Come non ricordare le insinuazioni di qualcuno, cercando un collegamento tra l’attentato di Pomezia e la politica locale. Quando la prudenza dovrebbe venire prima delle dichiarazioni
Ci sono momenti nei quali, davanti a fatti gravi e inquietanti, il silenzio può essere difficile.
Ma proprio nei momenti più delicati, soprattutto quando si ricoprono ruoli istituzionali, la prudenza dovrebbe essere una regola ancora più rigorosa.
È per questo che, alla luce delle novità emerse nelle ultime ore sul cosiddetto “caso Ranucci”, vale la pena tornare con attenzione a quanto accadde nell’ottobre dello scorso anno a Fiumicino.

All’indomani dell’esplosione avvenuta davanti all’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci, il 17 ottobre 2025, alcuni esponenti politici del territorio intervennero pubblicamente.
I consiglieri comunali della Lista civica Ezio, in un comunicato stampa, espressero una “dura condanna” per quello che definirono un attentato ai danni di Ranucci, sottolineando il ruolo di Report come “baluardo dell’informazione” e ricordando le inchieste del programma su Fiumicino, tra cui quelle riguardanti il porto crocieristico e gli appalti.
Questo il comunicato datato 17 Ottobre 2025:
ATTENTATO RANUCCI, MELONI-MICCOLI-PETRILLO: “ESPRIMIAMO PAROLE DI DURA CONDANNA”
Come gruppo consiliare della Lista civica Ezio intendiamo esprimere parole di dura condanna per l’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, voce libera, autorevole e indipendente del giornalismo italiano. Ranucci e Report rappresentano un baluardo dell’informazione, un pilastro forte in difesa della legalità senza colori ed appartenenze. Più volte è stato vittima di intimidazioni, ha raccontato tante delle sue battaglie anche in occasione del Festival della Politica dell’Associazione Quote Merito, nel quale ha presentato il suo libro tra gli applausi dei tantissimi presenti.
Di Fiumicino si è interessato anche con le sue inchieste a proposito del porto crocieristico e degli appalti, cercando di approfondire aspetti spesso meno conosciuti ai cittadini in ottemperanza al diritto all’informazione che dovrebbe essere sacro sempre, ovunque e comunque.
Stavolta siamo ben oltre le minacce, atti del genere non mettono soltanto in pericolo la vita della persona, ma minano le fondamenta della democrazia e delle basi fondamentali di quella civiltà senza la quale nessuna società sana può sopravvivere.
I Consiglieri comunali della Lista Civica Ezio Paola Meloni, Giuseppe Miccoli e Angelo Petrillo
Parole legittime, quando si condanna un atto violento contro un giornalista.
Ma nello stesso comunicato veniva anche costruito un evidente collegamento temporale e narrativo tra l’attentato e le vicende di Fiumicino sulle quali Report si era occupato.
Nello stesso giorno intervenne anche la consigliera regionale del Lazio e allora segretaria del Pd di Fiumicino, Michela Califano.
Il titolo del suo comunicato era particolarmente significativo: “Fiumicino. Dietro attentato Ranucci dossier su porto crociere?”
Nel testo si parlava di “rivelazioni” che avrebbero confermato un allarme politico sul territorio e si sosteneva che le denunce dell’opposizione su questioni considerate “opache” trovassero una “tragica e inquietante conferma”.

