 30 marzo 2026, però, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha bloccato quel denaro prima ancora che l’uomo potesse incassarlo.
Il fisco ha infatti pignorato i soldi direttamente al Ministero, pretendendo da Lozzi un pagamento di ben 97.875,49 euro.
Questo enorme debito è nato da un errore dei computer dell’INPS. Per la sede di Roma Flaminio, infatti, la ditta edile è risultata aperta dal 1997 al 2024 perché la chiusura non era mai stata registrata sui loro terminali.

I sistemi informatici hanno così continuato a calcolare le tasse fisse obbligatorie, quelle che un artigiano deve pagare per il solo fatto di avere la ditta aperta, anche se Lozzi non stava lavorando perché era stato il tribunale stesso a fermarlo.
Le richieste si sono concentrate soprattutto tra il 2016 e il 2023.
A gonfiare la cifra fino a quasi centomila euro sono state le sanzioni e gli interessi accumulati negli anni: dei 98.000 euro totali, solo 58.126,44 euro sono di tasse effettive, mentre il resto è composto da circa 30.000 euro di interessi di mora e oltre 6.000 euro di multe.
Nelle cartelle più vecchie, gli interessi applicati dallo Stato hanno persino superato il valore del debito iniziale.
Il futuro di questa vicenda resta tuttavia completamente in sospeso, e l’ex imprenditore si trova oggi in un limbo d’attesa, senza sapere se alla fine sarà davvero costretto a pagare questa cifra monumentale o se vedrà sbloccato il proprio risarcimento.
I suoi legali stanno preparando una corsa contro il tempo per presentare un’opposizione urgente, puntando tutto sulla prescrizione dei cinque anni prevista per le tasse dell’INPS.

Sarà ora il tribunale a dover verificare se lo Stato ha inviato i solleciti in tempo o se le richieste sono ormai scadute, e a stabilire se sia legittimo pretendere i contributi sul lavoro da un cittadino a cui era stato vietato di lavorare.
Fino a quando i magistrati non si pronunceranno su questo intricato cortocircuito, la somma da centomila euro e l’indennizzo della Legge Pinto rimarranno congelati.
Il nostro giornale ha deciso di seguire da vicino questo caso, una vicenda in cui chiunque potrebbe ritrovarsi stritolato dagli ingranaggi della burocrazia.
Chiunque avesse elementi utili, volesse esprimere la propria solidarietà o intendesse mettersi a disposizione per aiutare concretamente Lozzi a sostenere questa complessa battaglia legale e umana, può mettersi direttamente in contatto con la nostra redazione.
Enrico Negretti. TalkCity.it Redazione









