Dalla carriera professionistica all’insegnamento, fino ai progetti sociali nelle carceri: il maestro romano ospite di “Swing Capitale” parla del futuro del golf e del valore educativo di questo sport
Il golf come passione, disciplina, occasione di crescita personale e persino strumento sociale. È questo il filo conduttore dell’intervista andata in onda durante la trasmissione “Swing Capitale”,
dove Francesca Alvi e Marco Caponi hanno incontrato il maestro professionista Riccardo Valeri, protagonista di una lunga conversazione dedicata ai valori e al futuro di questo sport.
Ripercorrendo le origini del suo percorso, Valeri ha raccontato di essersi innamorato del golf grazie a un cartone animato degli anni ’80 intitolato “Tutti in campo con Lotti”, che da bambino gli fece nascere il sogno di diventare un giocatore professionista.

Un’aspirazione coltivata con determinazione in un’epoca in cui il golf era molto meno accessibile rispetto a oggi.
Dopo aver iniziato a giocare a 14 anni, a 22 è diventato professionista, entrando nel circuito internazionale e partecipando a tour come l’Alps Tour e il PGA Tour Latinoamérica.
Con il tempo, l’esperienza agonistica si è trasformata in vocazione per l’insegnamento. Dal 2008 Valeri è maestro e professionista, mentre dal 2012 opera stabilmente al Golf Club Casal Palocco, dove ha sviluppato un metodo basato soprattutto sull’approccio umano.

Secondo il maestro, oggi non è più prioritario formare campioni a tutti i costi, ma far avvicinare le persone al golf in modo sereno e divertente.
Nel corso dell’intervista è emerso come la filosofia dell’insegnamento sia profondamente cambiata negli anni: se un tempo l’attenzione era concentrata quasi esclusivamente sulla tecnica e sulla perfezione del gesto,
oggi l’obiettivo è vivere il golf come esperienza positiva, soprattutto in un periodo in cui molte persone cercano nello sport equilibrio e benessere.

Parlando dei primi passi nel gioco, Valeri ha sottolineato come siano sufficienti poche regole fondamentali: un abbigliamento adeguato, una corretta impugnatura del bastone e la volontà di imparare. Più complesso è invece il percorso di chi gioca da tempo.
Secondo il maestro, l’errore più diffuso tra gli amatori è la ripetizione degli stessi schemi senza il coraggio di cambiare.
Spesso, infatti, i giocatori arrivano alle lezioni chiedendo di non modificare il proprio swing, mentre proprio la disponibilità al cambiamento rappresenta la chiave della crescita tecnica.

Ampio spazio è stato dedicato anche alla componente mentale, considerata fondamentale nel golf.
Valeri ha raccontato di essersi recentemente rimesso in gioco partecipando a un torneo dell’Alps Tour dopo anni, sottolineando come la gestione psicologica e l’esperienza incidano in maniera decisiva sulla prestazione.
Tra i progetti più significativi da lui seguiti figura la Luxury Golf Cup, iniziativa che unisce golf, imprenditoria e networking, coinvolgendo brand e professionisti nei principali circoli romani.

Ma il momento più intenso dell’intervista è arrivato quando si è parlato del progetto sociale dedicato alle carceri italiane.
Il maestro ha raccontato di aver avviato, senza finanziamenti iniziali, un progetto per insegnare il golf ai detenuti, grazie anche al sostegno di alcuni allievi che hanno donato attrezzature e materiali.
L’esperienza, realizzata in collaborazione con il carcere di Rebibbia, ha portato i partecipanti fino a sostenere un esame sulle regole del golf e successivamente a giocare su un vero campo.

Un’iniziativa che, ha anticipato Valeri, potrebbe presto ampliarsi a livello nazionale con un progetto ancora più ampio.
Nel corso della trasmissione è stato ribadito anche il valore educativo del golf, capace di insegnare rispetto, disciplina e attenzione verso gli altri, contribuendo in modo concreto alla crescita personale, soprattutto dei più giovani.
Infine, Valeri ha presentato il libro “L’emozione del golf”, scritto insieme a Donatella Carriera, una guida pensata per avvicinare i principianti a uno sport spesso percepito come distante e complesso.

Secondo il maestro, il futuro del golf passa inevitabilmente dalla comunicazione e dalla capacità di raccontarlo al grande pubblico attraverso media, cinema e nuove forme di divulgazione.
A chiusura dell’intervista, Valeri ha richiamato quello che definisce il suo “romanticismo golfistico”, ovvero la capacità del golf di andare oltre l’aspetto puramente sportivo.
Un concetto che, secondo il maestro romano, trova la sua massima espressione nei campi storici e nei luoghi simbolo di questa disciplina. Su tutti St Andrews, considerata la culla del golf mondiale e punto di riferimento per tradizione, cultura e storia di questo sport.
Francesca Alvi – TalkCity.it Redazione ⛳

