È questa, in estrema sintesi, la denuncia politica e istituzionale contenuta nel duro comunicato del consigliere comunale Armando Tondinelli, esponente di Fratelli d’Italia, al quale il Comune ha formalmente negato l’accesso a una serie di atti amministrativi richiesti nell’esercizio del proprio mandato.
Il diniego è stato confermato nero su bianco in una nota ufficiale indirizzata al Difensore Civico della Città Metropolitana di Roma Capitale, nonostante proprio quest’ultimo, attraverso il proprio ufficio legale,
avesse invitato l’amministrazione comunale a riesaminare l’istanza, ritenendola fondata nel merito e riconducibile alle prerogative garantite ai consiglieri comunali dall’articolo 43 del TUEL.
Secondo Tondinelli, dietro il richiamo a privacy e motivazioni tecniche si nasconderebbe una precisa volontà politica: impedire che emergano elementi potenzialmente imbarazzanti sulla gestione di incarichi e attività professionali legate al dottor Ranieri.
In particolare, il consigliere solleva dubbi sulla reale natura dell’incarico svolto, che – a suo dire – potrebbe non limitarsi a una semplice attività formativa ma estendersi a funzioni più ampie.
Un aspetto tutt’altro che secondario, poiché l’eventuale incompatibilità con il ruolo di Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti rappresenterebbe una questione grave sotto il profilo della terzietà, indipendenza e correttezza amministrativa.
Nella risposta ufficiale, il Comune di Bracciano ribadisce il diniego fondandolo su tre pilastri:
Una linea difensiva che, tuttavia, entra in rotta di collisione con il parere del Difensore Civico, secondo cui l’accesso agli atti richiesti sarebbe coperto dal segreto d’ufficio proprio in quanto strumentale all’attività istituzionale del consigliere.
Di fronte a quello che definisce un vero e proprio muro amministrativo, Tondinelli annuncia il passo successivo: il ricorso all’Autorità giudiziaria per fare piena luce sulla vicenda.
Una scelta che rischia di trasformare un caso amministrativo in un fronte politico-giudiziario capace di alimentare ulteriormente il clima di tensione a Bracciano.
Il messaggio finale del consigliere è netto e difficilmente equivocabile: la trasparenza non può essere uno slogan da convegno, ma un dovere quotidiano.
E quando a essere negato è il diritto di controllo di un eletto, a essere colpita non è l’opposizione, ma la fiducia stessa dei cittadini nelle istituzioni.
Corrado Orfini