Una storia di dolore, speranza e profonda spiritualità. Dalla diagnosi di un tumore con metastasi alla sorprendente risposta alle cure. E quella preghiera a Mamma Natuzza che, per Guerrino, ha cambiato tutto.
Ci sono storie che si ascoltano con il cuore prima ancora che con le orecchie. Quella del mio amico Guerrino è una di queste.
Una testimonianza che commuove, perché racconta la sofferenza di un uomo, l’amore della sua famiglia e una fede capace di resistere anche davanti alla prospettiva della morte.
Tutto comincia con dolori lancinanti alla schiena, inizialmente attribuiti a un’ernia.
Poi le gambe che improvvisamente si bloccano, l’impossibilità di camminare, gli esami e infine la diagnosi terribile: un tumore alla colonna vertebrale, con metastasi.

Guerrino soffre, i familiari cercano disperatamente un ospedale, ma i tempi di attesa sembrano incompatibili con le sue condizioni.
È allora che accade qualcosa che lui stesso considera straordinario.
Guerrino era stato molto vicino a Mamma Natuzza Evolo, la mistica calabrese, e custodiva gelosamente un fazzoletto con il suo sangue. Un giorno, ormai stremato, si inginocchia davanti al piccolo altarino di casa, stringe quella reliquia e prega:
«Gesù, trovami un ospedale, trovami un dottore, perché non ce la faccio più».

Pochi minuti dopo incontra casualmente l’amico Marco. Una telefonata e si aprono le porte del Policlinico Gemelli. I professori Albanese e Gentileschi lo visitano e decidono di intervenire immediatamente.
Guerrino entra in sala operatoria praticamente paralizzato. Il tumore comprime gravemente il midollo spinale. Eppure, il giorno successivo, accade l’inatteso: riesce a muovere le gambe e poco dopo torna a camminare.
Ma la battaglia non è finita. Arriva un’altra notizia devastante: metastasi anche al cervello. La famiglia piange, Guerrino invece trova la forza di rassicurare tutti.
«Non piangete. Vedrete che la Madonna cambierà le carte in tavola».

Al successivo controllo, le metastasi cerebrali non risultano più visibili. Poi la chemioterapia, durissima, e infine una PET-TAC che porta la notizia tanto attesa: dagli esami non emergono più evidenze della malattia.
Guerrino non dimentica i medici, l’intervento chirurgico e l’efficacia delle terapie. Ma è convinto che in questa storia ci sia anche qualcosa di più grande.
«Io considero tutto questo una grande grazia del Signore. La fede mi ha dato la forza di affrontare ogni momento senza paura».

C’è un episodio, tra tutti, che racconta meglio di qualsiasi parola la grandezza del suo cuore. Al Gemelli, mentre attendeva di conoscere il proprio destino, Guerrino incontrò un bambino gravemente malato, senza capelli. Lo guardò e, dentro di sé, rivolse a Dio una preghiera struggente:
«Signore, porta via me, ma salva questa creatura».
Forse è proprio qui il significato più profondo di questa testimonianza. Non soltanto la gioia di un uomo che ha ritrovato la salute, ma la capacità, persino nel momento più buio, di pensare alla sofferenza degli altri.
Oggi Guerino sorride e dice di sentirsi «pulito come l’acqua santa».
E ascoltandolo raccontare la sua storia, con gli occhi pieni di gratitudine, viene spontaneo pensare che, al di là di ogni interpretazione religiosa, la speranza, l’amore e la fede possano rappresentare una forza immensa anche quando tutto sembra perduto.
Corrado Orfini
