Civitavecchia. Paolo Poletti: “La violenza di genere non è un tema di schieramento”

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Civitavecchia. Paolo Poletti: “La violenza di genere non è un tema di schieramento”

Il Consigliere Comunale: “A Civitavecchia il confronto politico mostra i limiti di una lettura di parte su un fenomeno che richiede responsabilità condivisa”

<<Negli ultimi giorni il tema della violenza di genere è tornato al centro del dibattito civico a Civitavecchia, con una dinamica che merita una riflessione più profonda di quanto sia stato finora espresso nei singoli comunicati.

Un gruppo di consigliere di opposizione ha presentato un documento che affronta la violenza di genere come un fenomeno strutturale, e non come emergenza episodica, proponendo un approccio integrato che coinvolge prevenzione culturale, coordinamento istituzionale e azioni locali concrete.

L’obiettivo dichiarato è di collocare il tema all’interno delle responsabilità amministrative del Comune, senza rinunciare però alla consapevolezza che si tratta di un fenomeno che richiede anche politiche nazionali e regionali.

Le reazioni della maggioranza sono state articolate, e politicamente significative.

Da una parte, alcune esponenti di AVS e del Movimento 5 Stelle hanno espresso critiche che condividono la necessità di politiche strutturate e di risorse adeguate.

Tuttavia, nella lettura di queste prese di posizione emerge in filigrana una tendenza a considerare l’iniziativa dell’opposizione insufficiente, quasi perché proveniente da un’area politica diversa.

In questo modo, si finisce per leggere la proposta non tanto sul piano del merito, quanto come potenziale oggetto di contesa politica o di “legittimazione preventiva”.

Un elemento che merita attenzione è proprio questo: quando l’approccio alla violenza di genere viene trattato con una logica che sembra riservarne la gestione a una specifica identità politica,

si rischia di ridurre la portata civica di un tema che, per definizione, dovrebbe essere trasversale e responsabilmente condiviso.

Dall’altra parte, la consigliera del Partito Democratico ha contribuito con una lettura diversa, capace di tenere insieme dimensione morale, culturale e politica del problema, senza relegare l’azione comunale a un ruolo secondario.

Questa prospettiva riconosce che la violenza di genere richiede al tempo stesso politiche pubbliche robuste, consapevolezza culturale e responsabilità istituzionale, e non riduce la discussione a una competizione di schieramenti.

In quest’ottica, l’iniziativa dell’opposizione non è in contrapposizione con le politiche strutturali, ma ne rappresenta piuttosto un’integrazione pertinente e utile a livello locale.

La contrapposizione tra politiche pubbliche e prevenzione culturale risulta artificiosa: affrontare la violenza di genere significa tenere insieme educazione al rispetto, sistemi di protezione, interventi formativi e azioni istituzionali coordinate.

Il dibattito che si è aperto attorno all’iniziativa Galizia–Costantini pone una questione che va oltre le singole prese di posizione: come affrontare la violenza di genere senza ridurla a terreno di contrapposizione politica.

Se si riconosce, come tutte le parti dichiarano, che si tratta di un fenomeno strutturale, allora diventa difficile sostenere che l’azione degli enti locali sia marginale o meramente simbolica.

Allo stesso modo, contrapporre prevenzione culturale e politiche pubbliche rischia di semplificare un problema che richiede invece integrazione, continuità e responsabilità istituzionale.

Proprio per questo, l’iniziativa presentata non si pone in alternativa alle politiche strutturali, ma come un’integrazione coerente a livello comunale, indicando alcune linee di intervento concrete e pienamente compatibili con le competenze dell’ente.

Tra queste, a mero titolo di esempio:

  • un coordinamento stabile tra servizi sociali, scuole, ASL, forze dell’ordine e centri antiviolenza;
  • protocolli territoriali per l’intercettazione precoce delle situazioni di rischio;
  • percorsi strutturati di educazione alle relazioni e al rispetto, come investimento di prevenzione;
  • un sostegno continuativo ai centri antiviolenza presenti sul territorio;
  • una comunicazione istituzionale responsabile, non episodica, capace di informare e sensibilizzare.

Si tratta di proposte migliorabili, integrabili, discutibili nel merito. Ma è proprio qui che dovrebbe collocarsi il confronto: sul come rafforzarle, non sul se siano legittime.

Su queste basi, il dibattito resta aperto e può essere utile interrogarsi su alcune questioni di fondo.

Il Comune può e deve svolgere un ruolo attivo di prevenzione, anche in assenza di politiche nazionali pienamente efficaci, oppure l’azione locale è destinata a restare marginale?

Prevenzione culturale e politiche pubbliche sono davvero alternative, o non è proprio la loro integrazione a rendere credibile ed efficace il contrasto alla violenza di genere?

La violenza di genere può essere trattata come un tema “di parte”, oppure richiede un approccio trasversale che parta dal merito delle proposte e non dalle appartenenze politiche?

Il confronto, se condotto con serietà e senza logiche identitarie, è parte integrante della risposta che le istituzioni devono alla comunità.>>

Prof. Paolo Poletti. Consigliere Comunale Civitavecchia

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