Carburanti alle stelle, Bruxelles avverte: meno auto, meno voli e più smart working. Il governo valuta nuove misure sulle accise

Corsi e ricorsi storici. L’Europa si ritrova ancora una volta davanti a uno scenario di emergenza, stavolta non sanitaria ma energetica.
Sul tavolo c’è il rischio concreto di una austerity sui carburanti, con possibili limitazioni agli spostamenti e ai consumi.
A lanciare l’allarme è il commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen, che in una lettera ai 27 Paesi membri invita a prepararsi a possibili interruzioni prolungate del commercio energetico internazionale.
Dalla Commissione europea arriva un messaggio chiaro: ridurre i consumi è ormai una necessità.

Bruxelles invita gli Stati a promuovere misure volontarie sul lato della domanda, in particolare nel settore dei trasporti:
- Limitare l’uso delle auto private
- Ridurre i voli non necessari
- Incrementare lo smart working
- Favorire il trasporto pubblico e il car sharing
- Ridurre i limiti di velocità
- Promuovere una guida più efficiente
Un pacchetto di interventi che richiama da vicino il decalogo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia.
E il messaggio è ancora più netto:
“Anche se domani tornasse la pace, non torneremo comunque alla normalità nel prossimo futuro”.
Il contesto è quello di una crisi già in atto. Il petrolio Brent è salito del +59% dal 28 febbraio, segnando un record storico di crescita mensile.
In Italia i prezzi sono già alle stelle, con Bolzano e Trento maglia nera per il diesel più caro.

Sul fronte interno, il nodo principale resta quello delle accise. Il taglio attuale scade il 7 aprile e il governo è chiamato a decidere se prorogarlo o introdurre nuovi aiuti nel prossimo Consiglio dei ministri.
Una scelta delicata, tra la pressione dei cittadini e i vincoli economici.
Il quadro complessivo richiama scenari già vissuti: meno mobilità, più lavoro da casa, cambiamenti nelle abitudini quotidiane.
Non è un lockdown sanitario, ma un possibile lockdown energetico, dettato da una crisi globale che potrebbe durare a lungo.
La sensazione è chiara: l’Europa si prepara a cambiare ancora. E questa volta, potrebbe non essere una scelta.
TalkCity.it Redazione
