<<La legge 28 gennaio 1994, n. 84, che disciplina l’ordinamento portuale italiano, è tuttora pienamente vigente.
Da mesi, tuttavia, circola una bozza di riforma della legge 84/1994 che prefigura una profonda revisione della governance del sistema portuale,
fondata su una maggiore centralizzazione delle funzioni e delle risorse e sull’istituzione di una nuova società nazionale, Porti d’Italia S.p.A.
Ad oggi, però, questa riforma non è ancora approdata in Parlamento: non esiste un disegno di legge depositato né un iter parlamentare avviato. Il quadro normativo resta dunque immutato.
Nel frattempo, sul piano amministrativo, è intervenuta una decisione che ha avuto un impatto immediato sul funzionamento delle Autorità di sistema portuale.
Secondo fonti di stampa specializzata, con comunicazione del 30 dicembre 2025 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha disposto l’esercizio provvisorio dei bilanci di previsione 2026 per tutte le sedici Autorità di sistema portuale, fino al 30 aprile 2026.
La misura prevede la gestione della spesa nei limiti dei dodicesimi mensili, consentendo il pagamento delle spese obbligatorie e indifferibili, ma impedendo di fatto l’avvio di nuovi investimenti infrastrutturali e di iniziative strategiche.
A seguito delle ricostruzioni giornalistiche, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è intervenuto ufficialmente con una nota pubblicata il 9 gennaio 2026 sul proprio sito istituzionale.
Il MIT ha chiarito che non vi è alcun commissariamento, né formale né sostanziale, dei porti italiani e che l’esercizio provvisorio rappresenta esclusivamente un passaggio tecnico-amministrativo,
in linea con quanto previsto dall’ordinamento vigente e con una prassi consolidata del Dicastero, adottata in mancanza del completamento di tutti i pareri di competenza, in particolare quelli del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Secondo il Ministero, la decisione è finalizzata a garantire la continuità amministrativa degli enti e la copertura delle spese obbligatorie e indifferibili, consentendo ai porti di continuare a operare regolarmente.
Parlare di commissariamento di fatto, afferma il MIT, significa proporre una lettura errata e strumentale, tale da alimentare confusione e allarmismo ingiustificato nel settore.
Questa posizione ufficiale va registrata senza ambiguità sul piano istituzionale. Tuttavia, accanto alla qualificazione formale, resta un dato oggettivo che nessuna nota ministeriale può eludere: durante l’esercizio provvisorio le Autorità di sistema portuale non possono programmare nuovi investimenti strategici.
La gestione ai dodicesimi sospende l’avvio di nuove opere, blocca bandi e decisioni di medio-lungo periodo e riduce l’azione delle AdSP alla mera amministrazione dell’esistente.
Non si tratta di commissariamento, ma di una sospensione temporanea della capacità di programmazione strategica.
È qui che si apre il nodo politico. In una fase in cui una riforma della legge 84/1994 è annunciata ma non ancora discussa dal Parlamento e in cui la bozza di riforma prevede una forte centralizzazione della governance e delle risorse, l’esercizio provvisorio appare verosimilmente funzionale a guadagnare tempo.
Tempo per evitare che singole Autorità di sistema portuale deliberino investimenti di natura strategica, tempo per prevenire decisioni che possano mettere l’amministrazione centrale di fronte al fatto compiuto,
tempo per rendere più agevole un futuro coordinamento nazionale qualora la riforma dovesse effettivamente essere avviata.
Si tratta di una scelta formalmente legittima, ma politicamente orientata, che anticipa nei fatti una logica di accentramento non ancora sancita dal legislatore.
Per Civitavecchia, questo quadro assume un rilievo particolare. Lo scalo si conferma uno dei principali porti passeggeri e crocieristici d’Europa, ma continua a mostrare fragilità strutturali nel traffico commerciale e nella logistica delle merci.
È proprio in questa fase che sarebbero necessarie decisioni strategiche su intermodalità, integrazione con i corridoi europei, riequilibrio tra funzioni passeggeri e funzioni produttive, sviluppo della cantieristica e delle nuove filiere energetiche.
Decisioni che richiedono visione, programmazione e capacità di investimento, non una gestione meramente conservativa.
Il MIT ha chiarito che non vi è commissariamento, la legge 84/1994 resta in vigore e la riforma è ancora ferma sul piano legislativo.
Resta però una questione di fondo: è opportuno sospendere la capacità di programmazione dei porti mentre una riforma che ridisegna la governance del settore non è ancora stata discussa dal Parlamento?
Se la strategia deve essere nazionale, deve passare dal confronto parlamentare.
Se il coordinamento deve essere rafforzato, deve coinvolgere i territori, non congelarne preventivamente le scelte.
Per Civitavecchia, come per molti altri scali di media grandezza, la posta in gioco non è una polemica istituzionale, ma la possibilità di costruire sviluppo reale, sostenibile e duraturo.>>
Riceviamo e pubblichiamo