Sinistra Italiana: “Dopo l’ennesima aggressione servono servizi aperti, fondi stabili e una rete efficace contro la violenza di genere”

L’ennesimo drammatico episodio di violenza avvenuto ieri a Ladispoli, con un bambino costretto a chiamare il 112 per salvare la madre dall’aggressione del padre, dovrebbe scuotere la coscienza di tutti noi. Non può essere archiviato come un semplice fatto di cronaca.
È il segnale di una realtà che esiste anche nella nostra città e che impone risposte politiche serie, coraggiose e immediate.
Ogni volta si parla di emergenza, di tragedia sfiorata, di solidarietà e vicinanza alle vittime. Poi, però, tutto torna come prima. E la prevenzione continua a essere la grande assente.
Ci chiediamo come sia possibile ritenere sufficiente uno Sportello Antiviolenza aperto solo poche ore alla settimana.
Può davvero un presidio che rappresenta, per tante donne, la porta d’accesso alla libertà funzionare come un normale ufficio, con giorni e orari prestabiliti o una semplice casella di posta elettronica?
La violenza non segue il calendario amministrativo. Le richieste di aiuto non arrivano solo il martedì mattina o il venerdì pomeriggio.

Le operatrici e le associazioni che ogni giorno lavorano sul territorio meritano rispetto, sostegno e risorse adeguate. Sono loro, spesso con mezzi limitati, a garantire ascolto, protezione e percorsi concreti di fuoriuscita dalla violenza.
Ma non è più accettabile continuare a scaricare sulle loro spalle il peso di un sistema che avrebbe bisogno di investimenti strutturali e di una presenza molto più capillare.
L’Amministrazione comunale, la ASL Roma 4 e la Regione Lazio hanno il dovere di assumersi fino in fondo questa responsabilità. Non bastano inaugurazioni, comunicati o dichiarazioni di circostanza.
Servono finanziamenti stabili, personale qualificato, orari di apertura più estesi, una rete territoriale realmente efficiente e campagne permanenti di informazione e prevenzione.
Quante donne, nella nostra città, hanno rinunciato a chiedere aiuto perché non conoscevano l’esistenza dello Sportello Antiviolenza,
perché lo hanno trovato chiuso o perché non si sono sentite sufficientemente sostenute? È una domanda che la politica ha il dovere di porsi, senza attendere il prossimo episodio di cronaca.

La lotta alla violenza di genere non può iniziare solo quando intervengono le forze dell’ordine o quando un bambino, con uno straordinario atto di coraggio, salva la vita della propria madre. La buona politica si misura nella capacità di prevenire, non soltanto di intervenire quando il danno è già stato compiuto.
Per questo chiediamo un impegno concreto, stabile e verificabile:
L’ampliamento degli orari dello Sportello Antiviolenza; Un Centro Antiviolenza stabile, aperto almeno cinque giorni alla settimana, con reperibilità telefonica 24 ore su 24; Maggiori investimenti da parte della Regione Lazio e della ASL Roma 4; Una presenza più incisiva del Comune nelle politiche di prevenzione; Campagne permanenti di sensibilizzazione nelle scuole e nei luoghi di aggregazione; Una rete stabile e coordinata tra servizi sociali, sanità, forze dell’ordine e associazioni del territorio.
Un Centro Antiviolenza deve essere finanziato in modo continuativo, perché solo così può garantire non soltanto i servizi essenziali della rete antiviolenza,
ma anche percorsi fondamentali per l’autonomia economica delle donne, condizione indispensabile per liberarsi definitivamente da situazioni di maltrattamento.
Un centro efficiente non significa soltanto offrire colloqui individuali. Significa poter accogliere i figli delle donne vittime di violenza in spazi adeguati, organizzare attività formative,
percorsi di sostegno alla genitorialità, iniziative di educazione all’affettività e al rispetto, grazie alla professionalità di operatrici specializzate che rappresentano un presidio fondamentale per l’intera comunità.

Un Centro Antiviolenza moderno deve essere un modello multidisciplinare, capace di mettere in rete competenze sociali, psicologiche, legali, sanitarie ed educative.
Perché la violenza di genere non è un fenomeno emergenziale: è un problema strutturale. E come tale deve essere studiato, prevenuto e combattuto con strumenti permanenti, non con interventi occasionali.
La sicurezza delle donne non è una voce di bilancio da comprimere né un tema da affrontare soltanto il 25 novembre. È una priorità che riguarda ogni giorno dell’anno.
Ladispoli merita una rete di protezione più forte. Le donne meritano servizi realmente accessibili. I bambini meritano di crescere in famiglie libere dalla violenza.
Alle istituzioni diciamo una cosa semplice: dimostrate con i fatti che la tutela delle donne è davvero una priorità. Perché la prossima telefonata al 112 potrebbe non arrivare in tempo.
Un Centro Antiviolenza stabile, permanente e pienamente operativo rappresenta un passo decisivo verso una città più giusta, più sicura e più inclusiva. Non è una richiesta irrealistica: è una necessità. E come comunità abbiamo il dovere di pretenderlo.
Comunicato stampa Sinistra Italiana Ladispoli
Riceviamo e pubblichiamo.


