Riflessione sul Palio dopo la tragedia: rispetto, tradizione e identità di un paese che non accetta condanne social

In questi giorni ho letto molti commenti e articoli sul Palio delle Contrade di Allumiere. Alcuni esprimono un’opinione legittima, altri invece hanno finito per gettare fango non soltanto sul Palio, ma sull’intera comunità.
Ed è su questo che sento il dovere di intervenire.
La morte dei due giovani ragazzi ha colpito tutti noi. Prima di qualsiasi altra considerazione vengono il dolore, il rispetto e la vicinanza alle loro famiglie. Non esiste tradizione, manifestazione o competizione che possa essere messa davanti a una tragedia umana.
Ma proprio per questo credo sia necessario mantenere lucidità e rispetto anche nel giudicare le decisioni degli altri. Si può ritenere sbagliata la scelta di svolgere il Palio. Si può pensare che sarebbe stato più opportuno annullarlo o rinviarlo. È legittimo discuterne.
Altra cosa, però, è trasformare quella scelta in una condanna morale di un intero paese. Allumiere non è un paese insensibile. E il Palio non è una semplice festa.
È una tradizione che affonda le sue radici nella storia della nostra comunità. La prima edizione risale al 1965 e il Palio è oggi alla sua sessantesima edizione. È riconosciuto dal Ministero della Cultura nell’ambito delle rievocazioni storiche e comprende il corteo storico e la competizione tra le contrade.

È corteo storico, sono le contrade, gli sbandieratori, i volontari, gli asini, la competizione, ma soprattutto è memoria collettiva.
Durante gli anni in cui ho avuto l’onore di amministrare Allumiere come sindaco ho avuto anche il privilegio di ascoltare dalla voce di Riccardo Rinaldi, ideatore del Palio delle Contrade, storie,
aneddoti e ricordi legati alla nascita di questa manifestazione. Ho avuto la fortuna di condividere con lui momenti importanti della vita della nostra comunità.
Ed è proprio conoscendo questa storia, ascoltandola dalla voce di chi l’ha costruita, che si comprende quanto sia riduttivo pensare al Palio come a una semplice giornata di festa.
Il Palio è una parte della storia di Allumiere. E voglio dire una cosa che forse dai social non può emergere abbastanza: non è stato facile per nessuno di noi. Non è stato facile domenica scorsa, così come non lo fu nel 2012.
Nel 2012 Allumiere visse un’altra tragedia, con la morte di un giovane della Contrada La Bianca proprio a ridosso del Palio. La sua contrada scelse di non partecipare, mentre il Palio si svolse comunque, nel dolore e nel rispetto della comunità.

Io ricordo bene cosa significò allora. E so cosa ha significato domenica scorsa.
Per chi ha preparato il Palio, per chi ha sfilato, per chi ha corso, per chi ha accompagnato la propria contrada e per chi semplicemente era lì, non è stata una domenica come le altre.
È stato un Palio con il dolore nel cuore. Il fatto che una tradizione sia andata avanti non significa che il dolore sia stato messo da parte.
Si può continuare una tradizione e, nello stesso tempo, portare dentro di sé il peso di una tragedia. Questo forse è ciò che chi guarda da fuori rischia di non comprendere. Una fotografia, un video o un post sui social non possono raccontare quello che c’è nel cuore di una comunità.
Lo dico anche per esperienza personale. Durante il mio mandato da sindaco ho conosciuto sulla mia pelle quanto sia facile essere travolti da una narrazione costruita sui social, quanto sia difficile recuperare dopo il danno subito e quanto raramente la smentita abbia la stessa forza e la stessa diffusione dell’accusa.
È anche per questo che oggi non posso restare indifferente davanti a ciò che sta accadendo ad Allumiere. Una comunità non può essere condannata attraverso i social.

Io oggi sono consigliere comunale e capogruppo di opposizione. Ho il diritto e il dovere di criticare l’Amministrazione quando ritengo che una scelta non sia corretta. Ma c’è una cosa che non farò mai: essere opposizione ad Allumiere.
Il Palio l’ho vissuto in più ruoli: da contradaiolo attivo della Contrada Nona, da cittadino, da sindaco e oggi da consigliere comunale.
Conosco quindi, da prospettive diverse, quanto lavoro, quanta passione, quanto volontariato e quanta partecipazione ci siano dietro le contrade e dietro il Palio. So cosa significa vedere persone lavorare per mesi affinché una tradizione possa continuare a vivere.
Per questo oggi non voglio difendere una maggioranza, né attaccare chi ha espresso un’opinione diversa. Voglio difendere Allumiere. Difendere il diritto di una comunità a essere rispettata anche quando compie una scelta che qualcuno non condivide.
Difendere le nostre contrade, che non sono semplicemente organizzazioni che preparano una festa, ma luoghi di aggregazione, volontariato, amicizia e appartenenza. Difendere una tradizione che da sessant’anni rappresenta una parte importante della nostra storia.
E, soprattutto, difendere il diritto di Allumiere di vivere il proprio dolore senza essere costretta a dimostrarlo a colpi di post, commenti e giudizi. Chi ha perso una persona cara non ha bisogno dei nostri giudizi.

Ha bisogno di rispetto. E anche una comunità che attraversa un momento così difficile ha bisogno di rispetto. Si può criticare una scelta. Non si deve infangare un paese.
Il dolore non appartiene a chi scrive il post più indignato. Il rispetto non si misura con il numero di condivisioni. E la sensibilità non è una gara sui social. Allumiere ha una storia, una memoria e una comunità. E io, oggi come ieri, quella comunità continuerò a difenderla.
Viva Allumiere.
Viva le Contrade.
Viva il Palio.
Comunicato stampa Antonio Pasquini Consigliere comunale – Capogruppo di opposizione “Insieme per Allumiere”
Riceviamo e pubblichiamo.

