A Roma il confronto promosso dall’U.A.P. sulla sanità nazionale. Dopo i saluti di Maria Grazia Cucinotta, dieci interventi hanno messo al centro tariffe, programmazione, liste d’attesa, farmaceutica, strutture territoriali, ospedali, professionisti e sicurezza. Giorlandino: «Basta contrapposizioni: pubblico e privato accreditato sono parti dello stesso SSN»
Una mattinata di confronto serrato sulla sanità italiana, con un messaggio che ha attraversato tutti gli interventi: il sistema sanitario nazionale non può più essere affrontato attraverso annunci e slogan, ma con scelte concrete e risorse adeguate.
Una sanità che non può più permettersi contrapposizioni ideologiche tra pubblico e privato, ma che deve imparare a utilizzare in maniera coordinata tutte le capacità disponibili.
È questo il filo conduttore della conferenza promossa questa mattina dall’U.A.P., dedicata al futuro del Servizio sanitario nazionale.
Ad aprire i lavori è stata una conduttrice d’eccezione, Maria Grazia Cucinotta, da sempre attenta alle problematiche della sanità italiana, che ha accompagnato il confronto ponendo ai relatori una serie di domande dirette sui principali nodi del sistema.
La presidente U.A.P. Maria Stella Giorlandino, nel suo intervento introduttivo, ha chiarito subito la scelta di fondo dell’iniziativa: pubblico e privato accreditato devono essere considerati componenti di un unico SSN, all’interno del quale deve però esserci una forte regia pubblica capace di programmare, orientare e controllare.
Una posizione accompagnata anche da una scelta politica precisa: non invitare rappresentanti della politica. L’obiettivo, ha spiegato Giorlandino, è evitare che la sanità diventi terreno di passerelle e dichiarazioni senza conseguenze concrete. Nel corso degli anni, secondo la presidente U.A.P., le richieste della categoria sono rimaste troppo spesso inascoltate, indipendentemente dagli schieramenti politici.
Nel suo intervento di apertura, Giorlandino ha affrontato il nodo del nuovo nomenclatore tariffario, indicando nelle parole chiave dell’U.A.P. trasparenza, indicizzazione, programmazione e valore per il paziente.
La questione non riguarda soltanto quanto viene riconosciuto alle strutture, ma soprattutto come vengono determinati i costi delle prestazioni e come le risorse disponibili vengono utilizzate.
Alla domanda di Cucinotta su quale debba essere la scelta di fondo per utilizzare meglio tutte le capacità del SSN, la presidente ha indicato una strada precisa: un sistema unico, nel quale la capacità pubblica e quella privata accreditata siano governate attraverso una programmazione complessiva, con il cittadino e il suo diritto alla cura come punto di riferimento.

Il professor Paolo Poletti ha affrontato il tema dalla prospettiva della sanità pubblica.
Con risorse limitate, il SSN non può permettersi di lasciare inutilizzata una parte della propria capacità assistenziale. Da qui la necessità di una regia pubblica più forte, capace di partire dai bisogni reali della popolazione, orientare capacità e investimenti e impedire che una cattiva programmazione produca costi nascosti anche all’interno dello stesso sistema pubblico.
Il coinvolgimento della sanità privata accreditata, quindi, non viene presentato come un arretramento del pubblico, ma come uno strumento per rafforzare complessivamente la capacità del SSN.
Il dottor Valter Rufini è entrato nel merito del nuovo nomenclatore, ponendo una domanda fondamentale: gli aumenti annunciati corrispondono realmente all’inflazione maturata dal 2024?
Ma soprattutto: si conosce finalmente il costo reale delle singole prestazioni?
Il tema della trasparenza nella costruzione delle tariffe è diventato così uno dei punti centrali della mattinata. Per l’U.A.P. non è sufficiente annunciare aumenti: occorre sapere come vengono calcolati, quali costi prendono in considerazione e con quale metodologia vengono aggiornati.
Il dottor Aldo Allegretti ha portato il confronto sul peso crescente della spesa farmaceutica sui bilanci sanitari.
La sfida, ha evidenziato, è riuscire a governare una spesa sempre più compressa senza sottrarre risorse a diagnostica, specialistica e assistenza territoriale.
Da qui la necessità di una regia nazionale più forte, capace di salvaguardare le risorse e, contemporaneamente, valorizzare la rete accreditata, la prossimità e le nuove possibilità offerte dalla telemedicina.

