Comune Santa Marinella
Elezioni Amministrative; la prima giornata di voto e la sagra dell’anti rispetto civico… affluenza bassissima

La prima giornata delle elezioni amministrative a Santa Marinella ha regalato un’immagine già vista troppe volte, ma che continua a fare rumore. Non per il confronto democratico, non per i programmi, non per le idee.
Ma per quella sceneggiata stanca fatta di “amici” elettorali fuori dai seggi, sorrisi improvvisi ogni cinque anni e la solita domanda pronunciata con imbarazzante naturalezza: “Hai votato bene, sì?”.
Davanti alle scuole trasformate in sezioni elettorali, candidati e sostenitori fissi come statue.
Ore e ore piazzati all’ingresso, saltando persino il pranzo pur di recuperare l’ultimo voto disponibile, l’ultima stretta di mano utile, l’ultimo favore da ricordare.
Una presenza continua, ossessiva, che nulla ha a che vedere con il senso civico e molto con quella politica della pressione psicologica travestita da cordialità.

E allora la domanda nasce spontanea: dove finiscono le regole del buon senso? Dove si nasconde il rispetto civico?
Perché una campagna elettorale dovrebbe trasformarsi nella fiera della “paraculaggine”, dove tutto sembra consentito purché serva a raccattare consenso?
Il clima che si respira attorno ai seggi non è quello di una festa democratica. È piuttosto quello di una politica consumata, autoreferenziale, incapace di capire quanto certi atteggiamenti allontanino le persone invece di avvicinarle.

E forse non è un caso se il vero protagonista di questa prima giornata è stato ancora una volta l’assenteismo.
Alle 19 l’affluenza a Santa Marinella si attestava intorno al 35%, in calo rispetto alla precedente tornata elettorale.
Un dato che racconta più di mille slogan. Racconta la disillusione di cittadini stanchi di assistere sempre allo stesso copione. Racconta la distanza crescente tra la politica e la vita reale delle persone.
Perché la verità è semplice: la gente è schifata. E, diciamolo chiaramente, anche giustamente.

Quando una parte della politica considera normale presidiare i seggi come fossero territori di caccia elettorale, quando il rispetto delle regole non scritte della convivenza civile viene sacrificato sull’altare del consenso, allora il problema non è soltanto la campagna elettorale. Il problema è ciò che viene dopo.
Perché se per vincere si è disposti a snobbare il buon senso, viene naturale chiedersi quale idea di amministrazione si abbia davvero in mente.
Una politica che vive di pressione, opportunismo e presenza scenica fuori dai seggi può davvero rappresentare il cambiamento di cui una città ha bisogno?
La sensazione, purtroppo, è che molti cittadini abbiano già dato la loro risposta. Restando a casa.
Corrado Orfini. TalkCity.it Redazione







