Tuscania. Cosa significò per la città il terremoto del 1971

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Tuscania. Cosa significò per la città il terremoto del 1971

Per Tuscania, il terremoto del 1971 non fu solo un evento sismico: fu uno spartiacque storico, umano e identitario.

L’evento

Tra il 6 e l’11 febbraio 1971, una serie di scosse colpì duramente la cittadina della Tuscia.

Non furono terremoti “giganti” in termini di magnitudo, ma devastanti per il tessuto urbano e sociale.

Il bilancio fu pesantissimo: 31 vittime, centinaia di feriti, migliaia di sfollati.

La ferita simbolica: il crollo delle chiese

Il trauma più profondo fu il crollo di monumenti simbolo:

· la Basilica di San Pietro, con il crollo del’Apside e del Rosone
· la chiesa di Santa Maria Maggiore, con il cedimento della facciata.

Per Tuscania non significò solo perdere edifici, ma vedere crollare la propria memoria storica e spirituale.

Quelle chiese erano l’anima del paese, il segno visibile di secoli di fede e di comunità.

Una città sfollata e sospesa

Molti abitanti furono costretti a lasciare il centro storico, dichiarato in gran parte inagibile.

Tuscania visse mesi – e anni – di precarietà: baracche, alloggi provvisori, paura, ma anche una forte solidarietà.

Il terremoto mise a nudo fragilità sociali, ma fece emergere anche una comunità capace di resistere.

La ricostruzione: nascita di una nuova coscienza

La ricostruzione non fu solo edilizia:
· si sviluppò una nuova attenzione alla tutela dei beni culturali,

· Tuscania divenne un caso emblematico in Italia per il restauro monumentale post-
sismico,

· si impose una riflessione sul rapporto tra antico e sicurezza, tra conservazione e vita
quotidiana.

Il restauro di San Pietro e Santa Maria Maggiore divenne un modello, studiato anche a livello internazionale.

Il significato profondo

In sintesi, il terremoto del 1971 significò per Tuscania:
· l’esperienza del lutto,
· la perdita dell’illusione di invulnerabilità,

· ma anche la rinascita di un’identità più consapevole.

Tuscania imparò che la propria bellezza è fragile, ma anche che può rinascere, se custodita con intelligenza, fede e responsabilità.

Giancarlo Guerra

Riceviamo e pubblichiamo.

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