Questo il comunicato stampa della Consigliera regionale Califano dell’epoca:
FIUMICINO. DIETRO ATTENTATO RANUCCI DOSSIER SU PORTO CROCIERE? NECESSARIO TAVOLO ORDINE PUBBLICO PERMANENTE
In riferimento alle notizie diffuse anche oggi da alcuni organi di stampa nazionale, secondo le quali dietro l’agguato al giornalista Sigfrido Ranucci vi sarebbero i dossier su cui stava investigando, tra cui quello relativo al porto turistico crocieristico che dovrebbe nascere ad Isola Sacra alla foce del Tevere, esprimiamo la nostra profonda preoccupazione.
Queste rivelazioni confermano, purtroppo, che il nostro allarmismo sollevato in più occasioni non era un “ululare alla luna”, ma la fondata percezione di rischi concreti per la legalità e la sicurezza del nostro territorio. Le nostre ripetute denunce su questioni opache e di grande impatto economico e sociale trovano oggi una tragica e inquietante conferma.
Alla luce di quanto emerso riteniamo che il Tavolo per l’Ordine Pubblico, richiesto e invocato più volte anche dai gruppi di opposizione che mantiene il focus anche su queste criticità oltre ad altre questioni già denunciate, sia ora più che mai necessario e strategico. È ora opportuno e non più differibile che questo strumento di confronto e azione diventi strutturale e permanente, garantendo un monitoraggio costante e una risposta coordinata e incisiva delle Forze dell’Ordine che operano e monitorano costantemente ciò che succede su questo comune in ogni direzione.
Confidiamo che tutti gli attori istituzionali principali, a partire dal Prefetto, condividano l’urgenza di dare una risposta chiara, unitaria e determinata a queste minacce, per tutelare la sicurezza dei cittadini, l’operato di chi fa informazione e la trasparenza della vita economica e sociale ed istituzionale della nostra città.
Lo dichiara la consigliera regionale del Pd Lazio e segretaria del Pd di Fiumicino, Michela Califano
È importante sottolineare una cosa: non si discute qui il diritto di un rappresentante politico a manifestare solidarietà a un giornalista vittima di un gravissimo episodio. Quel diritto è sacrosanto.
Il punto è un altro.
È il confine, sempre molto delicato, tra la legittima preoccupazione e l’attribuzione pubblica di possibili responsabilità o collegamenti quando questi non siano ancora stati accertati.
Perché una coincidenza temporale non è una prova. E un’ipotesi, anche quando viene formulata sotto forma di domanda, può diventare rapidamente una convinzione nell’opinione pubblica.

A distanza di mesi, quelle dichiarazioni sembrano essere finite nel dimenticatoio.
Nessuno, almeno pubblicamente, sembra aver sentito la necessità di riprenderle, verificarne il contenuto alla luce degli sviluppi successivi o, eventualmente, correggere ciò che allora era stato affermato.
Ed è proprio questo il punto sul quale sarebbe utile aprire una riflessione più ampia, che vada anche oltre la politica di Fiumicino.
Chi svolge un ruolo pubblico ha certamente il diritto — e talvolta persino il dovere — di porre interrogativi. Ma ha anche la responsabilità di misurare le parole, soprattutto quando riguardano persone, istituzioni, imprese e vicende giudiziarie o investigative.
Un comunicato stampa dura pochi minuti nella frenesia dell’informazione quotidiana. Ma le insinuazioni possono durare molto più a lungo.
E quando si parla di legalità, trasparenza e informazione, il principio dovrebbe valere per tutti, senza eccezioni e senza appartenenze politiche.

Forse oggi, semplicemente, sarebbe sufficiente riconoscere che quei comunicati avrebbero meritato maggiore cautela.
Non necessariamente per chiedere conto a qualcuno, né per trasformare una vicenda delicatissima in una polemica politica. Ma per riaffermare una regola fondamentale del giornalismo e della vita pubblica: prima vengono i fatti, poi le interpretazioni.
E se un’interpretazione si rivela infondata, avere il coraggio di riconoscerlo non dovrebbe essere considerato una debolezza. Al contrario, dovrebbe rappresentare una forma di rispetto verso i cittadini.
Perché la libertà di informazione va difesa sempre.
Ma difenderla significa anche non utilizzare un episodio drammatico per alimentare, prima ancora che emergano elementi concreti, collegamenti che rischiano di trasformare il dubbio in verità percepita.
Lo diceva Rossini, attraverso Don Basilio nel Barbiere di Siviglia: “La calunnia è un venticello”.
Un venticello che può cominciare come una voce, diventare un sospetto e finire per assumere, nel racconto pubblico, le sembianze di una certezza.
E proprio per questo, oggi più che mai, sarebbe auspicabile che chi comunica dalla politica ci pensasse due volte prima di affidare a un comunicato stampa parole destinate inevitabilmente a circolare molto più velocemente dei fatti che dovrebbero verificarle.
Editoriale di Corrado Orfini

