
Cerveteri denuncia tagli alle linee e chiede un incontro urgente alla Regione Lazio per salvare i collegamenti essenziali.
Il 2026 si è aperto con una svolta che riguarda tutti i cittadini del Lazio: dal 1° gennaio, il trasporto pubblico locale non è più gestito dai Comuni, ma passa sotto il controllo diretto della Regione Lazio, affidato alla società Astral.
Il territorio è stato suddiviso in 11 bacini territoriali, chiamati Unità di Rete, all’interno dei quali dovrebbero essere organizzati in modo omogeneo autobus, treni e metropolitane.
L’obiettivo dichiarato è semplificare la mobilità, anche attraverso un biglietto unico integrato.

Ma l’attuazione della riforma sta già creando forti disagi in alcuni bacini dove il nuovo modello è partito in anticipo.
Nei territori della Valle del Sacco e della Valle dell’Aniene, i cittadini si sono ritrovati senza collegamenti essenziali da un giorno all’altro.
Scuole, ospedali e luoghi di lavoro sono diventati improvvisamente irraggiungibili, con pesanti conseguenze soprattutto per studenti, pendolari e anziani.

Cerveteri, che rientra nel Bacino 1 – Tirreno Nord, teme ora di dover affrontare gli stessi problemi. A denunciarlo è la sindaca Elena Gubetti, che lancia un appello urgente alla Regione Lazio e ai colleghi sindaci del comprensorio.
«Abbiamo segnalato per tempo criticità gravi – dichiara Gubetti –. Se non verranno corretti gli errori progettuali, rischiamo di perdere i collegamenti verso Valcanneto, Sasso, la Necropoli e l’ospedale Bambin Gesù. Parliamo di servizi fondamentali per la vita quotidiana dei cittadini.»
La sindaca sottolinea che i Comuni avevano inviato osservazioni già tre anni fa, quando la Regione cominciò a delineare la nuova rete. Erano stati promessi tavoli di confronto, che però non si sono mai realmente attivati.
«Ho incontrato personalmente l’Assessore regionale e scritto al Presidente Rocca – continua Gubetti – ma il problema non è mai stato affrontato in modo complessivo. Temiamo che la riforma venga imposta senza ascoltare i territori.»

Oltre a Cerveteri, il nuovo assetto coinvolge centinaia di Comuni del Lazio, tra cui Civitavecchia, Tivoli, Guidonia, e molti altri distribuiti nei bacini del litorale, dell’entroterra e della Tuscia. Se non ci sarà un cambio di metodo, anche queste realtà rischiano tagli simili.
La mobilità non è un dettaglio tecnico: è un diritto sociale. Perdere i collegamenti locali vuol dire compromettere l’accesso all’istruzione, alla sanità e al lavoro. Le conseguenze colpirebbero le fasce più fragili della popolazione, acuendo le disuguaglianze.
Cerveteri chiede un approccio diverso: ascolto, gradualità e pianificazione condivisa. Solo così la riforma potrà migliorare davvero il sistema. In caso contrario, rischia di trasformarsi in un grave danno per le comunità locali.

Dino Tropea TalkCity.it Cerveteri




