
Mentre la politica internazionale resta prigioniera di logiche di potere e riarmo, sono le famiglie, i popoli e i “semplici operatori di pace” a indicare la strada: educare le nuove generazioni a un nuovo linguaggio fatto di rispetto, equilibrio e speranza

Quanto è deprimente per l’individuo la sensazione che i modesti sforzi in favore della pace, nella sfera ristretta delle responsabilità di ciascuno, sono resi vani dai grandi dibattiti politici mondiali,
prigionieri di una logica di semplici rapporti di forza e di corsa agli armamenti, altrettanto è liberatore lo spettacolo di istanze internazionali sinceramente convinte circa la possibilità della pace e appassionatamente dedite a costruire la pace.

L’educazione alla pace può beneficiare anche di un rinnovato interesse per gli esempi quotidiani dei semplici operatori di pace a tutti i livelli:
- sono quegli individui e quelle famiglie che, mediante il dominio delle proprie passioni, l’accettazione ed il rispetto vicendevoli, raggiungono la pace interiore e la irradiano;
- sono quei popoli, spesso poveri e provati, la cui saggezza millenaria s’è plasmata attorno al bene supremo della pace, i popoli hanno saputo resistere spesso alle ingannevoli seduzioni dei progressi rapidi raggiunti con la violenza, convinti che simili guadagni avrebbero portato con sé i germi avvelenati di nuovi conflitti.
Sì, pur non ignorando il dramma delle violenze, apriamo gli occhi nostri e quelli delle giovani generazioni a queste visioni di pace: esse eserciteranno l’aspirazione alla pace, che è costitutiva dell’uomo.
Queste energie nuove faranno inventare un nuovo linguaggio di pace e nuovi gesti di pace.
Don Walter Trovato. Ass.ne La Migliore Italia
Riceviamo e pubblichiamo






