AttualiTalk. Quando il silenzio fa paura. Verità e prevenzione sulla morte in culla

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Dino Tropea
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AttualiTalk. Quando il silenzio fa paura. Verità e prevenzione sulla morte in culla

Conversazione con la pediatra Imma Savarese tra ascolto, scienza e parole che salvano la vita

Ci sono parole che nessun genitore vorrebbe mai incontrare. “Morte in culla” è una di queste. Non perché sia frequente, ma perché è imprevedibile. Arriva di notte, quando tutto sembra al suo posto. Arriva senza rumore. E lascia domande che non trovano subito risposta.

In Italia si stimano oltre 250 casi di morte in culla ogni anno, la prevenzione resta oggi lo strumento più efficace.

Parlarne non è facile. Farlo bene è ancora più difficile. La dottoressa Imma Savarese, pediatra, lo sa. Nel suo lavoro incontra neonati, famiglie, paure taciute. E sa che prima ancora della medicina serve una cosa semplice e rarissima: qualcuno che spieghi senza spaventare, che dica la verità senza ferire.

«Quando parliamo di morte in culla», racconta, «non stiamo parlando di numeri o statistiche. Stiamo parlando di genitori che, fino a un attimo prima, pensavano di fare tutto nel modo giusto».

La sindrome della morte improvvisa del lattante, conosciuta come SIDS, colpisce bambini apparentemente sani nel primo anno di vita, spesso durante il sonno. Non esiste una causa unica, certa, dimostrabile. Ed è proprio questa assenza di spiegazioni definitive a rendere il tema così difficile da affrontare.

«La prima cosa che dico alle famiglie», spiega la dottoressa Savarese, «è che non c’è una colpa. Questo va detto subito, chiaramente. Il senso di colpa è una seconda ferita, spesso più profonda della prima».

Eppure, se una causa certa non c’è, qualcosa si può fare. La prevenzione non elimina il rischio, ma lo riduce in modo significativo. E qui il linguaggio conta. Perché prevenzione non significa vivere nel terrore.

«Io non amo le liste di divieti», dice. «Preferisco parlare di gesti di cura. Mettere il bambino a dormire a pancia in su, usare un materasso adeguato, evitare fumo e surriscaldamento. Non sono imposizioni, sono attenzioni. Piccole, quotidiane, alla portata di tutti».

Il tema del sonno sicuro torna spesso nelle sue parole. Non come regola astratta, ma come spazio di protezione. Un luogo semplice, essenziale, senza oggetti inutili. Un ambiente che non promette invincibilità, ma riduce i pericoli.

«Il messaggio che deve passare», sottolinea, «è che informarsi non porta sfortuna. Anzi. Parlare di SIDS significa prendersi cura. Il silenzio, quello sì, è pericoloso».

Ma c’è un momento in cui la prevenzione non basta più. Quando il peggio è già successo. È lì che la medicina cambia volto. Non cura, non salva, non spiega. Ma può restare.

«Dopo una perdita improvvisa», racconta la pediatra, «la famiglia entra in una specie di sospensione. Il tempo si ferma. In quel momento il nostro compito non è riempire il vuoto con parole tecniche, ma essere presenti. Ascoltare. Accettare anche la rabbia, il rifiuto, il silenzio».

Il sostegno psicologico diventa allora parte integrante della cura. Non come optional, ma come necessità. Perché nessuno dovrebbe affrontare un dolore così da solo, né sentirsi giudicato per le domande che fa.

«Ci sono genitori che tornano indietro con la memoria mille volte», dice Savarese. «Ripensano a ogni gesto, a ogni dettaglio. Il nostro ruolo è aiutarli a fermarsi, a respirare, a capire che non tutto è sotto controllo, e che questo non li rende meno genitori».

Nel suo racconto emerge una pediatria che va oltre la diagnosi. Una medicina che non si chiude nello studio, ma accompagna. Che accetta i limiti senza arrendersi all’indifferenza.

Guardando al futuro, la dottoressa Savarese parla di ricerca, certo, ma anche di cultura. Di informazione corretta, accessibile, diffusa. Di una società che non evita i temi scomodi, ma li affronta con rispetto.

«La speranza», conclude, «è che si continui a studiare, a capire di più. Ma anche che si impari a parlare meglio. Ai genitori serve verità, non allarmismo. Serve sapere che possono fare qualcosa, e che, qualunque cosa accada, non verranno lasciati soli».

La morte in culla resta una ferita aperta. Non si spiega, non si chiude. Si può solo stare accanto, con conoscenza e presenza.

A volte basta questo: farsi trovare. La dottoressa Immacolata Savarese è reperibile su MioDottore e, quando serve, va lei nelle case di Fiumicino e delle zone vicine. Con competenza e ascolto.

Non è una prestazione. È esserci. E a volte, sì, anche questo può salvare.

Dino Tropea TalkCity.it Roma

Informazioni sull'autore

Dino Tropea

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Dino Tropea è scrittore e autore di tre libri: Lasciato Indietro (Armando Editore), Ombre e Luci di un Cammino (Laura Capone Editore) e Il regno sommerso di Coralyn (VJ Edizioni Milano). La sua scrittura, empatica ed evocativa, intreccia narrativa, poesia e riflessione sociale, con un’attenzione particolare ai temi della resilienza, della memoria e della speranza. Oltre all’attività letteraria, è redattore per Mondospettacolo.com e TalkCity.it, dove racconta eventi, musica, teatro e cultura con uno stile coinvolgente e appassionato. Cura progetti editoriali come curatore letterario e conduce programmi radiofonici che danno voce a storie di rinascita, arte e impegno sociale. Per conoscere meglio il suo percorso, leggere i suoi articoli e seguire le sue attività, è possibile visitare dinotropea.it, punto di accesso ai suoi profili social ufficiali.

Dino Tropea è scrittore e autore di tre libri: Lasciato Indietro (Armando Editore), Ombre e Luci di un Cammino (Laura Capone Editore) e Il regno sommerso di Coralyn (VJ Edizioni Milano). La sua scrittura, empatica ed evocativa, intreccia narrativa, poesia e riflessione sociale, con un’attenzione particolare ai temi della resilienza, della memoria e della speranza.

Oltre all’attività letteraria, è redattore per Mondospettacolo.com e TalkCity.it, dove racconta eventi, musica, teatro e cultura con uno stile coinvolgente e appassionato. Cura progetti editoriali come curatore letterario e conduce programmi radiofonici che danno voce a storie di rinascita, arte e impegno sociale.
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