Cristianesimo, uguaglianza e libertà: le radici della società moderna
Dal messaggio di fraternità di Cristo al principio delle pari opportunità: una riflessione di Don Walter Trovato sul rapporto tra dignità umana, differenze sociali e bene comune

Il cristianesimo proclamò per primo il principio della dignità della persona umana e della fondamentale uguaglianza tra tutti gli uomini. Un’uguaglianza nata sul piano religioso, nell’idea di essere “un solo Cristo”, ma destinata ad avere importanti riflessi sociali ed economici.
Ne sono esempio le prime comunità cristiane di Gerusalemme, dove “nessuno considerava propria qualcosa di ciò che possedeva, ma tutto era comune tra loro” (Atti 4,32).
Questo messaggio non produsse subito effetti politici e sociali concreti. Al contrario, suscitò opposizioni in una società fondata su privilegi e discriminazioni. Tuttavia seminò una nuova coscienza destinata a maturare nel tempo.
Molti valori della società moderna, come fraternità, solidarietà e uguaglianza, trovano infatti origine nel messaggio cristiano diffuso da Cristo e tradotto da San Paolo in termini universali.

L’uguaglianza umana si fonda su alcuni elementi naturali comuni a tutti:
- la stessa natura umana, fatta di corpo, intelligenza, volontà, coscienza e libertà;
- gli stessi diritti e doveri fondamentali: vivere, formare una famiglia, conoscere e partecipare alla vita sociale;
- gli stessi principi morali universali: verità, giustizia, bene, libertà e rispetto;
- gli stessi principi che regolano la convivenza sociale, come collaborazione e bene comune.
Da qui nasce l’esigenza di una fondamentale uguaglianza nel trattamento giuridico e sociale delle persone.
Accanto all’uguaglianza esistono però evidenti differenze tra gli uomini, date dalle differenze naturali di capacità, talento e carattere; differenze legate a vocazioni personali e carismi; differenze economiche, culturali, familiari e sociali.
Queste disuguaglianze non eliminano il principio dell’uguaglianza fondamentale, ma ne rendono più difficile la concreta applicazione.
Le differenze, se vissute nel rispetto della dignità umana, possono avere anche un valore positivo.
La varietà di talenti e capacità contribuisce infatti alla crescita completa della persona, al progresso individuale e al buon funzionamento della società, che necessita di funzioni e competenze diverse.

Come in un organismo, ogni parte svolge un compito utile al bene comune.
La società deve creare condizioni che permettano a tutti di sviluppare le proprie capacità e vedere rispettati i propri diritti.
È necessario valorizzare talenti, vocazioni e attitudini; aiutare soprattutto i giovani nella formazione e garantire pari opportunità nei punti di partenza.
Per questo la comunità deve intervenire per compensare gli squilibri dovuti a condizioni economiche o sociali, attraverso strumenti come scuola, borse di studio, sostegni alle famiglie e formazione professionale.
Solo così si può costruire una società dinamica, fondata sulla valorizzazione delle persone e orientata al bene comune.
Don Walter Trovato. Ass.ne Culturale La Migliore Italia
Riceviamo e pubblichiamo









