
Dal Governo alla nostra città, il piano emergenziale divide: tra sicurezza energetica, costi e transizione green. Interviene Calenda

Il carbone torna al centro del dibattito energetico nazionale. Le parole del ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin riaccendono un tema che riguarda da vicino anche il territorio di Civitavecchia e la storica centrale Enel.
Secondo il ministro, infatti, esiste una soglia chiara: se il prezzo del gas dovesse superare i 70 euro al megawattora, potrebbe rendersi necessario riattivare le centrali a carbone.
Una prospettiva che, però, viene definita senza ambiguità come “scenario emergenziale, non la normalità”.
Attualmente il gas si aggira intorno ai 40 euro/MWh, ma l’instabilità dei mercati energetici internazionali continua a preoccupare.
Da qui la necessità, sottolineata dal governo, di farsi trovare pronti anche con soluzioni considerate residuali, come il carbone.

Il tema è tutt’altro che teorico per Civitavecchia. La centrale Enel, da anni al centro del percorso di decarbonizzazione, rappresenta uno degli impianti simbolo della transizione energetica italiana.
L’ipotesi di una riattivazione, anche temporanea, riapre interrogativi importanti:
- sicurezza energetica vs sostenibilità ambientale
- costi dell’energia per imprese e famiglie
- futuro industriale del territorio
Uno scenario che sembrava superato torna quindi, almeno come opzione estrema, nel dibattito politico ed economico.

Sulla stessa linea emergenziale, ma con una visione più netta sulle alternative, interviene Carlo Calenda.

Il leader di Azione esclude con decisione qualsiasi ritorno al gas russo, indicando invece strumenti immediati per abbattere i costi:
- sospensione temporanea del sistema ETS (quote CO₂), che oggi pesa fino a 50 euro/MWh sul gas
- utilizzo, se necessario, delle centrali a carbone già esistenti
Calenda sottolinea come, con ETS sospeso, la centrale di Civitavecchia potrebbe produrre energia a circa 49 euro/MWh, tornando competitiva rispetto al gas in molti scenari reali.
Una posizione chiara: meglio soluzioni interne e temporanee, piuttosto che dipendenze esterne, soprattutto in un contesto geopolitico ancora segnato dalla guerra in Ucraina.

Il ritorno del carbone, anche solo come ipotesi, evidenzia una realtà spesso sottovalutata: la transizione energetica non è lineare e può subire frenate nei momenti di crisi.
Il punto politico resta delicato:
- da un lato gli obiettivi ambientali europei
- dall’altro la necessità di garantire energia a prezzi sostenibili
In mezzo, territori come Civitavecchia, che da anni vivono sulla propria pelle questo equilibrio difficile e che stanno cercando di riaprire a nuovi investimenti per un rilancio economico dopo la chiusura della Centrale Enel.

Il messaggio che arriva da Roma è chiaro: il carbone non è il futuro, ma potrebbe essere ancora il “paracadute” del presente.
E proprio per questo, la partita che si gioca oggi non è solo economica o energetica, ma profondamente politica:
decidere quanto siamo davvero pronti a pagare – in termini ambientali e strategici – per garantire la sicurezza energetica del Paese.
TalkCity.it Redazione





