Porti d’Italia, dragaggi e infrastrutture: il nuovo modello punta a ridurre i tempi e rendere più efficace la governance
La semplificazione è la parola chiave della riforma della governance portuale. Ridurre la burocrazia, evitare sovrapposizioni decisionali e accelerare la realizzazione delle infrastrutture sono, secondo Ugo Patroni Griffi, le principali sfide che accompagnano l’iter parlamentare del provvedimento.
L’avvocato Ugo Patroni Griffi, già presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale e oggi componente del gruppo dei 33 esperti chiamati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ad affiancare il percorso di riforma,
ha lavorato in particolare nel sottogruppo dedicato a semplificazione e ambiente, partecipando anche ai tavoli su energia e rapporti istituzionali.
«Se dovessi sintetizzare qual è stato l’apporto del lavoro complessivo – spiega Patroni Griffi – la parola sarebbe semplificazione». L’obiettivo è evitare che la riforma diventi «uno strumento di complicazione» e consentire alle Autorità di Sistema portuale di operare con maggiore efficienza.
Uno dei nodi principali riguarda Porti d’Italia, la nuova struttura destinata a occuparsi delle infrastrutture portuali di rilevanza nazionale. Il timore che possa trasformarsi in una super-Authority, aggiungendo un ulteriore livello decisionale, viene però escluso da Patroni Griffi alla luce dell’evoluzione del testo.
Porti d’Italia dovrebbe infatti intervenire in maniera complementare alle Autorità di Sistema portuale, concentrandosi sulle opere che superano le capacità dei singoli enti e che presentano una rilevanza strategica nazionale.

«Per come si è evoluto l’ordito normativo, quello della Super Authority nazionale è un rischio inesistente», afferma Patroni Griffi.
La riforma dovrà inoltre trovare un equilibrio tra il coinvolgimento degli enti locali e l’esigenza di garantire alle Autorità portuali autonomia e rapidità nelle decisioni.
L’obiettivo è evitare che la partecipazione dei territori si trasformi in un ulteriore passaggio burocratico capace di rallentare la pianificazione e la realizzazione delle opere.

Sul piano operativo, tra gli interventi più attesi ci sono la disciplina dei dragaggi, il completamento della pianificazione e la semplificazione delle procedure per la realizzazione delle infrastrutture.
Tra le novità viene indicata anche l’estensione del regime agevolativo delle ZES a tutti i porti italiani, insieme agli interventi legati alla transizione energetica, come il cold ironing.
La portualità italiana si trova quindi davanti alla necessità di utilizzare rapidamente le risorse disponibili e superare i rallentamenti legati alla complessità delle procedure.
Per Patroni Griffi, la semplificazione dovrà essere lo strumento per rendere più efficiente la governance e accelerare la realizzazione delle infrastrutture strategiche per il Paese.
Ludovica Combina. TalkCity.it Redazione

