È difficile scrivere di Fabio Grossi usando soltanto le parole del mestiere. Perché Fabio non è stato soltanto un attore, un regista, un artista. È stato un uomo che ha lasciato un segno profondo in chi ha avuto la fortuna di incontrarlo
Da ieri, sui social, sono tantissimi i ricordi che si rincorrono. Volti, fotografie, spettacoli, film, momenti di una carriera lunghissima iniziata già negli anni ’80, attraversando il cinema della commedia italiana e poi un teatro vissuto con una passione straordinaria, fino ai giorni nostri.
Tantissimi lavori, tantissimi personaggi, tantissime storie raccontate al pubblico. Ma dietro ogni interpretazione c’era soprattutto un professionista serio, preparato, rigoroso.
Una persona stimata e benvoluta da tanti, nel mondo dello spettacolo e non solo.
Fabio aveva scelto di vivere la sua vita privata con discrezione, lontano dai riflettori. Ed è giusto così. Perché la notorietà non deve necessariamente entrare nella parte più intima dell’esistenza.
La sua vita pubblica, invece, era lì, in prima linea: sul palcoscenico, davanti a una macchina da presa, dietro le quinte, sempre con quella passione che lo ha accompagnato per tutta la sua vita.

Ho avuto la fortuna di poter godere della sua amicizia. Ci siamo ritrovati più volte a cena, lontani dalle luci e dalle formalità. Ed è proprio in quei momenti che ho avuto il privilegio di conoscere Fabio oltre la sua “maschera” di personaggio pubblico.
Ho scoperto una dolcezza d’animo rara. Una disponibilità sincera. Un modo di ascoltare e di parlare che faceva sentire importante chi aveva davanti.
E poi quella sua voce, così simpatica, così riconoscibile.
Una voce che riusciva persino nei momenti difficili a trovare una ragione per sorridere.
Fabio aveva la capacità di riportarti alla cosa più semplice e più importante, che forse ci ha accomunato: la fortuna di aver potuto vivere la vita che si desiderava, inseguendo una passione e trasformandola nel proprio mestiere.

Forse è proprio questo il suo lascito più bello.
Non soltanto i film, il teatro, la regia, i personaggi interpretati e le tante opere realizzate.
Ma l’esempio di un uomo che ha saputo amare profondamente il proprio lavoro e che, allo stesso tempo, ha saputo mantenere intatta quella parte più vera di sé, quella che non aveva bisogno di applausi.
Fabio, mi mancherà poterti chiamare.
Mi mancherà sentire la tua voce, quella voce che anche quando la vita sembrava metterci davanti qualche difficoltà riusciva a ricordarmi che, in fondo, eravamo fortunati ad aver potuto vivere la vita che volevamo, con la passione giusta.
Oggi resta il dolore. Resta il silenzio di una telefonata che non potrò più fare.
Ma resta anche la gratitudine.
Grazie, caro Fabio. Grazie per quello che hai dato all’arte.
Grazie per quello che hai dato alle persone che ti hanno incontrato.
E grazie, soprattutto, per avermi regalato il privilegio della tua amicizia.
Buon viaggio, amico mio.
Corrado Orfini

