Un Sindaco rabbioso che divide; è veramente rappresentativo della nostra città?

Torno malvolentieri, ed anche molto preoccupato, sull’intervento del Sindaco Marco Piendibene nell’ultimo Consiglio Comunale, che alleghiamo proprio perchè ognuno, indipendentemente dalle mie personali considerazioni, possa farsi una propria idea.
C’è un limite che la politica non dovrebbe mai superare. Non è solo una questione di toni, ma di sostanza, di rispetto istituzionale e, soprattutto, di consapevolezza del ruolo che si ricopre.
Il monologo di Piendibene in Consiglio comunale segna invece un punto di rottura preoccupante.
Non siamo di fronte a uno sfogo dettato dall’impeto del momento. Sarebbe quasi più comprensibile. Qui c’è qualcosa di diverso: un monologo lucido, ragionato, costruito. E proprio per questo ancora più grave.

Il sindaco torna a dividere. Da una parte i “buoni”, dall’altra i “cattivi”. Una classificazione arbitraria, personale, che tenta ancora una volta di spaccare l’opposizione, di metterla l’una contro l’altra.
Un gioco vecchio quanto la politica, ma pericoloso quando viene praticato da chi dovrebbe essere garante dell’unità istituzionale.
Perché dietro ogni consigliere – di maggioranza o di opposizione – ci sono cittadini. Persone reali. Elettori che hanno scelto democraticamente un nome, una visione, una rappresentanza.
Liquidarli con etichette è un atto che non colpisce solo chi siede in aula, ma migliaia di civitavecchiesi.
Le parole pronunciate in aula sono pesanti. Si parla di “annusare il sangue”, di “azzannare la maggioranza”, di opposizione che agisce “nell’ombra” e prepara “imboscate”.
Non è il lessico del confronto democratico, è il linguaggio rabbioso dello scontro permanente.

E poi quella frase, ripetuta come un mantra: “Noi andiamo avanti nonostante voi, nonostante chi ci critica, nonostante la stampa”.
Davvero un sindaco può permettersi di considerare la critica – politica o giornalistica – come un ostacolo da ignorare? Davvero può rivendicare una distanza così netta da chi dovrebbe ascoltare?
Il passaggio più inquietante, però, è l’atteggiamento. Quel sottinteso – neanche troppo velato – di chi sembra dire: andiamo avanti comunque. Anche senza confronto. Anche senza ascolto.
Ma un sindaco non governa “nonostante” i cittadini. Governa per i cittadini. Tutti. Anche quelli che non lo hanno votato. Soprattutto quelli che lo criticano.
Se cresce il dissenso, se aumentano le contestazioni, forse la risposta non è attaccare. Forse la risposta è chiedersi dove si è interrotto il dialogo.

Colpisce anche un altro passaggio: “noi non rispondiamo sugli articoli di giornale”.
Una scelta che suona come una chiusura. Ma la stampa – piaccia o meno – è uno strumento di confronto, di controllo, di racconto del territorio. Ignorarla non significa rafforzarsi, significa isolarsi.
Alla fine, resta una domanda semplice, ma decisiva: è questo il modo in cui un sindaco deve parlare in Consiglio comunale, la massima assise democratica di un Comune?
Perché qui non si tratta di destra o sinistra, maggioranza o opposizione. Si tratta di rispetto delle istituzioni, del ruolo, dei cittadini.
E quando quel rispetto viene meno, il problema non è più politico. È democratico.
Corrado Orfini. TalkCity.it Redazione
