Comune di Allumiere
Fortissime critiche all’attuale primo cittadino: «Landi è senza numeri, si uniscano le forze per spegnere le poltrone e riaccendere il paese»
C’è un momento in cui le parole della politica devono lasciare il posto alla realtà dei fatti, quella che i cittadini respirano ogni mattina uscendo di casa.
E la realtà, ad Allumiere, ci dice che il paese è completamente spento, bloccato in un limbo che dura da quattro anni.

L’amministrazione del sindaco Luigi Landi ha esaurito la sua spinta propulsiva ed è giunta al capolinea, lasciando dietro di sé il deserto di un progetto politico, quello del “Fronte Civico”, ormai frantumato.
Mentre il sindaco Landi spende le sue giornate a rincorrere i numeri in Consiglio comunale, cercando di ricucire una maggioranza sfilacciata che ha perso pezzi per strada – tra vicesindaci, assessori e consiglieri che hanno sbattuto la porta –, il paese reale è rimasto al palo.
È un’amministrazione distratta dalle proprie faide interne, troppo occupata a fare equilibrismi sulle poltrone per accorgersi che i comuni vicini corrono, aprono cantieri e si rinnovano.
Allumiere, invece, resta isolata, incapace di intercettare anche solo un euro di quei finanziamenti europei, nazionali o regionali che oggi sono l’unica vera benzina per rifare le strade, ammodernare i servizi e dare respiro all’economia locale.

Questa paralisi non è un concetto astratto: si vede, si tocca e purtroppo si respira.
È sotto gli occhi di tutti nell’emergenza cronica dell’igiene urbana, tra strade che gridano pulizia e cassonetti che raccontano una gestione dei rifiuti a dir poco affannosa.
Viene da chiedersi: se una macchina comunale non riesce a garantire nemmeno il decoro della quotidianità, come può pretendere di disegnare il futuro del nostro territorio?
Ma l’inconcludenza di questa giunta colpisce al cuore la parte più viva e pulsante di Allumiere: la vita delle nostre sei Contrade.
Chi vive qui sa bene che il Palio non è la sfilata di una sola domenica d’agosto, buona per fare passerelle istituzionali a costo zero.

Essere contradaioli significa dodici mesi di sacrifici silenziosi, di ragazzi che passano le serate nelle sedi, di famiglie che si spaccano la schiena per organizzare sagre e autofinanziarsi, tenendo in piedi il tessuto sociale che muove il paese.
Eppure, le Contrade vengono lasciate sistematicamente sole a combattere contro burocrazia e ostacoli logistici.
Il Comune si limita a incassare il successo del cartellone estivo senza investire risorse strutturali, senza offrire tutele e senza un vero progetto che permetta al Palio di fare quel salto di qualità turistico e nazionale che la passione dei nostri cittadini meriterebbe.
Allumiere non può più permettersi il lusso di perdere tempo in ostaggio di una giunta che non ha più i numeri per governare.
Visto che il Sindaco rifiuta di prendere atto del fallimento e non rassegna le dimissioni, serve uno scatto di orgoglio e di responsabilità.

Per questo rivolgo un appello chiaro al territorio e alle opposizioni: è il momento di unire tutte le forze politiche e consiliari pronte a staccare la spina a questa maggioranza, stringere i tempi e depositare le firme necessarie per la sfiducia.
Bisogna completare l’opera in aula e mettere la parola fine a questa agonia amministrativa, perché esitare significa solo rendersi complici del declino del paese.
Subito dopo, Allumiere avrà bisogno di una guida solida, autorevole e con le idee chiare.
È per questo che in paese e tra la gente si fa sempre più spazio la proposta di una figura di grandissima esperienza come Pietro Tidei.

Al di là delle simpatie politiche, oggi serve una leadership che sappia dialogare con i ministeri e gli enti superiori, qualcuno che abbia le porte aperte dove conta e che sappia come e dove andare a prendere i fondi pubblici per rimettere in sesto il Comune, restituendo alle sei Contrade l’autonomia, le risorse e la dignità che meritano.
Giriamo pagina, restituiamo luce alle nostre tradizioni. Si uniscano le forze per far ripartire, finalmente, Allumiere.
Manolo Peris
Riceviamo e pubblichiamo
