La morte di due ambulanti, tra cui un ragazzo di appena 15 anni, non ha fermato la manifestazione. Il Comune ha scelto di proseguire con il Palio, accompagnando l’evento con momenti di raccoglimento. Ma sui social una parte consistente dei cittadini contesta duramente la decisione

Ad Allumiere, dopo la tragedia di sabato scorso, il Palio delle Contrade si è svolto comunque. Una scelta difficile, che ha evidentemente diviso l’opinione pubblica, ma sulla quale l’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Luigi Landi ha deciso di non fare marcia indietro.
La morte dei due ambulanti, uno dei quali aveva appena 15 anni, ha inevitabilmente gettato un’ombra pesantissima sulla manifestazione.
Il Palio, però, non è stato annullato né rinviato. La tragedia è stata ricordata attraverso momenti di silenzio e altre forme di commemorazione, mentre la manifestazione è andata avanti.
È proprio questa decisione ad aver provocato una lunga e accesa discussione sui social, dove numerosi cittadini hanno manifestato il proprio dissenso.
Gian Pio pone una questione che va oltre la semplice polemica: «Di fronte a una tragedia di questa portata, le parole di cordoglio, l’applauso e i minuti di raccoglimento sono certamente gesti di rispetto, ma viene spontaneo chiedersi se fossero sufficienti».
Secondo il cittadino, fermare e rinviare il Palio anche soltanto di una settimana avrebbe rappresentato un segnale ancora più forte: quello di mettere la vita e il dolore delle famiglie prima della festa e della tradizione.

Ancora più duri altri commenti. C’è chi si chiede provocatoriamente quante vittime sul lavoro debbano esserci per fermare «quattro somari che fanno la giostra intorno alla fontana» e chi ironizza sul possibile danno economico derivante da «birrette e porchette invendute» in caso di rinvio.
Roberto definisce la scelta «a dir poco imbarazzante», contestando quello che considera un minuto di silenzio utilizzato per «pulirsi la coscienza», mentre Maria scrive semplicemente: «Potevate farlo la prossima domenica».
Ancora più duro Francesco: «Sono morte delle persone tra cui un ragazzo di 15 anni. Che cosa c’è da festeggiare?», chiedendo apertamente l’annullamento della manifestazione.
Una posizione alla quale Valentina risponde ricordando però l’altra faccia della vicenda: quella di una manifestazione preparata per 365 giorni, con importanti investimenti economici sostenuti anche direttamente dalle contrade e dai tanti volontari.
«Annullare un evento del genere anche una settimana rovinerebbe un lavorone che dura 365 giorni», sostiene Valentina, sottolineando come le vittime siano state ricordate con il minuto di silenzio, i fiori e altre forme di rispetto.
Una posizione che non convince Veronica: «Davanti ai soldi si passa avanti a una tragedia così. È una festa di paese, non stiamo al Palio di Siena».

Il confronto prosegue. C’è chi sostiene che nessuna decisione avrebbe potuto riportare indietro le due vittime e chi, invece, ritiene che proprio per questo il Palio avrebbe dovuto fermarsi.
Marco introduce anche una domanda particolarmente delicata: «Chissà se fosse stato uno del posto se avrebbero fatto lo stesso». Nadia, infine, si rivolge direttamente all’Amministrazione: «Avreste dovuto annullare la manifestazione ed eventualmente rimandarla alla settimana prossima».
Ed è proprio qui che emerge un altro elemento della vicenda. Di fronte alla valanga di commenti dei cittadini, la politica locale è rimasta sostanzialmente in silenzio.
Né la maggioranza né, soprattutto, le forze di opposizione hanno pubblicamente aperto una contestazione sulla scelta dell’Amministrazione di proseguire con il Palio.
Un atteggiamento che, di fatto, può essere letto come una condivisione della decisione assunta dal sindaco Landi, almeno sul piano politico-istituzionale.
Per un’Amministrazione comunale che affida spesso alla propria pagina Facebook la comunicazione istituzionale, ciò che scrivono i cittadini sui social non può essere considerato irrilevante. Al contrario, rappresenta una parte significativa del termometro dell’opinione pubblica locale.
Naturalmente non spetta a noi stabilire se la scelta del sindaco Landi sia stata giusta o sbagliata. Si è trattato di una decisione certamente difficile, in una situazione nella quale qualsiasi scelta avrebbe avuto conseguenze e sarebbe stata sottoposta a critiche.

Una cosa però dobbiamo dirla… la folla accalcata in piazza a seguire l’evento ha di fatto dato ragione al Sindaco. Il Palio rappresenta una tradizione profondamente radicata ad Allumiere, costruita attraverso mesi di lavoro, sacrifici personali, investimenti e impegno delle contrade.
Dall’altra parte, però, c’è una tragedia che ha coinvolto due persone che si trovavano ad Allumiere per lavorare, e tra loro un ragazzo di appena 15 anni. È proprio questo contrasto ad aver aperto una ferita nella comunità. E che oggi fa parlare tutta Italia.
Il dato che emerge con maggiore evidenza, leggendo i commenti pubblicati dai cittadini, è che una parte consistente della popolazione non ha condiviso la scelta di far proseguire il Palio.
Non è una sentenza sulla decisione dell’Amministrazione. È semplicemente la fotografia di un sentimento che, sui social, è emerso con forza.
E forse, al di là delle polemiche, resta una domanda alla quale sarà la stessa comunità di Allumiere a dover dare una risposta: in momenti come questo, dove finisce la tradizione e dove comincia il dovere di fermarsi?
Editoriale di Corrado Orfini. TalkCity.it Redazione

