Jacopa Stinchelli - La voce degli Alberi
Il Comune organizza eventi senza dare voce ad associazioni e veri difensori del verde

Mentre il Comune di Roma organizza convegni dai titoli rassicuranti — “tutela del paesaggio”, “salvaguardia dell’ambiente”, “resilienza climatica” — dentro Villa Ada continuano motoseghe, mezzi pesanti e abbattimenti che cittadini, comitati e naturalisti denunciano da anni come devastazioni ambientali sistematiche.
Oggi pomeriggio, nella sala conferenze del Metropolitano Urban Center, l’amministrazione Gualtieri-Alfonsi presenterà il “caso Villa Ada” come modello di riqualificazione urbana sostenuto dal PNRR.
Ma fuori dalle brochure e dalle slide istituzionali, resta una domanda semplice: quante decine — o centinaia — di alberi, anche storici e secolari, sono stati sacrificati in nome della “rigenerazione”?
Secondo quanto denunciato pubblicamente da Jacopa Stinchelli, conosciuta come La Voce degli Alberi,

proprio nelle ore precedenti al convegno sarebbero entrati ancora una volta in azione mezzi pesanti e motoseghe “in pieno periodo di nidificazione”,
senza adeguata tutela faunistica, senza trasparenza sugli impatti ambientali e senza un censimento pubblico delle specie protette coinvolte.
Ricci, istrici, scoiattoli, avifauna: la biodiversità della villa viene evocata nei convegni ma ignorata nei cantieri.
E mentre il Comune parla di “certificazioni ambientali internazionali”, i cittadini continuano a chiedere accesso agli atti, perizie agronomiche complete, monitoraggi indipendenti e verifiche sul rispetto del Regolamento del Verde, del Codice dei Beni Culturali, della Carta di Firenze e perfino delle norme penali ambientali.
L’impressione sempre più diffusa è che il lessico della sostenibilità venga usato per giustificare operazioni invasive già decise altrove.
Tagli definiti “messa in sicurezza”. Disboscamenti ribattezzati “rigenerazione”. Compensazioni impossibili raccontate come successi ecologici. La propaganda, però, non cancella i ceppi.

Il punto non è negare che un parco storico necessiti di manutenzione o di interventi fitosanitari.
Il punto è capire se ciò che avviene a Villa Ada sia davvero tutela del patrimonio vegetale oppure una trasformazione irreversibile mascherata da modernizzazione verde finanziata dal PNRR.
Perché se la gestione è così trasparente come sostiene il Campidoglio, allora perché il contraddittorio con cittadini e associazioni ambientaliste viene sistematicamente evitato? Perché le denunce vengono liquidate come allarmismo? Perché chi documenta gli abbattimenti teme la cancellazione dei propri contenuti social?

Nel frattempo, parte della stampa romana sembra limitarsi a riprendere il racconto ufficiale dell’amministrazione, senza entrare nel merito delle contestazioni tecniche e documentali sollevate dai cittadini.
E così il rischio è che il convegno di oggi diventi davvero, come denuncia Jacopa Stinchelli, “una riscrittura orwelliana della storia”: una narrazione dove il cemento diventa resilienza, il taglio diventa cura, e la perdita di biodiversità viene raccontata come progresso.
Chi ama davvero Villa Ada non chiede immobilismo. Chiede verità, controlli indipendenti, dati pubblici e rispetto delle norme. Perché gli alberi storici non sono arredo urbano sacrificabile per esigenze di comunicazione politica.
E soprattutto perché un bosco urbano secolare non può essere gestito come un cantiere qualsiasi.
La Voce degli Alberi. TalkCity.it Redazione





