
Un articolo di un quotidiano di sinistra riaccende le polemiche sulle luminarie natalizie. Ma la vicenda giudiziaria è ancora lontana da qualsiasi processo e la difesa del sindaco Baccini accusa il quotidiano di una ricostruzione fuorviante. Intanto sui social riparte l’assalto degli sconfitti delle elezioni.

Ci risiamo. Basta un articolo, qualche ricostruzione piena di condizionali e il solito “potrebbe”, “andrebbe”, “si va verso”, ed ecco che sui social riparte il processo mediatico.
Quello sì, immediato. Senza giudici, senza udienze e soprattutto senza sentenze.
L’articolo pubblicato da un quotidiano nazionale di evidente parte politica avversa all’amministrazione di Fiumicino, ricostruisce lo stato dell’inchiesta relativa agli affidamenti delle luminarie natalizie del Comune.
La Procura ha depositato a maggio l’avviso di conclusione delle indagini: un atto che rappresenta un passaggio previsto dal codice di procedura penale e che consente agli indagati di presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogati.
Successivamente il pubblico ministero potrà decidere se chiedere il rinvio a giudizio oppure percorrere altre strade, compresa l’archiviazione. Solo nell’eventuale udienza preliminare sarà un giudice a stabilire se esistano o meno i presupposti per celebrare un processo.

L’inchiesta, avviata nel settembre 2024 dalla Guardia di Finanza di Fiumicino insieme al Sesto Nucleo Metropolitano di Ostia, riguarda presunte irregolarità nella gara per il servizio di installazione delle luminarie natalizie del biennio 2024-2025.
Secondo quanto riportato dal quotidiano, gli investigatori ipotizzano una turbativa della gara e ricostruiscono gli affidamenti economici effettuati dal Comune, circostanze che restano tutte da verificare nelle sedi giudiziarie competenti.
Il sindaco Mario Baccini, contattato dal quotidiano, ha preferito non rilasciare dichiarazioni, ricordando però di avere già chiarito in passato la propria posizione.
Ma proprio sulla ricostruzione pubblicata dal quotidiano è intervenuto il legale del primo cittadino, l’avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, con una richiesta formale di rettifica ai sensi della legge sulla stampa.
Nella nota il difensore evidenzia come sia improprio scrivere che il sindaco “va verso il processo”, ricordando che, dopo la conclusione delle indagini, il pubblico ministero può scegliere sia la richiesta di rinvio a giudizio sia quella di archiviazione.
L’avvocato sottolinea inoltre che i capi d’imputazione risultano già ridimensionati rispetto alle contestazioni iniziali e precisa un elemento non secondario: il reato di corruzione non compare più nell’avviso di conclusione delle indagini, essendo stata chiesta l’archiviazione su quel punto dopo gli approfondimenti investigativi e l’incidente probatorio.
Non solo. Il sindaco ha anche chiesto spontaneamente di essere nuovamente interrogato dal pubblico ministero per chiarire gli ultimi aspetti ancora oggetto di contestazione.
Insomma, un quadro ben diverso da quello che alcuni hanno immediatamente trasformato nell’ennesima “condanna preventiva”.
Come puntualmente accade, infatti, l’articolo è bastato per risvegliare gli “hater” del sindaco, gli stessi che dopo la netta sconfitta elettorale sembrano non essersi ancora rassegnati al verdetto delle urne e continuano a inseguire il sogno di un improbabile ribaltone politico attraverso le aule giudiziarie.
Tra gli interventi più discussi c’è quello dell’ex sindaco Esterino Montino, che sui social ha invitato a leggere l’articolo del quotidiano amico, ricordando alcune dichiarazioni rilasciate da Baccini durante la campagna elettorale sulla trasparenza amministrativa.
Una posizione che molti hanno giudicato una clamorosa caduta di stile. Perché invocare il garantismo e, nello stesso messaggio, evocare già le dimissioni appare quanto meno una contraddizione.
Senza dimenticare un particolare che qualcuno, sui social, ha subito ricordato all’ex sindaco: le indagini affondano le loro radici proprio nel periodo della sua amministrazione e riguardano vicende che partono ben prima dell’attuale mandato di Baccini.
E c’è anche chi ha richiamato le numerose vicende giudiziarie che negli anni hanno interessato lo stesso Montino e il contesto politico della sua amministrazione.

La differenza, forse, è tutta qui. C’è chi continua ad aspettare le sentenze dei tribunali e chi, invece, preferisce emetterle direttamente su Facebook.
E finché sarà così, ogni avviso di conclusione delle indagini continuerà ad essere raccontato come una condanna già scritta.
Peccato che, in uno Stato di diritto, tra un’indagine e una condanna definitiva ci sia ancora di mezzo un intero processo. E non è un dettaglio.
Editoriale di Corrado Orfini






