Dalla chiusura dello stato di crisi alle grandi opere di Civitavecchia, dal record delle crociere alla ZLS, dalla Hydrogen Valley alla digitalizzazione: il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro-Settentrionale traccia il bilancio del suo primo anno alla guida dei Porti di Roma e del Lazio.
Con un sorriso ed una disponibilità che lo contraddistingue e che abbiamo iniziato a riconoscere ed apprezzare, il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Lazio traccia un primo bilancio dopo circa un anno da quando è stato chiamato a ricoprire la più alta carica di Molo Vespucci.
Presidente Latrofa, un anno dopo il suo arrivo: che situazione ha trovato e cosa è cambiato?
<<Quando sono arrivato, nell’estate del 2025, ho trovato un’Autorità che aveva bisogno di essere rimessa in ordine, sia sotto il profilo organizzativo che amministrativo e operativo.
Abbiamo affrontato le criticità, ricostruito una squadra e riportato al centro programmazione e responsabilità.
Oggi abbiamo una governance definita, un nuovo Comitato di Gestione e il Segretario generale Fabrizio Urbani.
Voglio anche ringraziare Maurizio Marini, che ha garantito la continuità come Segretario generale facente funzione in una fase delicata e che oggi ha intrapreso una nuova importante esperienza professionale in Terna.>>

Se n’è parlato poco, ma uno dei risultati più significativi mi sembra sia stata la chiusura dello stato di crisi?
<<È un passaggio fondamentale. Significa aver riportato l’Ente alla normalità amministrativa e finanziaria e aver creato le condizioni per guardare al futuro.
I numeri del rendiconto 2025, con oltre 61 milioni di euro di valore della produzione, circa 16 milioni di risultato operativo e 91,8 milioni di disponibilità di cassa, confermano la solidità raggiunta.>>
E sul fronte della programmazione?
<<Abbiamo approvato il POT 2026-2028 e adottato il DPSS dopo un lungo periodo di stasi. Ora è possibile avviare concretamente il percorso verso i nuovi Piani Regolatori Portuali dei tre scali.
È fondamentale perché un porto non può vivere soltanto dell’ordinario: deve avere una visione di medio e lungo periodo.>>

Civitavecchia è al centro di una profonda trasformazione. Qual è il risultato più evidente?
<<L’Apertura a Sud è certamente uno dei passaggi fondamentali.
Insieme all’Antemurale Colombo, alla nuova viabilità e alla riorganizzazione degli spazi, consente di ridisegnare il funzionamento dello scalo e di prepararlo alla crescita futura.
Ma abbiamo lavorato anche sul rapporto con la città. La riapertura di Porta Marina rappresenta un segnale concreto di maggiore integrazione tra porto e Civitavecchia.
E abbiamo affrontato anche la mobilità interna, superando una situazione che presentava evidenti elementi di disordine, attraverso nuovi pannelli LED e un sistema dinamico di indirizzamento dei flussi.>>
Quindi possiamo dire che il porto sta diventando anche digitale?
<<Abbiamo ottenuto circa 2,75 milioni di euro per una infrastruttura DAS 4G/5G che interesserà oltre 250 mila metri quadrati.
Non è soltanto una questione di connessione: significa poter sviluppare trasmissione veloce dei dati, IoT, accessi intelligenti, sicurezza, gestione dei flussi e nuovi servizi. È la base dello Smart Port che vogliamo costruire.>>

Altro capitolo centrale è la transizione energetica, alla quale mi sembra di capire lei è molto attento?
<<Civitavecchia può diventare un vero polo energetico. Stiamo lavorando sulla Hydrogen Valley e sull’utilizzo dell’idrogeno verde, ma anche sul cold ironing, sull’elettrificazione delle banchine, sul GNL e sui nuovi combustibili.
Il primo rifornimento di GNL a una nave da crociera è stato un passaggio importante. La direzione è quella di ridurre progressivamente l’impatto ambientale delle attività portuali.>>
La ZLS può trasformare il porto in un motore industriale?
<<È uno degli obiettivi. La ZLS deve significare semplificazione, attrazione di imprese, logistica efficiente e nuovi investimenti.
Il porto non deve soltanto movimentare merci: deve produrre valore, occupazione e sviluppo industriale. Per questo sono fondamentali anche intermodalità, ferrovia e collegamenti con la rete nazionale.>>

Le crociere continuano a essere il grande punto di forza di Civitavecchia.
<<Nel 2025 abbiamo superato i 3,5 milioni di crocieristi e puntiamo verso i 4 milioni. Ma il vero obiettivo non è soltanto aumentare i passeggeri.
Dobbiamo trasformare questi numeri in ricchezza per Civitavecchia e per il Lazio, portando i crocieristi a vivere il territorio, dalla città alla Tuscia, dal litorale fino a Roma.
Contemporaneamente crescono anche i traffici commerciali: nel primo semestre 2026 abbiamo superato i 6,4 milioni di tonnellate di merci, con una crescita del 5,7%, e sono aumentati anche gli accosti.
Merci, automotive, passeggeri e crociere stanno contribuendo a rendere il sistema sempre più diversificato.>>
Ci dica anche degli altri due porti, Fiumicino e Gaeta?
<<Fiumicino rappresenta una grande prospettiva, anche per il rapporto strategico con l’aeroporto di Roma. Stiamo portando avanti anche la pianificazione del nuovo porto commerciale, con l’obiettivo di razionalizzare gli spazi e migliorare l’integrazione con la città.
Gaeta deve invece valorizzare le proprie caratteristiche: rilancio commerciale, nautica e una maggiore presenza nel segmento delle crociere boutique e luxury.
Non vogliamo tre porti in competizione, ma tre porti complementari: Civitavecchia per i grandi traffici e le grandi crociere, Fiumicino per la sua posizione strategica e Gaeta per le sue specifiche vocazioni commerciali, nautiche e turistiche.>>

Infine, ma non ultime, formazione e internazionalizzazione. Il porto guarda ai giovani?
<<Abbiamo avviato il percorso dell’Hub Formativo dei Porti di Roma e del Lazio, mettendo insieme istituzioni, imprese, compagnie e sistema ITS.
Il porto del futuro ha bisogno di competenze digitali, energetiche, logistiche e tecnologiche: dobbiamo fare in modo che i giovani del territorio possano trovare qui nuove opportunità professionali.
Parallelamente abbiamo rafforzato la presenza internazionale attraverso appuntamenti come Seatrade e MedCruise e i rapporti con le grandi compagnie.
Tutto questo richiede una forte collaborazione istituzionale: MIT, Regione Lazio, Comuni, Capitanerie di Porto, Dogane, imprese e operatori devono continuare a lavorare insieme.>>
Dopo un anno, quindi, qual è il risultato che considera più importante?
<<Direi di aver restituito al sistema una prospettiva. Abbiamo chiuso lo stato di crisi, rimesso in ordine la governance, ripreso la programmazione, sbloccato opere strategiche, migliorato mobilità e rapporto con la città, investito in digitalizzazione ed energia e consolidato traffici e crociere.
Ma questo non è un punto di arrivo. È l’inizio di una nuova fase: vogliamo costruire un sistema portuale moderno, competitivo a livello internazionale e capace soprattutto di produrre sviluppo, lavoro e ricchezza per tutto il Lazio.>>
Corrado Orfini. TalkCity.it Redazione
Per quanto riguarda i progetti in campo il Presidente Latrofa sarà ospite a TalkCity Social TV per una diretta dove potrà spiegare, passato un primo anno di risistemazione organizzativa, quale futuro spetta alla portualità del Lazio.
