bosco ENEL
Il Comitato “Salviamo il Bosco di Civitavechia” scrive al ministro Pichetto Fratin e al Ministero dell’Ambiente

Il Comitato “Salviamo il Bosco di Civitavecchia” torna a far sentire la propria voce e lo fa con una lettera inviata al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, al ministro Gilberto Pichetto Fratin e a numerosi enti istituzionali coinvolti nella gestione del futuro delle aree della centrale di Torrevaldaliga Nord.
Al centro della protesta c’è il destino del cosiddetto Bosco Enel, nato sull’area dell’ex parco serbatoi della centrale in seguito a una prescrizione ambientale collegata alla realizzazione dell’impianto.
Un’area di circa 37 ettari che, secondo il Comitato, rappresenta un esempio unico di riconversione ambientale: da deposito di olio combustibile a bosco urbano, con migliaia di alberi che oggi raggiungono circa quattro metri di altezza.
Nella nota firmata da Vittorio Petrelli, il Comitato ricorda di aver già raccolto oltre 3.000 firme contro qualsiasi ipotesi di cancellazione dell’area verde e denuncia il rischio che il bosco possa essere sacrificato nell’ambito dei progetti di reindustrializzazione legati al dopo-carbone.
“La città conquistò quel bosco nel 2008 – sostengono dal Comitato – ed oggi si torna a parlare di abbatterlo.
Sarebbe assurdo eliminare quello che viene considerato un unicum europeo di effettiva riconversione ambientale per realizzare parcheggi e attività che garantirebbero pochissimi posti di lavoro locali, peraltro precari”.

Secondo gli ambientalisti esistono già altre aree disponibili all’interno della centrale e nell’ex parco nafta adiacente che potrebbero ospitare eventuali nuovi insediamenti industriali senza intaccare il patrimonio verde.
Nella lettera il Comitato evidenzia inoltre come la prescrizione ambientale che ha portato alla nascita del bosco non abbia alcun limite temporale e pertanto non possa essere semplicemente ignorata.
“Nessuno, neppure le istituzioni impegnate nel phase out del carbone, sembra tenere nella dovuta considerazione che quell’area è vincolata alla realizzazione di un bosco”, si legge nel documento.
Toni particolarmente duri vengono riservati all’ipotesi di utilizzare la riconversione industriale come contrapposizione alla tutela ambientale.
“Enel e Ministero dell’Ambiente non provino a giocare con il sangue dei morti da inquinamento. Il bosco è della città”, affermano dal Comitato, annunciando la volontà di opporsi “in tutte le sedi, comprese quelle legali”, a qualsiasi tentativo di eliminare l’area verde.
La battaglia sul futuro del Bosco Enel si inserisce così nel più ampio dibattito sulla riconversione economica di Civitavecchia dopo la chiusura della centrale a carbone, un confronto che continua a dividere il territorio tra esigenze occupazionali e tutela dell’ambiente.
Corrado Orfini. TalkCity.it Redazione







