Anche quest’anno attesi tanti turisti; ma nel tempo la qualità e lo spirito originario si sono persi

Con l’arrivo del mese di maggio, Bracciano si appresta ad ospitare con la tradizionale fiera del primo del mese, un evento che continua a rappresentare uno dei momenti di massimo interesse per il territorio nel periodo primaverile.
Anche per questa edizione, la mappa degli stand è stata definita coinvolgendo i punti nevralgici della cittadina: l’area si snoderà tra Piazzale Formaggi, Piazza Bari e Piazza Don Cesolini, interessando arterie come Via Carlo Marchi, Via Salvo d’Acquisto, Via Lidia Ansuini Guardati, Via Mariano Ruggeri e Via Antonio Varisco.
Come ogni anno è atteso un considerevole numero di visitatori provenienti da tutto il comprensorio, a dimostrazione di come il richiamo di questa giornata resti ancora molto forte.

Nata come un vero e proprio evento contadino, la fiera era un tempo l’appuntamento cruciale per l’economia locale.
In questo spazio, agricoltori e allevatori si scambiavano sementi, animali e attrezzature tecniche, preparandosi concretamente alla stagione estiva.
Non era solo un momento commerciale, ma un rito propiziatorio legato alla terra e ai suoi cicli, dove la comunità si riforniva degli strumenti necessari per il lavoro dei mesi a venire.
Col tempo molto è cambiato. L’originaria vocazione agricola è mutata in una più generale offerta capace di attirare qualsiasi visitatore.


Negli ultimi anni, però, non si può fare a meno di notare come la fiera abbia subito un progressivo ridimensionamento.
Molti residenti ricordano con una punta di nostalgia le edizioni in cui il perimetro espositivo appariva quasi raddoppiato: i banchi si estendevano lungo la Via Braccianese fino alla rotatoria della caserma dei Carabinieri e risalivano verso Via Arturo Perugini, toccando il cuore di Bracciano Nuova.
Un’espansione che coinvolgeva anche Via Luigi Domenici e il tratto di Via Principe di Napoli compreso tra Piazzale Formaggi e il passaggio a livello.

Insieme ai confini geografici, il dibattito cittadino si concentra spesso sulla qualità e sulla varietà di prodotti presentati al pubblico.
Il sentimento generale degli abitanti sottolinea il desiderio di ritrovare quell’eterogeneità che rendeva la fiera un’esperienza di scoperta, distinguendola dall’ordinario mercato settimanale.
Se da un lato l’affluenza di pubblico non accenna a diminuire, dall’altro è evidente la necessità di preservare l’identità dell’evento, affinché non si trasformi in una semplice abitudine.
In questo senso, il pensiero va alla fiera di Santa Lucia del 13 dicembre.

Quello che un tempo era un appuntamento iconico, caratterizzato dalle decorazioni natalizie e da un’atmosfera molto sentita, è oggi un evento in forte difficoltà, relegato a pochi stand lungo un paio di vie di Bracciano Nuova.
L’auspicio è che il Primo Maggio, pur adattandosi ai tempi che cambiano, possa mantenere la sua centralità e il suo spessore, evitando di seguire quella deriva di impoverimento che ha colpito l’appuntamento del 13 dicembre.
L’obiettivo comune resta quello di restituire alla fiera quella vitalità e quella diversità che l’hanno resa di grande interesse.
Enrico Negretti. TalkCity.it Bracciano
