Guida chiara al voto su giudici e PM, con l’analisi dell’avvocato Fabrizio Albanese
A marzo gli elettori saranno chiamati a esprimersi sul referendum che propone la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti.
Si tratta di un tema tecnico ma centrale per l’organizzazione della giustizia italiana e per l’equilibrio tra accusa, difesa e giudice nel processo penale.
Attualmente giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine della magistratura. Pur svolgendo funzioni diverse, possono nel corso della carriera passare dalla funzione requirente a quella giudicante e viceversa, secondo limiti e regole stabilite dall’ordinamento.
Il quesito referendario riguarda la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente. In sostanza si chiede ai cittadini se rendere definitiva la distinzione tra giudici e pubblici ministeri, impedendo in futuro il passaggio da una funzione all’altra.
Se dovessero prevalere i Sì, verrebbe introdotta una separazione strutturale delle carriere, con percorsi professionali distinti fin dall’ingresso in magistratura.
Se invece dovessero prevalere i No, resterebbe in vigore l’attuale sistema, che mantiene l’unità della magistratura pur distinguendo le funzioni.
Prima di entrare nel merito delle domande,l’avvocato Fabrizio Albanese tiene a chiarire un punto fondamentale per comprendere il voto:
Il referendum sulla separazione delle carriere è un referendum confermativo previsto dall’articolo 138 della Costituzione. Questo significa che non è previsto alcun quorum di partecipazione e che il risultato sarà valido indipendentemente dal numero dei votanti.
Proprio per questo la partecipazione assume un rilievo istituzionale importante. Il referendum è infatti uno strumento di democrazia diretta attraverso cui i cittadini possono intervenire su scelte che riguardano l’organizzazione dello Stato e il funzionamento della giustizia.
Comprendere il quesito e valutare consapevolmente se e come votare fa parte del normale esercizio della vita democratica.
Partendo da questa premessa, abbiamo rivolto alcune domande all’avvocato Fabrizio Albanese per capire meglio cosa cambierebbe con questo referendum e quali sono gli aspetti più rilevanti che i cittadini sono chiamati a valutare.
Albanese, laureato in Giurisprudenza alla LUISS Guido Carli di Roma, è titolare di uno studio legale e di amministrazione nella Capitale. Svolge inoltre attività di facility manager e amministratore di condominio, occupandosi quotidianamente di questioni giuridiche e temi di attualità.
D. Avvocato Albanese, che cosa significa concretamente “separazione delle carriere” nel sistema giudiziario italiano?
R. Significa che i magistrati una volta superato il concorso di Stato dovranno decidere se esercitare la pubblica accusa ovvero appartenere alla magistratura giudicante: quindi se fare il PM oppure il Giudice. Non potranno poi cambiarsi di ruolo durante la carriera.
E’ un quesito tecnico, legato alla riforma dell’ordinamento giudiziario (che è ancora regolato da una legge del ventennio fascista), e dovrebbe essere presentato totalmente scevro da strumentalizzazioni politiche, come purtroppo invece sta avvenendo, soprattutto con una presa di posizione oggettivamente esorbitante da parte della Associazione Nazionale Magistrati.
D. Qual è oggi il rapporto tra pubblico ministero e giudice all’interno dell’ordinamento e in cosa consiste la possibilità di passaggio tra le funzioni?
R. Oggi purtroppo PM e soprattutto i GIP e i GUP sono “parenti prossimi”: i dati dicono che il 94 per cento delle richieste istruttorie (intercettazioni, custodia cautelare, etc) dei PM sono accolte dai GIP.
Il dato risulta ancora più evidente se si considera che i GUP (giudici dell’udienza preliminare, cioè coloro che dovrebbero valutare se le prove raccolte dal PM sono idonee a supportare un dibattimento e quindi valutano la necessità del rinvio a giudizio).
Questo dimostra un innegabile appiattimento della valutazione dei magistrati giudicanti sui magistrati requirenti, dato che risulta ancora più inquietante se pensiamo che solo un quinto dei rinvii a giudizio si conclude con una sentenza di condanna
D. Dal punto di vista tecnico e costituzionale, quali modifiche comporterebbe l’eventuale approvazione del referendum?
R. Nulla cambia – a differenza di ciò che viene purtroppo spesso ascoltato sui media dai sostenitori del NO – per l’indipendenza della magistratura, che si ribadisce potere indipendente ed autonomo dagli altri poteri dello stato.
