Il presidente Antonio Magi: “Difendere l’autonomia dell’atto medico significa soprattutto preservare la relazione di fiducia con il cittadino”
Ridefinire identità, responsabilità e confini della professione medica nell’era dell’intelligenza artificiale e della trasformazione digitale.
È questo il tema al centro della presentazione, nella Sala della Regina della Camera dei deputati, del volume Etica e atto medico. Riflessioni e proposte, curato da Francesca Gambetti, e del parallelo Documento Atto Medico promosso dalla Commissione dell’OMCeO Roma.

Al centro della riflessione una distinzione fondamentale: la prestazione sanitaria può essere condivisa all’interno di un’équipe, mentre la deliberazione clinica resta una responsabilità esclusiva e non delegabile del medico.
È il professionista, infatti, a integrare evidenze scientifiche, valutazione etica e conoscenza della persona assistita, assumendosi la responsabilità delle decisioni.
Il documento individua tre dimensioni dell’atto medico: deliberazione clinica, prestazione sanitaria e attività di ricerca, formazione e organizzazione.

La tecnologia, dall’intelligenza artificiale alla telemedicina, viene considerata uno strumento sempre più importante, ma non sostitutivo del giudizio umano.
«Il medico oggi è il perno di un sistema multiprofessionale – sottolinea la curatrice Francesca Gambetti – ma la minaccia dell’algoritmo ci impone di riscoprire l’umanizzazione della relazione di cura e la centralità dell’ascolto».
Per il presidente dell’OMCeO Roma Antonio Magi, difendere l’autonomia dell’atto medico significa soprattutto «preservare la relazione di fiducia con il cittadino».
Una riflessione che guarda al futuro della medicina, ponendo al centro la persona prima della tecnologia.
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