Con l’introduzione autonoma del reato di femminicidio nel codice penale, il legislatore ha riconosciuto una fattispecie specifica, distinta dall’omicidio comune, che richiede una lettura giuridica più articolata del contesto, del movente e della relazione tra vittima e autore.
Il procedimento penale per la morte di Federica Torzullo potrebbe rientrare tra i primi processi chiamati a confrontarsi con questa nuova norma, aprendo una fase delicata anche sotto il profilo interpretativo.
Per comprendere cosa cambia davvero sul piano giuridico, quali saranno i nodi probatori e quali tempi può avere un processo fondato su una fattispecie ancora in fase di assestamento, abbiamo interpellato l’avvocata Luana Sciamanna, esperta di diritto penale, che ringraziamo per la disponibilità e la collaborazione nell’analisi di un tema complesso e di forte rilevanza pubblica.
Risposta – Avv. Luana Sciamanna:
Il nuovo reato di femminicidio introduce, per la prima volta, una fattispecie autonoma che riconosce la specificità della violenza esercitata contro una donna in quanto donna. Significa che non si tratta più soltanto di un “omicidio aggravato”, ma di un crimine con un proprio disvalore sociale e giuridico, che tiene conto del contesto di discriminazione, di dominio e di controllo che precede spesso l’evento finale. È un passo importante nel riconoscimento del carattere strutturale della violenza di genere.
Risposta – Avv. Luana Sciamanna:
Nell’omicidio aggravato, la motivazione legata alla relazione con la vittima fungeva da circostanza che aumentava la pena. Con la nuova norma, invece, siamo davanti a un reato autonomo: non serve più “aggiungere” un’aggravante, perché la finalità di genere è il cuore della condotta tipica. Il legislatore, in questo modo, riconosce che uccidere una donna per ragioni legate al suo ruolo o alla sua libertà personale è un fenomeno distinto rispetto ad altri tipi di omicidio.
Risposta – Avv. Luana Sciamanna:
Sarà necessario dimostrare non solo il nesso causale materiale, ma anche quello relazionale e legato al movente. Dovrà emergere che l’omicidio è stato commesso nell’ambito di una relazione in cui la vittima era bersaglio di una violenza di natura di genere — fisica, psicologica, economica o morale. La qualificazione di femminicidio si fonda dunque su prove che riguardano la relazione pregressa, il controllo, la dipendenza o la volontà di annientamento della libertà femminile.
Risposta – Avv. Luana Sciamanna:
Assolutamente sì. Il movente è parte integrante dell’impianto probatorio: non basta che la vittima sia una donna, ma occorre che l’azione letale sia maturata in un contesto di disparità di potere o di sopraffazione. È una dimensione psicologica e culturale del fatto che la norma vuole portare all’interno del perimetro giuridico.
Risposta – Avv. Luana Sciamanna:
Un iter lineare prevede che le indagini preliminari indaghino non solo sull’azione omicidiaria ma anche sulla qualità e tipologia della relazione. Poi avremo il processo innanzi alla Corte d’Assise. Saranno centrali l’ascolto dei testimoni, le perizie e la valutazione del contesto relazionale. È possibile che i tempi siano più lunghi del consueto perché si tratta di un reato “nuovo” che richiederà interpretazioni e assestamenti applicativi.
Risposta – Avv. Luana Sciamanna:
Per l’accusa, il nodo sarà dimostrare che l’omicidio è stato determinato da una logica di dominio di genere, non da motivazioni episodiche o personali. Per la difesa, invece, la sfida sarà distinguere il movente individuale da quello strutturale, cercando di ridimensionare la portata “di genere” della condotta. È una linea sottile, che richiede competenze giuridiche e culturali molto raffinate.
Risposta – Avv. Luana Sciamanna:
Sì, è realistico. Ogni nuova fattispecie comporta un periodo di rodaggio interpretativo. Le prime pronunce saranno determinanti per creare un orientamento giurisprudenziale stabile. In particolare, sarà importante definire con chiarezza cosa si intende per “motivazione di genere” e come questa possa essere provata senza rischiare derive soggettive.
Risposta – Avv. Luana Sciamanna:
In linea teorica potrebbe accadere, ma non credo accada in questo caso, dove abbiamo già avuto una modifica dell’imputazione da omicidio a femminicidio, segno che la Procura competente ha in mano criteri coerenti e resistenti a interpretazioni arbitrarie.
Risposta – Avv. Luana Sciamanna:
Peseranno moltissimo. Le consulenze e le perizie avranno il compito di ricostruire il contesto relazionale in cui è maturato il femminicidio, ma anche le modalità di esecuzione dell’aggressione da parte dell’indagato, nonché eventuali aspetti che attengano alla premeditazione e all’occultamento del cadavere.
Risposta – Avv. Luana Sciamanna:
È importante capire che la giustizia non è fatta per rispondere all’emotività del momento. Un processo serio richiede tempo, analisi, contraddittorio e rispetto delle garanzie di tutti. La lentezza non è sinonimo di inefficacia, ma di rigore.
Risposta – Avv. Luana Sciamanna:
Credo che da un processo penale non possa che aspettarsi giustizia.
Se il procedimento seguirà un percorso lineare, non ci saranno scorciatoie né risposte immediate.
Il nuovo reato di femminicidio impone un surplus di rigore, perché ogni elemento — dalla relazione pregressa al movente — dovrà essere dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio.
Per la collettività, comprendere i tempi e i passaggi della giustizia significa difendere il valore stesso del processo, evitando che il silenzio venga riempito da semplificazioni o pregiudizi.
Dino Tropea TalkCity.it Anguillara Sabazia
Author
Dino Tropea è scrittore e autore di tre libri: Lasciato Indietro (Armando Editore), Ombre e Luci di un Cammino (Laura Capone Editore) e Il regno sommerso di Coralyn (VJ Edizioni Milano). La sua scrittura, empatica ed evocativa, intreccia narrativa, poesia e riflessione sociale, con un’attenzione particolare ai temi della resilienza, della memoria e della speranza. Oltre all’attività letteraria, è redattore per Mondospettacolo.com e TalkCity.it, dove racconta eventi, musica, teatro e cultura con uno stile coinvolgente e appassionato. Cura progetti editoriali come curatore letterario e conduce programmi radiofonici che danno voce a storie di rinascita, arte e impegno sociale. Per conoscere meglio il suo percorso, leggere i suoi articoli e seguire le sue attività, è possibile visitare dinotropea.it, punto di accesso ai suoi profili social ufficiali.
Dino Tropea è scrittore e autore di tre libri: Lasciato Indietro (Armando Editore), Ombre e Luci di un Cammino (Laura Capone Editore) e Il regno sommerso di Coralyn (VJ Edizioni Milano). La sua scrittura, empatica ed evocativa, intreccia narrativa, poesia e riflessione sociale, con un’attenzione particolare ai temi della resilienza, della memoria e della speranza.
Oltre all’attività letteraria, è redattore per Mondospettacolo.com e TalkCity.it, dove racconta eventi, musica, teatro e cultura con uno stile coinvolgente e appassionato. Cura progetti editoriali come curatore letterario e conduce programmi radiofonici che danno voce a storie di rinascita, arte e impegno sociale.
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