Civitavecchia, il Consiglio comunale boccia la Commissione sulla violenza di genere: tra tatticismi e occasione persa. Galizia alla Di Gennaro: “Tante chiacchiere ma mai nessun atto amministrativo”

A Civitavecchia va in scena l’ennesimo cortocircuito tra politica e responsabilità amministrativa.
Nell’ultima seduta del Consiglio comunale, la bocciatura della proposta di istituire una Commissione speciale sulla violenza di genere e sul femminicidio non è soltanto un fatto politico: è un segnale preoccupante sullo stato della democrazia locale.
La Consigliera Simona Galizia (FdI): “Dietro il voto contrario della maggioranza guidata dal sindaco Marco Piendibene, si intravede una dinamica ormai ricorrente: quando una proposta arriva dai banchi dell’opposizione, il merito passa in secondo piano, mentre il metodo – o meglio, il controllo politico dell’iniziativa – diventa l’unico vero terreno di scontro“.
“La Consigliera Valentina Di Gennaro –ha detto la Galizia– si riempie la bocca parlando di diritti delle donne ma in due anni non ha prodotto un solo atto amministrativo. Solo chiacchiere, ed oggi boccia una nostra proposta!”
Le motivazioni ufficiali parlano di costi eccessivi e della necessità di approfondimenti nelle commissioni già esistenti.
Ma è davvero credibile che un organismo consultivo, dedicato a un tema così delicato, rappresenti un peso insostenibile per le casse comunali?
La sensazione è che si sia scelta la via più comoda: rinviare, diluire, depotenziare. Una strategia che, però, stride con l’urgenza del fenomeno della violenza di genere, che richiede strumenti dedicati, continuità di analisi e capacità di proposta.

Portare il dibattito su questioni procedurali o, peggio, su dinamiche di politica nazionale, ha finito per svuotare completamente il senso della mozione.
Il risultato è stato un confronto che ha perso di vista il problema reale per trasformarsi nell’ennesimo braccio di ferro tra maggioranza e opposizione.
Determinante è stato l’intervento del sindaco Piendibene, che ha orientato il voto verso la bocciatura, salvo poi aprire alla possibilità di future iniziative targate maggioranza.

Ed è proprio qui che si consuma il paradosso: si respinge una proposta nel merito per poi ipotizzarne una simile, ma politicamente “marchiata”. Una prassi che alimenta un dubbio legittimo: l’obiettivo è affrontare il problema o intestarsi la soluzione?
Se la politica diventa una gara di bandierine, il rischio è che i temi più delicati – come la tutela delle donne – finiscano ostaggio di logiche di posizionamento.
Le critiche mosse dai consiglieri di Fratelli d’Italia aprono un ulteriore fronte: quello dell’inerzia amministrativa. Secondo l’opposizione, in due anni non si sarebbero registrate iniziative strutturate sul tema, al di là di dichiarazioni di principio e ricorrenze istituzionali.
Se questa lettura fosse confermata, la bocciatura della commissione assumerebbe un peso ancora maggiore: non solo un “no” a una proposta, ma la conferma di una mancanza di visione su un tema cruciale.

Il punto, alla fine, non è solo la commissione. È il metodo.
Una democrazia matura dovrebbe essere in grado di riconoscere la bontà di una proposta indipendentemente da chi la presenta. Dovrebbe saper costruire sintesi, soprattutto su temi trasversali come la sicurezza e i diritti.
A Civitavecchia, invece, si ha sempre più l’impressione di un’amministrazione chiusa, che fatica a confrontarsi e preferisce blindare le proprie scelte piuttosto che aprirsi al contributo dell’aula.
E allora la domanda resta, inevitabile: è questa la politica che serve ai cittadini? Oppure siamo di fronte all’ennesima occasione persa, dove a uscire sconfitta non è l’opposizione, ma la credibilità stessa delle istituzioni?
Corrado Orfini. TalkCity.it Redazione
