Sui social esplode l’amarezza per la chiusura di un altro punto di riferimento. Tra accuse di affitti insostenibili e attività che scompaiono, cresce la sensazione di una cittadina sempre più impoverita commercialmente
A pochi giorni dallo sfogo del gestore di Parco Saffi, un altra attività che abbassa definitivamente la serranda.
Questa volta è il bar della stazione ferroviaria di Santa Marinella, un punto di riferimento quotidiano per pendolari, viaggiatori e cittadini.
Una chiusura che va ben oltre la perdita di un semplice esercizio commerciale e che sui social ha scatenato una valanga di commenti sconsolati.

Il sentimento prevalente è quello di una città che, lentamente, sembra perdere pezzi della propria vitalità economica e commerciale.
«Povera Santa Marinella, povera che fine», scrive Emanuela, sintetizzando in poche parole l’amarezza di tanti concittadini.
Ancora più dura Michela: «Certo ora c’è il deserto! Niente bar, niente biglietteria. Voglio vedere quando non funzionerà per un guasto la macchinetta dei biglietti cosa si farà. Questo paese offre sempre meno servizi».
Piera rincara la dose: «Sempre peggio, una stazione senza bar! Senza sala d’attesa, tra un po’ anche senza treni».
C’è poi chi cerca di comprendere le ragioni della chiusura. Luca conferma che il locale è «chiuso definitivamente purtroppo», mentre Pietro indica nell’aumento del canone d’affitto la possibile causa.
«Ma com’è possibile», si chiede sconsolata Giuliana, mentre Claudia commenta amaramente: «Pure quello, andiamo bene».

Al di là delle responsabilità e delle motivazioni economiche, il dato che emerge dai commenti è soprattutto uno: Santa Marinella vive un crescente disagio per la progressiva perdita di servizi e attività commerciali.
Una città a vocazione turistica, che dovrebbe fare dell’accoglienza uno dei propri punti di forza, si ritrova con una stazione ferroviaria privata persino di un bar, proprio nel luogo che rappresenta per molti visitatori il primo contatto con il territorio.
Ovviamente una crisi che non si può addebitare all’attuale amministrazione, al lavoro per provare a rilanciare l’economia cittadina.
Piuttosto possiamo stigmatizzare il lavoro discutibile di chi ha gestito turismo e eventi negli ultimi anni, capaci di movimentare un ristretto pubblico di villeggianti senza stimolare interesse per un pubblico di massa che creasse economia.

E mentre le serrande si abbassano, cresce una domanda che riguarda non soltanto questa chiusura, ma il futuro commerciale dell’intera cittadina; in attesa di conoscere una strategia per contrastare l’impoverimento delle attività e restituire vitalità economica a Santa Marinella.
Perché dietro ogni negozio che chiude non scompare soltanto un’insegna. Si perde un servizio, un presidio sociale e un altro piccolo pezzo di città.
Corrado Orfini. TalkCity.it Redazione
