Quella che un tempo era la capitale dell’artigianato e delle botteghe rionali si sta trasformando in un’immensa esposizione di souvenir in serie e minimarket aperti h24.
La preoccupazione parte da residenti e figure come Daniele Giannini, che denunciano una “omologazione commerciale” senza precedenti che sembra stia spazzando via l’identità della Città Eterna. Non si tratta solo di una percezione estetica, ma di una vera e propria emorragia economica.
I dati sono impietosi, negli ultimi 4-5 anni Roma ha perso circa 4000 imprese artigiane a causa dei costi di gestione e una concorrenza basata sulla quantità più che sulla qualità.
La sostituzione del “saper fare” con il “vendere a tutti i costi” sta trasformando quartieri storici come Prati in veri e propri “souvenirifici”. In pochi metri si trovano decine di attività identiche che vendono prodotti seriali, cancellando la peculiarità che rendeva Roma unica al mondo.
L’invasione dei minimarket non è solo una questione di degrado commerciale, ma rappresenta un problema di ordine pubblico.
La proliferazione di questi esercizi, che restano aperti fino a notte fonda, ha generato una serie di criticità documentate a partire dalla movida molesta alimentata dalla vendita di alcolici fino a notte fonda,
che inevitabilmente porta un clima di terrore per i cittadini, in particolare donne, giovani e anziani, che rientrano a casa la sera.
Fra i problemi non è certamente meno importante il degrado urbano, le strade si riempiono di bottiglie vuote nelle aiuole e lattine abbandonate sui marciapiedi, deturpando una città che dovrebbe vivere di bellezza.
“Andando di questo passo, il souvenir di Roma non sarà più il Colosseo, ma la calamita a forma di minimarket”. Per invertire la rotta e restituire decoro e sicurezza alla Capitale, le richieste avanzate sono nette e mirano a una regolamentazione ferrea a questo tipo di commercio,
bisogna innanzitutto imporre la chiusura dei minimarket per le 20, associata a un divieto assoluto di vendita di bevande alcoliche in orario notturno per disincentivare assembramenti di sbandati.
Importante è anche pensare alle botteghe storiche e alla loro salvaguardia in quanto rappresentano la memoria storica e produttiva della città.
Roma non può permettersi di diventare un parco giochi omologato per turisti mordi-e-fuggi. La sfida per l’amministrazione è chiara: scegliere tra la giungla dei minimarket o il ritorno a una città sicura, decorosa e orgogliosa delle proprie radici artigiane.
TalkCity.it Redazione