Il dottor Alessandro Totaro ha portato all’attenzione il ruolo delle piccole e medie strutture sanitarie.
Il rischio evidenziato è che tariffe, budget e criteri di programmazione finiscano per premiare esclusivamente i grandi volumi, mettendo in difficoltà quelle realtà territoriali che garantiscono invece prossimità e continuità assistenziale.
Sono proprio queste strutture, secondo il ragionamento proposto, a poter contribuire concretamente alla riduzione delle liste d’attesa e della pressione sugli ospedali pubblici.
Il dottor Leonardo Di Maggio ha portato il confronto sul terreno della cardiologia.
Visite, controlli ed esami diagnostici non possono essere considerati semplicemente numeri all’interno di un budget: la tempestività può incidere direttamente sugli esiti di salute.
Emblematico il riferimento alla visita cardiologica di controllo con ECG, indicata nel corso dell’incontro a 5,85 euro. Un dato utilizzato per evidenziare il rapporto tra tariffe, capacità assistenziale disponibile e liste d’attesa.
La domanda è stata quindi molto concreta: quanto può costare, in termini di salute, lasciare inutilizzata una capacità diagnostica mentre il paziente continua ad aspettare?

Il presidente OMCEO, Antonio Magi, ha affrontato il rapporto tra programmazione sanitaria e responsabilità professionale del medico.
Tariffe, budget e vincoli organizzativi, è stato sottolineato, devono essere costruiti in modo da consentire al professionista di scegliere la prestazione più appropriata sulla base delle esigenze del paziente.
Il principio è quello di evitare che la sostenibilità economica finisca per interferire impropriamente con la decisione clinica, l’appropriatezza, la qualità e la sicurezza delle cure.
Il dottor Maurizio Pigozzi ha affrontato il tema dell’ospedalità privata accreditata come componente strutturale della rete del SSN.
La questione, ancora una volta, è quella della programmazione: posti letto, specialità e capacità operative devono essere pianificati considerando insieme ciò che può offrire il pubblico e ciò che può offrire il sistema accreditato.
L’obiettivo è duplice: evitare duplicazioni e impedire che rimangano inutilizzate risorse assistenziali che potrebbero essere messe a disposizione dei cittadini.

Il dottor Luca Marino ha spostato l’attenzione sulle condizioni necessarie per consentire alle strutture sanitarie di investire.
Tecnologie, digitalizzazione, strutture e personale richiedono infatti una prospettiva pluriennale. Per programmare servono tariffe sostenibili, budget prevedibili, regole stabili e una programmazione che non cambi continuamente.
Un sistema sanitario efficiente, quindi, necessita anche di certezza per chi deve investire nella propria capacità di cura.
La presidente Elisa Interlandi ha affrontato il tema della qualità e della sicurezza nella diagnostica.
Il principio indicato è semplice: quando una stessa prestazione viene erogata da soggetti diversi, devono essere garantiti al cittadino gli stessi requisiti, gli stessi controlli, la stessa responsabilità professionale e gli stessi standard di sicurezza e tracciabilità.
Non può esistere, dunque, una differenza nella tutela del paziente determinata semplicemente da chi eroga la prestazione.
A chiudere la serie degli interventi è stato il professor Foad Aodi, che ha posto al centro il capitale umano.
Strutture e tecnologie, ha sottolineato, non producono cure senza medici, infermieri, fisioterapisti e tutti gli altri professionisti della sanità.
Il problema diventa quindi quello di riuscire ad attrarre, valorizzare e trattenere le competenze, comprese quelle dei professionisti di origine straniera.
Una sanità che vuole garantire continuità e qualità delle cure deve necessariamente investire anche nelle persone che ogni giorno rendono possibile il funzionamento del sistema.
La conferenza è stata chiusa da un’emozionata Maria Stella Giorlandino, con un intervento finale breve ma destinato a riassumere l’intero senso della giornata.
Il messaggio rivolto ai cittadini e alle istituzioni è stato quello di superare gli slogan e le contrapposizioni e riconoscere che il malato deve essere il centro di ogni scelta.
Un passaggio centrale ha riguardato gli standard di sicurezza: le strutture accreditate devono rispettare centinaia di requisiti a garanzia del paziente e, secondo Giorlandino, non possono esistere livelli differenti di tutela a seconda della struttura nella quale il cittadino viene curato.
La frase scelta da Giorlandino per concludere i lavori diventa così anche il titolo ideale della battaglia annunciata dall’U.A.P.: «UN SOLO SISTEMA. UN SOLO DIRITTO ALLA CURA»
Ed è proprio su questo messaggio che si chiude l’incontro: non una contrapposizione tra pubblico e privato, ma la richiesta di costruire un sistema nel quale tutte le risorse disponibili siano messe realmente al servizio del paziente.
TalkCity.it Redazione
