Jacopa Stinchelli: “Quando la transizione ecologica diventa una truffa cementizia”
L’abbattimento lampo dell’area verde di Reggio Emilia per fare spazio a un nuovo supermercato riapre il dibattito sulle contraddizioni delle amministrazioni locali.
Dietro la facciata dei rendering “green” si nasconde una sistematica distruzione degli ecosistemi urbani.
Il caso di Bosco Ospizio di Reggio Emilia non è più solo una ferita locale, ma il simbolo di un corto circuito nazionale che mette a nudo le ipocrisie del cosiddetto ecologismo istituzionale.

In pochissime ore, un intero bosco urbano, nato spontaneamente e cresciuto gratuitamente offrendo servizi ecosistemici alla comunità, è stato rasato al suolo. L’obiettivo? Fare spazio al sessantaquattresimo supermercato della zona.
Il blitz, scattato con un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine per sgomberare il presidio dei cittadini, ha assunto i contorni di una vera e propria strategia di forza.
Ciò che indigna maggiormente l’opinione pubblica e i comitati locali è la fretta: l’intervento è stato consumato a fatto compiuto, senza attendere nemmeno i due giorni necessari per la pronuncia del Consiglio di Stato e violando, secondo le associazioni, le tutele della Nature Restoration Law europea.

La vicenda solleva un velo su quella che molti attivisti definiscono la “truffa del green”. Siamo immersi in una narrazione virtuale alimentata da slogan confezionati su misura dagli uffici stampa delle amministrazioni comunali.
Da Roma a Milano, passando per Bologna, Firenze e la stessa Reggio Emilia, si registra una tendenza bipartisan – particolarmente evidente nelle giunte di centrosinistra – a sbandierare progetti di riforestazione artificiale su carta, mentre nella realtà si autorizza il cemento su alberi già esistenti e sani.
Mentre l’area progressista ha storicamente cavalcato l’onda della transizione ecologica istituzionale, le azioni sul campo dimostrano una preoccupante continuità con le logiche del puro profitto.

Se una parte della politica nega i cambiamenti climatici, l’altra rischia di accelerarli coprendo le speculazioni edilizie dietro la facciata di rendering accattivanti.
Di fronte alla crisi climatica ed energetica attuale, ai cittadini vengono chiesti sacrifici quotidiani, mentre i grandi gruppi economici ottengono vie preferenziali a scapito del patrimonio naturale comune.
Per i movimenti civici, come il CURAA (Cittadini Uniti Roma Alberi Abitanti), è tempo di superare le vecchie categorie ideologiche di “destra” e “sinistra”.
La battaglia in difesa del territorio richiede oggi la fine di ogni ingenuità e la costruzione di un fronte comune transpartitico.
La sfida si sposta ora sul piano nazionale: costringere la politica e i media a prendere una posizione netta, smascherando le ipocrisie del greenwashing per difendere ciò che resta del nostro ecosistema urbano.
Jacopa Stinchelli. La voce degli alberi

