
Scopri Vicarello, tra antiche sorgenti romane, villaggi sommersi e tesori nascosti della tenuta storica

Sulla sponda settentrionale del Lago di Bracciano si estende un territorio in cui la storia si è stratificata con una densità fuori dal comune.
È la tenuta di Vicarello, oggi frazione inserita nel comune di Bracciano, un luogo che per millenni ha ospitato numerosi culti antichi, rotte imperiali e insediamenti agricoli.
Nonostante la portata scientifica e archeologica dei ritrovamenti avvenuti su questi terreni, Vicarello è però ad oggi un immenso patrimonio culturale e naturalistico che, trovandosi all’interno di una proprietà privata, è quasi completamente sottratto alla fruizione dei cittadini e dei visitatori.
L’origine della centralità di Vicarello affonda le radici nella natura stessa del territorio sabatino. L’attività vulcanica tardiva ha lasciato in eredità sorgenti idrominerali solfuree che sgorgano a temperature elevate, un dettaglio che non sfuggì alle popolazioni della tarda età del Bronzo.
Proprio nelle acque antistanti la tenuta, nel 1974, le prime ricognizioni subacquee portarono alla luce i resti di un vasto villaggio palafitticolo sommerso, a circa cinque metri di profondità,
restituendo materiali ceramici e bronzei di eccezionale valore che dimostrano come lo specchio lacustre fosse già allora un fulcro di scambi e stanziamenti stabili.

Furono però i Romani a istituzionalizzare lo sfruttamento di queste sorgenti, consacrando il sito alle Nymphae Apollinares, le divinità acquatiche protettrici della salute.
In epoca imperiale l’area venne trasformata in una prestigiosa proprietà.
Architetti e ingegneri romani vi edificarono una monumentale villa dotata di ninfei, terrazzamenti affacciati sul lago e un complesso termale alimentato dalle sorgenti calde e collegato alle strutture dell’Acquedotto Traiano, i cui resti visibili testimoniano le eccezionali abilità di ingegneria idraulica.
Il nome di Vicarello è legato a una delle scoperte più sensazionali dell’archeologia romana, avvenuta nel 1852.
Durante i lavori di demolizione e ricostruzione dei moderni stabilimenti termali, promossi dal Collegio Germanico-Ungarico e diretti dai padri gesuiti del Collegio Romano, l’esplorazione della bocca d’origine della sorgente calda portò alla luce la stipe votiva del santuario.
Sul fondo del lago di Bracciano emersero centinaia di chili di monete che coprivano un arco temporale lunghissimo, a partire dall’età pre-monetale con i blocchi di bronzo grezzo (aes rude), segno che il luogo era meta di devozione ben prima che Roma vi erigesse le sue grandi strutture in muratura.

Insieme alla massa monetaria vennero alla luce i celebri Bicchieri di Vicarello: quattro vasi cilindrici in argento sui quali sono insise, tappa per tappa, le stazioni di sosta e le distanze in complica dell’itinerario stradale via terra che univa Cadice a Roma.
Questo prezioso stradario d’argento, risalente al I secolo d.C. e oggi custodito al Museo Nazionale Romano, dimostra la fama interprovinciale delle sorgenti sabatine.
Con il declino dell’Impero Romano, il complesso termale e la villa subirono secoli di abbandono e progressivo interramento, fino a quando, nel XIV secolo, l’intera tenuta venne acquisita dal Collegio Germanico-Ungarico.
Fu proprio l’istituzione ecclesiastica, nel corso del Settecento, a ridisegnare la fisionomia della tenuta, sovrapponendo le nuove strutture rurali alle preesistenze romane.
Sulle rovine della villa sorse il borgo agricolo settecentesco, dominato dal Casino di Caccia e completato nel 1753 dall’edificazione della Chiesa della Santissima Annunziata.
Nel 1983 la vasta tenuta, estesa per centinaia di ettari tra boschi, oliveti e sponda lacustre, venne acquistata da una società privata, che l’ha trasformata nel tempo in un’azienda agricola biologica.

Questa transizione ha comportato la definitiva chiusura delle terme stanziali e l’impossibilità per il pubblico di accedere liberamente ai complessi archeologici della villa romana e delle antiche sorgenti, che giacciono tutelati ma invisibili all’interno del perimetro privato.
Negli ultimi decenni, l’inaccessibilità di un patrimonio di tale importanza storiografica ha sollevato frequenti discussioni tra gli studiosi, le istituzioni e la cittadinanza, trasformando Vicarello in un tema di costante dibattito locale.
A più riprese le associazioni del territorio, i comitati e l’amministrazione comunale di Bracciano hanno tentato di promuovere iniziative per garantire l’apertura programmata dei beni archeologici e naturalistici, interpellando anche il Consiglio Regionale.
Nonostante le periodiche mozioni per definire accordi di fruizione pubblica con la proprietà, la situazione è rimasta congelata.
Oggi la conoscenza e la memoria di questo luogo sopravvivono prevalentemente grazie all’impegno delle realtà associative locali.
Attraverso l’organizzazione di trekking lungo i sentieri perimetrali del Parco, conferenze storiche e approfondimenti culturali, ricercatori e attivisti cercano di mantenere vivo l’interesse su Vicarello.
Il potenziale culturale, scientifico e termale dell’area rappresenta una delle più grandi occasioni mancate per lo sviluppo turistico e archeologico dell’intero comprensorio.
Enrico Negretti. TalkCity.it Redazione





