L’ex vicesindaco rompe nuovamente il silenzio e punta il dito contro il passaggio di consiglieri al partito di Vannacci. Nel mirino anche il sindaco Grando: «Già candidato altrove, ma chi pensa al futuro di Ladispoli?». E ribadisce le ragioni dell’uscita di Fratelli d’Italia dalla Giunta: «È mancata la trasparenza».

Prima vengono prese decisioni sottobanco in merito al passaggio di consiglieri verso il partito di Vannacci e poi si tenta una maccheronica giustificazione. Prima contraddizione.
Chiediamo un confronto faccia a faccia (ancora sì, nonostante l’epoca interattiva, esistono i rapporti umani guardandosi negli occhi. Lo so che per molti possa apparire strano!), ma nessuno pare in grado di dare una risposta precisa all’accaduto.
Nemmeno i diretti interessati. Seconda contraddizione. La decisione era dunque già presa.
Non posso esimermi, però, dall’aggiungere una terza contraddizione che sarebbe da analizzare attentamente.
Mentre si esprimono perplessità sulle mie dimissioni, mi sorge un quesito: se “Ladispoli non può diventare terreno di manovre elettorali a discapito del lavoro amministrativo”,
com’è possibile che un sindaco uscente, che manifesta il proprio impegno per la città con un ricco elenco di interventi futuri, che verranno sicuramente portati a compimento, ma non da lui, si sia già candidato per le elezioni della città adiacente?

Soprattutto, senza essersi minimamente preoccupato della città che sta lasciando? Vorrei tranquillizzare i cittadini: gli interventi verranno portati avanti ma, probabilmente, non da questa amministrazione.
Mi piacerebbe continuare sulla stessa falsariga di questo post letto ovunque, rispondendo a ogni rima, sillaba e virgola di quello che ho visto. Sarebbe piuttosto semplice farlo: hanno servito la solita difesa su un piatto d’argento. Stesso copione, stessa intelligenza artificiale di supporto.
Solo che noi non stiamo reclamando una loro redenzione. Non stiamo chiedendo di ripetere il programma a memoria, con il medesimo copia e incolla. Chiediamo solo come sia possibile agire all’interno della propria maggioranza alle spalle della stessa maggioranza.
Non è incredibile? Eppure è quello che è avvenuto, nonostante nessuno si prenda la briga di affrontare il vero nocciolo della questione. Anche perché, in questo caso, non servirebbe scomodare la Costituzione come giustificazione. Sarebbe bastato chiamare in causa il buon senso e il dialogo.
Ma hanno fatto anche di peggio, seppur deduca che al peggio, come recita il detto popolare, non vi sia mai fine.
Compaiono sui social (sempre perché quel famoso confronto faccia a faccia, a questo punto, mi pare che per molti sia complicato da gestire) i commenti di alcune consigliere “migratorie”, che sottolineano come un dialogo con me e, di conseguenza, con il nostro partito, non fosse necessario.

Il tutto espresso con risate e un linguaggio poco consono allo stile che una buona amministrazione dovrebbe insegnare e mostrare ai propri elettori.
E quindi mi domando: se parlare con me e confrontarsi con il mio partito non è poi così indispensabile quando si devono prendere decisioni politiche delicate o cambi repentini di rotta, allora una maggioranza per cosa dovrebbe esistere?
Ah sì, scordavo, chiedo venia. Dovrebbe esistere per alzare la mano senza manifestare disappunto, per lasciarsi passare sotto gli occhi decisioni già prese e restare comunque inermi e obbedienti, come suggeriscono i migliori esempi di assenza di democrazia.
Bizzarro anche questo caso. Alcuni partiti della maggioranza non hanno diritto di conoscere in anticipo i movimenti politici interni, ma diventano improvvisamente utili quando i finanziamenti arrivano proprio da lì, precisamente dal bilancio della Regione guidata da Fratelli d’Italia.
Ci tengo però a fare una semplice precisazione, sperando sia l’ultima volta in cui debba farla, anche se purtroppo so che in molti continueranno a girarci intorno con incredibili voli pindarici.
La nostra decisione di abbandonare la Giunta è avvenuta soltanto perché il resto della maggioranza non è stato trasparente con noi sulle scelte politiche intraprese.

Non stiamo dicendo che non avrebbero dovuto percorrerle, ma stiamo sottolineando il fatto che una squadra dovrebbe confrontarsi prima di decidere e deliberare pubblicamente.
Se non esiste il confronto, non esiste la squadra. Se non esiste la squadra, non esistono specchi carichi di scuse e sotterfugi ai quali aggrapparsi.
Noi siamo fedeli, lo ribadiamo, alla parola data agli elettori. Al senso di chiarezza e trasparenza che ci contraddistingue. D’altra parte, lo dimostrano i fatti. Non le parole.
Anche perché di parole sono già pieni i social, dove singoli esponenti di gruppi politici espongono la propria difesa attraverso i giornali locali, senza però saper illustrare con precisione la loro collocazione politica.
Eh sì, perché è vero che ogni cittadino, e quindi anche ogni politico, è libero di cambiare partito quando vuole, come vuole e purché lo voglia.
Ma coloro che, partendo da sinistra, hanno attraversato tutto l’arco costituzionale per definirsi civici e finire poi nel partito di Vannacci, esattamente quale grado di coerenza possono rivendicare davanti ai cittadini?
Renzo Marchetti. FdI Ladispoli
Riceviamo e pubblichiamo