Il risultato pratico è sdoppiare il CSM, prevedendo un CSM per i magistrati della pubblica accusa e un altro CSM per i magistrati giudicanti. E soprattutto la introduzione di una Alta Corte, con compiti di valutazione disciplinare dell’operato dei magistrati (sia requirenti che giudicanti).
D. Quali sono le principali argomentazioni di chi sostiene il Sì alla separazione delle carriere?
R. Chi sostiene il SI evidenzia la necessità di portare a compimento un percorso di passaggio a un vero giusto processo per i cittadini coinvolti nel processo penale, iniziato con l’introduzione del rito accusatorio nel 1989 (riforma Vassalli), rafforzando il principio del giudice davvero terzo rispetto a difesa e pubblica accusa, su un piano di parità.
D. Quali sono invece le posizioni e le preoccupazioni di chi si schiera per il No?
R. Fondamentalmente sostengono che la riforma sia una vera e propria minaccia alla indipendenza della magistratura, con la tentazione di mettere i magistrati sotto l’influenza del potere politico.
D. Al di là delle contrapposizioni politiche, quali aspetti ritiene più importanti per un cittadino che si avvicina al voto su questo tema?
R. Non è un quesito per tutti, intuitivo, ma molto tecnico. Si tratta di una riforma dell’ordinamento giudiziario che potenzia e completa il principio del giudice terzo e imparziale, aumentando un criterio meritocratico nella valutazione del loro operato.
Impedisce commistioni tra magistrati giudicanti e PM che, in caso di errori giudiziari anche gravi a danno del cittadino, vengano di fatto sempre valutati in modo benevolo.
Attualmente i procedimenti disciplinari vedono oltre il 99 per cento dei magistrati uscire con un giudizio di eccellenza, in considerazione dell’appartenenza alla stessa “corrente” politica all’interno del CSM (attualmente un vero e proprio parlamento dei magistrati) ovvero ad accordi tra correnti diverse.
Ringraziamo l’avvocato Fabrizio Albanese per aver condiviso con noi la sua analisi e il suo punto di vista su un tema così delicato e centrale per il funzionamento della giustizia italiana.
Il confronto, soprattutto quando riguarda l’organizzazione dello Stato e i diritti dei cittadini, vive proprio di idee, di argomentazioni e di voci diverse che aiutano a comprendere meglio la complessità delle scelte.
Per questo il nostro spazio resta aperto anche ad altri professionisti del diritto, magistrati, avvocati, studiosi o esperti della materia che desiderino offrire la propria lettura del quesito referendario, sia con posizioni simili sia con visioni differenti, rispondendo alle stesse domande poste in questa intervista.
Il confronto pubblico cresce quando si mettono sul tavolo idee diverse e quando ogni punto di vista contribuisce, con rispetto e senso delle istituzioni, ad aiutare i cittadini a comprendere meglio le scelte che li attendono.
Dino Tropea è scrittore e autore di tre libri: Lasciato Indietro (Armando Editore), Ombre e Luci di un Cammino (Laura Capone Editore) e Il regno sommerso di Coralyn (VJ Edizioni Milano). La sua scrittura, empatica ed evocativa, intreccia narrativa, poesia e riflessione sociale, con un’attenzione particolare ai temi della resilienza, della memoria e della speranza.
Oltre all’attività letteraria, è redattore per Mondospettacolo.com e TalkCity.it, dove racconta eventi, musica, teatro e cultura con uno stile coinvolgente e appassionato. Cura progetti editoriali come curatore letterario e conduce programmi radiofonici che danno voce a storie di rinascita, arte e impegno sociale.
Per conoscere meglio il suo percorso, leggere i suoi articoli e seguire le sue attività, è possibile visitare dinotropea.it, punto di accesso ai suoi profili social ufficiali.
Dino Tropea è scrittore e autore di tre libri: Lasciato Indietro (Armando Editore), Ombre e Luci di un Cammino (Laura Capone Editore) e Il regno sommerso di Coralyn (VJ Edizioni Milano). La sua scrittura, empatica ed evocativa, intreccia narrativa, poesia e riflessione sociale, con un’attenzione particolare ai temi della resilienza, della memoria e della speranza.
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