
Il bobbicio si sposta verso Anguillara Sabazia: caldo e ossigeno basso tra le possibili cause

La comparsa di un’estesa chiazza verde nelle acque del Lago di Bracciano sta impegnando in queste ore il dibattito tra i residenti dei tre comuni.
Il fenomeno, che si sta spostando seguendo le correnti superficiali del bacino, è stato monitorato per la prima volta l’altro ieri nel tratto di specchio d’acqua antistante la zona di Vigna di Valle.
Nella giornata di ieri, la massa vegetale ha proseguito il suo spostamento verso sud-est, concentrandosi in modo massiccio davanti al lungolago di Anguillara Sabazia, dove la colorazione dell’acqua è mutata drasticamente a pochi metri dalla riva.

Per chi ha dimestichezza con i fenomeni che riguardano il lago, in particolare per i pescatori, non si tratta di una novità.
Il fenomeno è comunemente definito con i termini dialettali di “bobbicio” o “bobbonara”, espressioni che descrivono l’accumulo di biomasse organiche e alghe filamentose.
In condizioni normali, questa vegetazione rimane ancorata ai fondali bassi o medi, ma in particolari momenti dell’anno può staccarsi e risalire a galla, aggregandosi in chiazze dense che vengono poi trasportate dal vento e dai flussi d’acqua superficiali.

Nonostante l’abitudine alla presenza del bobbicio, l’affiorarsi di questa massa d’alghe ha generato preoccupazione.
Una parte della cittadinanza ipotizza che la causa principale sia legata alla temperatura dell’acqua, giudicata eccessivamente alta per la stagione.
Secondo questa tesi, il calore agirebbe come un acceleratore biologico, favorendo una crescita rapida delle alghe e il loro successivo distacco dal fondale.

Altri ritengono il fenomeno una conseguenza di un’eventuale scarsa ossigenazione del bacino. La preoccupazione è che la presenza di una massa organica così spessa possa limitare lo scambio gassoso tra l’atmosfera e l’acqua del lago.
Inoltre, quando il “bobbicio” entra nella fase di decomposizione, il processo chimico richiede una quantità considerevole di ossigeno, sottraendolo ai pesci.
Questi due fattori — temperatura e ossigenazione — sono in realtà facce dello stesso problema: l’acqua più calda trattiene meno ossigeno e tende a stratificarsi, impedendo il rimescolamento naturale che ossigena le profondità.

Nonostante ciò, la formazione die “bobbici” rimane un fenomeno estremamente comune e, sebbene curioso da ammirare, con tutta probabilità non è sintomo di problemi legati alle acque del lago.
Enrico Negretti. TalkCity.it Redazione







