Attualitalk. Quando la sanità sbaglia, non è mai solo un errore

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Attualitalk. Quando la sanità sbaglia, non è mai solo un errore

Nel programma di Maria Laura Platania su TalkCity WebRadio si parla di “malasanità”; ospite l’Avvocato Alessandro Verdicchio

Roma è la capitale d’Italia. Dovrebbe essere anche la capitale dell’eccellenza sanitaria.

E invece, sempre più spesso, è il luogo dove emergono gli errori più gravi, quelli che non si possono aggiustare, quelli che arrivano quando ormai il danno è fatto.

La puntata del 21 gennaio di Attualitalk, con ospite l’avvocato Alessandro Verdicchio, ha messo in fila fatti, non impressioni.

E i fatti raccontano una verità scomoda: la malasanità non è una deviazione occasionale, ma un problema strutturale, soprattutto nei grandi sistemi ospedalieri.

Roma è diventata una lente d’ingrandimento.

Non perché qui si sbagli più che altrove, ma perché qui la complessità amplifica ogni errore: grandi policlinici, migliaia di pazienti, percorsi frammentati, responsabilità che si disperdono. In questo labirinto, il paziente spesso smette di essere una persona e diventa un fascicolo.

Il caso del Policlinico Umberto I è emblematico.

Un uomo sano, sottoposto a un intervento demolitivo irreversibile a causa di uno scambio di biopsie. Una diagnosi oncologica sbagliata.

Una mandibola asportata inutilmente. La scoperta arriva mesi dopo, quando non c’è più nulla da correggere. Non è solo un errore clinico: è un fallimento del sistema di controllo.

E non è un episodio isolato.

A Pisa, una donna è stata curata per anni per un cancro che non aveva. Chemioterapia, paura, identità stravolta.

Solo dopo si scopre che la diagnosi era errata. Il risarcimento arriva, ma non restituisce il tempo, né la fiducia.

Cambiano i luoghi, non lo schema: diagnosi affrettate, verifiche insufficienti, percorsi che procedono senza fermarsi a controllare.

Qui il punto non è “trovare il colpevole”. Il punto è capire perché il sistema non si ferma quando dovrebbe fermarsi.

La legge esiste. La cosiddetta Gelli-Bianco affida la responsabilità principale alle strutture sanitarie, limita la colpa penale dei medici ai casi gravi, tenta di bilanciare tutela del paziente e serenità dell’atto medico.

Ma tra la norma e la realtà si apre un vuoto. Un vuoto fatto di cartelle cliniche incomplete, documenti che arrivano tardi, percorsi giudiziari lunghi e faticosi.

Come ha ricordato Verdicchio, spesso la vera battaglia non è in aula, ma nella ricostruzione dei fatti. Capire chi ha visto cosa, chi ha firmato, chi ha deciso di non verificare. E soprattutto: perché nessuno ha detto “fermiamoci”.

La malasanità non è una guerra alla sanità pubblica. È una richiesta di maturità. Di responsabilità. Di trasparenza.

Perché la sanità non chiede solo fiducia: la pretende.
E quando quella fiducia viene tradita, non basta archiviare tutto come “errore umano”.

Roma, Pisa, e tutti i casi che non fanno notizia ci pongono davanti a una scelta: continuare a trattare ogni vicenda come un incidente isolato,

oppure ammettere che il sistema va ripensato, a partire dai controlli, dalla comunicazione e dalla cultura dell’errore.

Curare non significa solo intervenire sul corpo. Significa anche non perdere di vista la persona.

E soprattutto, avere il coraggio di fermarsi prima che sia troppo tardi.

E creare circuiti virtuosi che tratto per tratto possano essere controllati. Giunti perfetti perché il treno e il suo carico prezioso non deragli.

Maria Laura Platania. TalkCity.it Redazione

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