Porti d’Italia Spa, ruolo delle Autorità di Sistema Portuale, concessioni e investimenti: il confronto parlamentare tocca alcuni dei nodi più delicati per imprese e lavoratori degli scali
La riforma della governance portuale torna al centro del confronto politico e istituzionale e, per gli operatori del settore, il passaggio parlamentare assume un interesse particolare.
Al centro c’è infatti il nuovo equilibrio tra Porti d’Italia Spa, Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, Autorità di Sistema Portuale e territori, con possibili ricadute sulla programmazione degli investimenti e sulla gestione degli scali.
Il Partito Democratico presenta oggi alla Camera i propri emendamenti al disegno di legge sulla riforma, contestando in particolare l’impostazione del nuovo modello di governance.

La conferenza stampa è prevista alle 16 nella Sala stampa della Camera, con la partecipazione, tra gli altri, di Antonio Misiani, Valentina Ghio, Anthony Barbagallo e Ouidad Bakkali.
La questione non riguarda però soltanto lo scontro tra maggioranza e opposizione.
Anche all’interno della maggioranza sono stati presentati emendamenti che intervengono su alcuni aspetti centrali della riforma. È quindi possibile che il testo possa subire modifiche durante l’iter parlamentare.
Il progetto del Governo prevede la costituzione di Porti d’Italia Spa, società pubblica partecipata dal Ministero dell’Economia e vigilata dal MIT, con funzioni di regia nazionale e competenze sulle grandi opere e sugli investimenti strategici.

Le 16 Autorità di Sistema Portuale, secondo l’impostazione illustrata dal Governo, manterrebbero la gestione territoriale degli scali, la manutenzione ordinaria e il rilascio delle concessioni.
È proprio questa ripartizione delle competenze uno dei punti che interessa maggiormente gli operatori portuali.
La domanda è concreta: chi deciderà le priorità di investimento di un porto? Quale sarà il margine di autonomia delle singole AdSP? E come verranno coordinate le esigenze nazionali con quelle delle imprese e dei territori?
Sono interrogativi particolarmente rilevanti per gli scali che stanno programmando infrastrutture, nuovi collegamenti ferroviari e stradali, dragaggi, interventi sulla logistica e ampliamenti delle aree operative.

Un altro capitolo da seguire con attenzione riguarda le concessioni portuali.
La riforma si inserisce infatti in un quadro nel quale l’Europa chiede maggiore chiarezza e competitività nelle procedure di assegnazione, nella durata delle concessioni, nei controlli e nei canoni.
Per terminalisti, imprese portuali e investitori si tratta di aspetti essenziali: la stabilità delle concessioni rappresenta infatti una delle condizioni attraverso cui vengono valutati investimenti, occupazione e capacità di sviluppo degli impianti.

È questo il principale terreno del confronto.
Il Governo sostiene che una regia nazionale possa consentire di superare la frammentazione e accelerare le grandi opere, i dragaggi e la pianificazione, lasciando alle AdSP le funzioni territoriali.
Dall’altra parte, diverse realtà istituzionali e rappresentanze del settore hanno evidenziato il tema del possibile accentramento delle competenze.
In Friuli Venezia Giulia, ad esempio, il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una mozione che chiede di evitare che Porti d’Italia Spa acquisisca funzioni oggi attribuite alle Autorità di Sistema Portuale.
Anche Assiterminal ha segnalato il rischio di sovrapposizioni di competenze tra il nuovo soggetto e le funzioni già attribuite a MIT, AdSP e Autorità di Regolazione dei Trasporti.

Al di là delle contrapposizioni politiche, la riforma potrebbe incidere su questioni quotidiane per il sistema portuale: tempi delle opere, disponibilità delle infrastrutture, programmazione degli investimenti, concessioni, rapporti con le Autorità portuali e capacità dei singoli scali di rispondere alle esigenze delle imprese.
Per questo, più che la contrapposizione tra favorevoli e contrari, sarà importante seguire come cambierà effettivamente il testo durante l’esame parlamentare e quali competenze resteranno alle AdSP e quali verranno attribuite a Porti d’Italia Spa.
Per gli operatori di Civitavecchia e degli altri porti italiani, dunque, il passaggio parlamentare delle prossime settimane sarà da seguire con particolare attenzione: la nuova governance potrebbe ridisegnare il rapporto tra centro e territori e, di conseguenza, anche il modo in cui verranno programmati gli investimenti e lo sviluppo dei singoli scali.
TalkCity.it Redazione




