Don Walter Trovato: “Come la pace guida l’impegno etico e politico nella società moderna”

Il tema della pace e della violenza acquista sempre più rilievo, nella riflessione teologica in rapporto anche alle istanze del mondo contemporaneo.
Questo sei capisce se si tiene conto del fatto che la teologia deve dare una risposta, nella fede, ai problemi degli uomini. Tale risposta è tanto più urgente quanto più gravi sono i problemi.
Indubbiamente il bisogno della pace ha assillato gli uomini di tutti i tempi e i cristiani di tutte le epoche. La pace, infatti, è l’aspirazione costante del cuore umano, ed è una promessa messianica esplicita.

Non sempre però, sul piano politico e su quello della riflessione teologica, la stessa parola ha significato la stessa realtà ed ha impegnato i credenti alla stessa maniera.
Sarebbe interessante ripercorrere storicamente le prese di posizione della teologia nei confronti della pace e della guerra. Ma non rientra nell’ambito di questa nostra ricerca.
Ci sembra più utile e più realistico prendere l’avvio sulla situazione attuale, per molti aspetti nuova in confronto al passato.

In effetti l’urgenza di riflettere sul problema della pace nasce da due dati storici evidenti:
a) Gli orrori sempre più gravi della guerra moderna, che può portare sino alla catastrofe dell’umanità.
b) La capacità che gli uomini hanno di costruire un mondo nuovo, in grado di garantire ma tutti una vita dignitosa e giusta.
Il concilio (GS 82,4) ha chiaramente messo in luce l’aspetto alienante della guerra; una volta scatenata, essa sfugge al controllo anche di chi l’ha voluta.
Dunque la guerra moderna pone dei gravi interrogativi a tutti gli uomini responsabili. D’altro canto la razionalità tecnologica è effettivamente in grado di realizzare un progresso significativo.
Perché sia anche completo deve obbedire ad un progetto etico, sostenuto nella sua attuazione dalla politica. Solo una politica di pace, messa a servizio dell’umanità, può garantire un simile progresso..

Essa dovrà necessariamente fondarsi sulla ricerca di una collaborazione tra i popoli, su scala mondiale; sull’analisi rigorosa delle cause che portano alla guerra; su di un modello realistico di società futura da costruire insieme.
Ambiguità di un discorso sulla pace
Il termine pace, come libertà o amore, non consente definizioni concettuali, precise. Esprime infatti una realtà di ordine dinamico, che si colora delle acquisizioni o delle contraddizioni sempre presenti nel divenire storico.
Non si può fare a meno tuttavia di precisare gli ambiti entro i quali intendiamo collocare il presente discorso sulla pace.

Partiamo senz’altro dai significati diversi, e spesso contrastanti, che si danno alla parola pace.
Alcuni la limitano al significato restrittivo di assenza di guerra o di lotta violenta. La pace, in questa concezione, si riduce ad un certo clima politico e sociale, che nulla però dice delle condizioni reali dei cittadini.
Può significare una serena convivenza tra i popoli ; ma può anche significare la tranquillità di un ordine politico ed economico messo a servizio delle categorie sociali dominanti.

Altri per pace intendono la realizzazio9ne di un ordine sociale fondato sulla giustizia, che tende progressivamente alla istaurazione operante di solidarietà tra le categorie sociali e tra i popoli.
Questo concetto già presente in Isaia che definisce la pace “opus iustitiae” (frutto della giustizia), pone ulteriori interrogativi. Quale giustizia? Quali ostacoli abbattere perchè non si dicano solo parole di pace? A quale prezzo è possibile avere la pace?
Si vede subito come questo secondo significato di pace trova le stesse difficoltà per realizzarsi, dell’amore. Anzi la pace è possibile solo se l’amore si realizza; e tanto quanto l’amore si realizza.

Sicché sulla via della pace si incontrano gli stessi ostacoli che nascono, nella vita degli uomini, dalla incapacità collettiva di amare.
Il loro superamento ( e qui il discorso si fa necessariamente teologico) è affidato alla razionalità umana, sia etica che tecnologica; ma essa fa appello anche ad una realtà trascendente, cioè a Dio.
La pace è possibile perchè Cristo ha operato la salvezza; essa però si realizza solo progressivamente nella storia ed ha bisogno anche degli “operatori di pace”, che il Vangelo chiama beati.
Ulteriori complessità si trovano quando si tenta di definire la prospettiva cristiana della pace nel suo aspetto personale e in quello politico.

Essa infatti ha un fondamento che è Dio, in quanto fa la sua “alleanza di pace” con gli uomini realizzata pienamente in Cristo morto e risorto.
Ha la sua meta finale che è la pienezza del regno di Dio, dove “ogni lacrima sarà asciugata e pianto e grida e sofferenza non vi saranno più” (Ap 21, 1-4).
Ha il suo metodo che è l’impegno per gli altri, la solidarietà, la fraternità vissuta con spirito di mitezza e di dialogo.

La prospettiva politica della pace è inesauribile. Ci troviamo infatti di fronte ad una realtà dinamica, aperta a tutti i contenuti storici possibili.
Se accettiamo anche a livello politico la definizione di pace data da Isaia e ripresa dalla teologia medioevale, cioè di pace come “opus iustitiae”, i compiti che stanno di fronten agli “operatori di pace” sono immensi.
Il più recente insegnamento della Chiesa si muove in questa direzione. Infatti alla definizione di pace “tranquillitas ordinis” sempre più si sostituisce il concetto di pace come “opus iustitiae”.

Paolo VI ha così intitolato il suo messaggio per la giornata mondiale della pace, 1972: ” se vuoi la pace opera per la giustizia”.. Prima ancora, nella enciclica “Populorum Progressio”, aveva scritto: ” Lo sviluppo è il nuovo nome della pace”.
“La pace, continua l’enciclica, non si riduce ad un’assenza di guerra, frutto di un equilibrio sempre precario delle forze. Essa si costruisce giorno per giorno nel proseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più grande tra gli uomini” (n° 76).
Queste prospettive di impegno per la pace sono stimolativi per quanti, credenti o no, sentono di dover lavorare per una società più giusta.
Don Walter Trovato
Riceviamo e pubblichiamo
