Soccorse altre 72 persone nel Mediterraneo, ma la ong contesta la distanza di 900 chilometri da Civitavecchia e chiede un porto più vicino

La nave umanitaria Sea-Watch 5 ha portato a termine una terza operazione di salvataggio nel Mediterraneo, soccorrendo altre 72 persone nei pressi di una piattaforma petrolifera. A bordo si trovano ora 151 migranti.
Secondo quanto riferito dalla ong tedesca, l’intervento sarebbe stato preceduto da un episodio di tensione: il team di soccorso sarebbe stato avvicinato e minacciato da un’imbarcazione che si presentava come appartenente alla «marina libica».
Per lo sbarco delle persone soccorse, le autorità italiane hanno assegnato Civitavecchia come porto sicuro. Una decisione contestata da Sea-Watch, che sottolinea come lo scalo si trovi a circa 900 chilometri dal luogo del soccorso, con una traversata stimata in circa tre giorni di navigazione.

La ong denuncia i tempi prolungati per raggiungere il porto assegnato e chiede alle autorità italiane di individuare uno scalo più vicino, così da consentire uno sbarco più rapido delle persone a bordo.
«Le autorità italiane utilizzano intenzionalmente la distanza come arma per impedire il salvataggio delle persone», afferma Sea-Watch, che ribadisce la richiesta di un porto più vicino.
La Sea-Watch 5 resta quindi al centro della polemica sulla gestione degli sbarchi e sull’assegnazione dei porti sicuri alle navi umanitarie impegnate nelle operazioni di soccorso nel Mediterraneo.
TalkCity.it Redazione
